Ibuprofene e altri antinfiammatori: l’allarme sui possibili rischi per i reni

Le organizzazioni sanitarie britanniche invitano a cautela nell’uso di ibuprofene, naprossene e diclofenac, soprattutto per diabetici, ipertesi e persone con rischio renale.

Farmaci molto usati per combattere dolore e infiammazione, come ibuprofene, naprossene e diclofenac, tornano al centro dell’attenzione sanitaria per il loro possibile impatto sulla funzione renale.

L’avvertimento arriva da Kidney Care UK e dalla National Pharmacy Association (NPA), che invitano i consumatori a non considerare questi medicinali come un rimedio sempre neutro, soprattutto se assunti con frequenza o in presenza di condizioni cliniche che aumentano il rischio di malattia renale.

Il punto chiave è semplice: gli antinfiammatori non steroidei, noti come FANS, sono efficaci nel controllo del dolore, ma possono anche aumentare la pressione arteriosa e danneggiare i vasi sanguigni all’interno dei reni. Per questo le due organizzazioni raccomandano maggiore cautela, in particolare a chi soffre già di diabete, ipertensione o ha una storia familiare di malattia renale. L’attenzione, aggiungono, deve essere alta anche per le persone appartenenti alle comunità nere e sudasiatiche, indicate tra quelle maggiormente esposte.

Il richiamo non mette in discussione l’utilità di questi farmaci, che restano uno strumento importante contro il dolore. Il tema è un altro: usare medicinali diffusi e facilmente reperibili senza valutare il quadro clinico complessivo può diventare un errore, soprattutto quando si entra in una fascia di rischio.

Perché gli antinfiammatori possono mettere sotto pressione i reni

I FANS agiscono riducendo l’infiammazione e alleviando il dolore, ma questa azione può avere effetti collaterali sul sistema cardiovascolare e renale. Secondo le organizzazioni citate, medicinali come ibuprofene, naprossene e diclofenac possono far salire la pressione sanguigna e compromettere i vasi sanguigni che irrorano i reni. È questo il punto più delicato del loro utilizzo, perché i reni sono organi particolarmente sensibili alle variazioni del flusso sanguigno e della pressione.

Il rischio non è uguale per tutti. Chi parte da una condizione clinica già fragile, o ha fattori predisponenti, può essere più vulnerabile agli effetti di questi farmaci. È per questo che il messaggio diffuso da Kidney Care UK e NPA non è un generico invito alla paura, ma una richiesta di uso più consapevole, soprattutto nei casi in cui il ricorso agli antinfiammatori diventa frequente.

Chi deve fare più attenzione

Le due organizzazioni individuano con chiarezza i gruppi che dovrebbero essere più prudenti nell’uso degli antinfiammatori. Si tratta di persone che hanno già un profilo di rischio renale più alto rispetto alla popolazione generale.

Rientrano in questo gruppo:

  • chi ha il diabete
  • chi soffre di pressione alta
  • chi ha una familiarità con malattie renali
  • chi appartiene a comunità nere e dell’Asia meridionale

Il richiamo è particolarmente rilevante perché parliamo di medicinali comunissimi, spesso acquistati per trattare mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari o stati infiammatori di lieve e media entità. Proprio la loro ampia diffusione può creare un falso senso di sicurezza.

Il messaggio dei farmacisti: efficaci, ma non neutri

A sottolineare il punto è Olivier Picard, presidente della National Pharmacy Association, che invita a non sottovalutare la doppia natura dei medicinali: utili, ma non privi di effetti indesiderati.

“I farmaci hanno il potere di fare male così come di curare.

Anche se gli antinfiammatori non steroidei, come l’ibuprofene, sono medicinali efficaci e sicuri, i pazienti devono essere consapevoli del loro impatto, soprattutto se hanno un rischio più elevato di sviluppare una malattia renale, e valutare, quando opportuno, terapie alternative.

Se un paziente ha dubbi sull’uso degli antinfiammatori non steroidei, dovrebbe parlarne con il proprio farmacista, che può consigliarlo.

I farmacisti sono esperti del farmaco e sono nella posizione migliore per offrire indicazioni a chi è preoccupato per i possibili effetti a lungo termine di alcuni medicinali e per aiutare i pazienti a gestire il dolore in modo efficace”.

Il passaggio più netto riguarda proprio il ruolo del farmacista. Nel messaggio della NPA non c’è solo un richiamo alla prudenza, ma anche un’indicazione pratica: davanti a dubbi, uso prolungato o condizioni pregresse, il confronto con un professionista del farmaco diventa il primo passaggio utile.

Paracetamolo o ibuprofene?
Paracetamolo o ibuprofene?

Kidney Care UK: la malattia renale può colpire chiunque

L’altro elemento forte del messaggio riguarda la portata della malattia renale. Fiona Loud, policy director di Kidney Care UK, sottolinea che non si tratta di un problema remoto o limitato a pochi casi.

“La malattia renale può colpire chiunque in qualsiasi momento e può avere un impatto devastante sulla tua vita, sulle relazioni, sulla situazione economica e sulla salute fisica e mentale”.

È una frase che sposta il tema dalla semplice gestione del dolore alla qualità della vita nel lungo periodo. Il danno renale, infatti, non si esaurisce in un problema clinico circoscritto: può influire sulla stabilità lavorativa, sulle relazioni familiari, sui costi sanitari e sul benessere psicologico.

Il punto centrale: consapevolezza, non allarmismo

Le indicazioni diffuse da Kidney Care UK e NPA non descrivono ibuprofene, naprossene o diclofenac come farmaci da evitare in assoluto. Il quadro delineato è più preciso: si tratta di medicinali efficaci, ma da usare con maggiore attenzione nelle persone che presentano fattori di rischio per i reni.

Il messaggio è netto soprattutto perché riguarda un’abitudine diffusissima. Molti pazienti ricorrono agli antinfiammatori per dolore occasionale o ricorrente senza collegare questa scelta al proprio profilo clinico generale. Invece proprio il contesto personale — diabete, ipertensione, familiarità, appartenenza a gruppi più esposti — diventa decisivo nella valutazione.

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