Vaccino contro l’hantavirus: a che punto è la ricerca dopo 30 anni di studi
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La ricerca di un vaccino contro gli hantavirus è iniziata almeno trent’anni fa. Oggi, con il focolaio della nave da crociera MV Hondius che ha riportato il ceppo Andes all’attenzione internazionale, quella ricerca è tornata sotto i riflettori. Il virologo Jay Hooper, dell’Istituto per la ricerca sulle malattie infettive dell’esercito degli Stati Uniti a Frederick, nel Maryland, ha fatto il punto alla rivista Nature l’8 maggio 2026: esiste già un candidato vaccino contro il ceppo Andes che ha superato la sperimentazione clinica di fase 1. Ma mancano i finanziamenti per andare avanti.
Indice dell'articolo
- 1 Il vaccino a DNA: cos’è e a che punto è arrivato
- 2 Il problema della fase 3: dove condurla?
- 3 La tecnologia mRNA: la lezione del Covid
- 4 Le mucche geneticamente modificate e gli anticorpi umani
- 5 “Come spingere un masso su per una collina”: il problema dei finanziamenti
- 6 Cosa significa tutto questo per chi si chiede “c’è un vaccino?”
Il vaccino a DNA: cos’è e a che punto è arrivato
Il candidato più avanzato è un vaccino a DNA. Hooper, che ha iniziato le proprie ricerche negli anni Ottanta, circa un decennio dopo la scoperta degli hantavirus, spiega a Nature i risultati ottenuti: “Il vaccino a DNA contro il ceppo Andes induce anticorpi neutralizzanti, importanti per la protezione, quindi sembra promettente”.
Il problema pratico è nella posologia: “Tuttavia, richiede almeno tre dosi, una dose iniziale più due richiami, anziché una singola iniezione o un semplice schema dose-richiamo”.
Tre dosi rendono il programma vaccinale più complesso da somministrare rispetto a vaccini a singola dose, soprattutto in contesti rurali remoti come quelli sudamericani dove il ceppo Andes è endemico.
La sperimentazione di fase 1, quella condotta su un piccolo numero di persone per verificare la sicurezza del prodotto, è già stata completata. Non esistono però dati pubblici su una fase 2 o fase 3.
Il problema della fase 3: dove condurla?
Superare la fase 1 non significa avere un vaccino pronto. La fase 3, quella che misura l’efficacia su larga scala, richiede di reclutare migliaia di persone in zone dove la malattia è sufficientemente diffusa da produrre dati statisticamente significativi. Per l’hantavirus Andes questo è un ostacolo strutturale.
Hooper lo spiega con chiarezza: “I casi di virus Andes finora rilevati negli esseri umani sono rari e geograficamente sparsi. Non esiste una regione specifica in cui condurre un classico studio di fase 3 sull’efficacia del vaccino. Pertanto, per soddisfare i requisiti per l’autorizzazione all’immissione in commercio, sono necessari approcci di tipo diverso”.
| Fase di sviluppo | Stato attuale (vaccino a DNA, ceppo Andes) |
|---|---|
| Preclinica (animali) | Completata |
| Fase 1 (sicurezza, piccoli gruppi) | Completata |
| Fase 2 (dosaggio, efficacia preliminare) | Non completata |
| Fase 3 (efficacia su larga scala) | Non avviata |
| Autorizzazione all’uso clinico | Non ottenuta |
Fonte: Jay Hooper, Nature, 8 maggio 2026.
La tecnologia mRNA: la lezione del Covid
Hooper indica nella piattaforma mRNA la via più promettente per accelerare lo sviluppo. “Quanto è stato fatto sui vaccini a base di acidi nucleici è facilmente applicabile alle piattaforme a mRNA. Il Covid-19 ha dimostrato la rapidità con cui si possono sviluppare i vaccini con questa tecnica”.
Attualmente la ricerca prosegue su un fronte diverso da quello vaccinale classico: Hooper e il suo team stanno lavorando sugli anticorpi prelevati dalle persone vaccinate. “Li stiamo testando come vaccino utilizzando il criceto come modello della malattia umana”. Si tratta di un approccio sperimentale ancora nella fase animale.
Le mucche geneticamente modificate e gli anticorpi umani
Un secondo filone di ricerca riguarda terapie basate su anticorpi umani fatti produrre da mucche geneticamente modificate. Un primo prototipo di questo tipo è stato sperimentato su animali e ha dimostrato di poter offrire protezione contro più ceppi di hantavirus contemporaneamente, non solo contro il ceppo Andes. La ricerca è però ferma alla fase preclinica: non è ancora entrata nella fase 1 di sperimentazione sugli esseri umani.
“Come spingere un masso su per una collina”: il problema dei finanziamenti
Il nodo principale che rallenta tutto è economico, non scientifico. Hooper non nasconde la frustrazione: “Finora non c’è stato un particolare interesse a finanziare la ricerca su questi vaccini. Manca una forte spinta esterna, e quindi i progressi sono più lenti di quanto potrebbero essere. È frustrante, come spingere un masso su per una collina per anni”.
La logica del mercato farmaceutico tende a concentrare gli investimenti su malattie con un bacino di pazienti ampio e geograficamente concentrato. L’hantavirus Andes colpisce poche centinaia di persone l’anno, in aree rurali di Argentina e Cile. Il ritorno economico per uno sviluppatore privato è scarso. Il risultato è che dopo trent’anni di ricerca il vaccino rimane a metà strada.
Cosa significa tutto questo per chi si chiede “c’è un vaccino?”
La risposta breve è no: non esiste ancora un vaccino contro l’hantavirus Andes approvato per uso clinico. La risposta più precisa è che la ricerca esiste, è avanzata fino alla fase 1, e le tecnologie più recenti, in particolare la piattaforma mRNA sperimentata con successo contro il Covid, potrebbero accelerare sensibilmente i tempi se arrivassero i finanziamenti. Al momento, come ribadisce anche l’ISS EpiCentro, la gestione dell’infezione rimane esclusivamente di supporto: nessun antivirale specifico approvato, nessun vaccino disponibile.
Non è ancora disponibile per uso clinico. Esiste un candidato vaccino a DNA contro il ceppo Andes che ha completato la sperimentazione di fase 1, quella che verifica la sicurezza su un piccolo gruppo di persone. Non sono state completate le fasi successive necessarie per l’approvazione. Al momento la terapia è esclusivamente di supporto, come confermato dall’ISS e dall’OMS.
È il primo test condotto sugli esseri umani, su un piccolo numero di volontari, con l’obiettivo di verificare la sicurezza del prodotto e identificare eventuali effetti collaterali. Non misura ancora l’efficacia. Per arrivare all’approvazione servono anche la fase 2 (dosaggio e prima valutazione dell’efficacia) e la fase 3 (efficacia su larga scala su migliaia di persone).
La piattaforma mRNA, sperimentata con successo su larga scala con i vaccini anti-Covid, permette di sviluppare e testare nuovi vaccini in tempi molto più rapidi rispetto ai metodi tradizionali. Il virologo Jay Hooper ha dichiarato a Nature che le conoscenze accumulate sui vaccini a base di acidi nucleici sono “facilmente applicabili” alle piattaforme mRNA.