Pressione alta e insufficienza renale: un nuovo farmaco riduce anche i danni ai reni
Un nuovo farmaco sperimentale potrebbe cambiare il trattamento di una delle combinazioni cliniche più pericolose e diffuse: ipertensione non controllata e malattia renale cronica. Il medicinale si chiama Baxdrostat e i risultati del nuovo studio clinico pubblicato sul Journal of the American Society of Nephrology mostrano una doppia azione: abbassa la pressione arteriosa e riduce in modo marcato i segnali di danno ai reni.
Il dato più rilevante riguarda pazienti ad altissimo rischio, già in terapia standard ma con pressione ancora fuori controllo e insufficienza renale cronica avanzata. In questo gruppo, Baxdrostat ha ridotto la pressione sistolica più del placebo e ha abbassato del 55% l’albumina nelle urine, uno dei principali indicatori di rischio cardiovascolare e progressione del danno renale.
Indice dell'articolo
- 1 Perché ipertensione e insufficienza renale sono così pericolose insieme
- 2 Come funziona Baxdrostat
- 3 Lo studio: quasi 200 pazienti ad alto rischio
- 4 I risultati dopo 26 settimane
- 5 Gli effetti collaterali osservati
- 6 Perché questo studio è considerato importante
- 7 I nuovi studi di fase 3 rafforzano le aspettative
- 8 La nuova frontiera: proteggere davvero i reni
Perché ipertensione e insufficienza renale sono così pericolose insieme
Pressione alta e malattia renale cronica si alimentano reciprocamente. Quando la pressione resta elevata, il danno ai reni peggiora. Quando i reni iniziano a funzionare meno, la pressione tende a salire ancora di più.
Nel tempo questo circolo vizioso aumenta il rischio di:
- infarto
- ictus
- scompenso cardiaco
- insufficienza renale terminale
Secondo i ricercatori, Baxdrostat potrebbe interrompere proprio questo meccanismo.
Come funziona Baxdrostat
Il farmaco agisce bloccando la produzione di aldosterone, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che regola acqua e sodio nell’organismo.
Quando l’aldosterone è troppo elevato:
- il corpo trattiene sodio
- aumenta la ritenzione di liquidi
- cresce la pressione arteriosa
- si favorisce il danno ai vasi sanguigni
- aumenta la fibrosi renale
Baxdrostat appartiene alla classe degli “inibitori dell’aldosterone sintasi”, farmaci progettati proprio per ridurre la produzione dell’ormone.
Attualmente il medicinale non è ancora approvato dalla FDA statunitense.
Lo studio: quasi 200 pazienti ad alto rischio
La sperimentazione di fase 2 ha coinvolto 195 persone con:
- malattia renale cronica
- ipertensione non controllata
- elevato rischio futuro di insufficienza renale
I partecipanti assumevano già farmaci standard come ACE-inibitori o ARB, ma nonostante questo avevano una pressione sistolica media di 151 mmHg.
Anche i valori renali erano fortemente alterati:
- albumina urinaria media: 714 mg/g
- eGFR medio: 44 mL/min/1.73
Valori persistenti inferiori a 60 indicano già malattia renale cronica.
L’80% dei pazienti aveva anche diabete di tipo 2.
I risultati dopo 26 settimane
Dopo sei mesi di trattamento:
- la pressione sistolica si è ridotta di 8,1 mmHg in più rispetto al placebo
- l’albumina urinaria è diminuita del 55%
- i benefici renali sono risultati comparabili a quelli dei farmaci che rallentano la progressione della nefropatia
Jamie P. Dwyer, nefrologo della University of Utah Health e autore principale dello studio, ha spiegato:
“Questi risultati sono incoraggianti per le persone che convivono con malattia renale cronica e ipertensione, due condizioni che spesso procedono insieme creando un ciclo pericoloso”.
E ancora:
“La riduzione dell’albumina urinaria ci dà speranza che Baxdrostat possa anche aiutare a ritardare il danno renale. Questo potenziale viene ora testato in due grandi studi di fase 3”.
Gli effetti collaterali osservati
Il principale effetto indesiderato registrato è stato l’aumento del potassio nel sangue, problema noto nei farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina-aldosterone.
L’iperkaliemia si è verificata:
- nel 41% dei pazienti trattati con Baxdrostat
- nel 5% dei pazienti trattati con placebo
La maggior parte dei casi è stata classificata come lieve o moderata.
Non si sono verificati decessi né eventi avversi inattesi.
Gli eventi avversi gravi sono stati:
- 9% nel gruppo Baxdrostat
- 3% nel gruppo placebo
Perché questo studio è considerato importante
Secondo Jordana B. Cohen della University of Pennsylvania, i dati sono particolarmente significativi perché i pazienti con insufficienza renale cronica spesso vengono esclusi dalle sperimentazioni cliniche.
“Questi nuovi risultati sono rassicuranti perché mostrano che questa nuova classe di farmaci antipertensivi potrebbe offrire benefici sia renali che cardiovascolari”.
Cohen definisce questa categoria di medicinali “potenzialmente rivoluzionaria” nella gestione dell’ipertensione nei pazienti nefropatici.
I nuovi studi di fase 3 rafforzano le aspettative
Dopo i dati pubblicati nel 2025, ulteriori studi clinici hanno rafforzato l’interesse su Baxdrostat.
Nel trial di fase 3 BaxHTN, pubblicato sul New England Journal of Medicine:
- la dose da 2 mg ha ridotto la pressione sistolica di 15,7 mmHg
- la differenza rispetto al placebo è stata di 9,8 mmHg dopo 12 settimane
Nel successivo studio Bax24:
- la pressione sistolica nelle 24 ore si è ridotta di 14 mmHg rispetto al placebo
- la pressione notturna è diminuita di 13,9 mmHg
AstraZeneca ha già comunicato i risultati alle autorità regolatorie.
La nuova frontiera: proteggere davvero i reni
Gli studi più recenti stanno cercando di capire se Baxdrostat possa fare qualcosa di ancora più importante: rallentare concretamente l’insufficienza renale.
Il farmaco è ora testato insieme a dapagliflozin in grandi studi internazionali che valutano:
- progressione della malattia renale
- calo persistente dell’eGFR
- insufficienza renale terminale
- eventi cardiovascolari
- scompenso cardiaco
- mortalità cardiovascolare
Per i ricercatori la domanda centrale è diventata una sola: abbassare l’aldosterone può davvero proteggere cuore e reni nel lungo periodo?
Le prime risposte sembrano andare in questa direzione.
Fonte: SciTechDaily.
⚕️ Nota editoriale
I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.