Vulvodinia, cos’è, diagnosi e trattamento

Un disturbo classificato come psicosomatico, la vulvodinia è una condizione che ancora in pochi conoscono. Approfondiamola.

  • La vulvodinia è un malessere che colpisce le donne in qualsiasi fase di vita ed è caratterizzata dalla presenza di dolore e bruciore vulvare.
  • Le cause sono differenti ma interconnesse tra loro, giungere ad una diagnosi non è immediato compromettendo così i rapporti sessuali anche per anni.
  • L’obiettivo è la cura: diverse le cause, diversi i trattamenti che vanno adattati caso per caso. La TENS è una tecnica molto utilizzata con un tasso di risposta positiva pari al 65-70%.

Un disturbo classificato come psicosomatico, la vulvodinia è una condizione che ancora in pochi conoscono. Approfondiamola.

Vulvodinia: il percorso verso la diagnosi

Parlare di vulvodinia vuol dire accostarsi ad un malessere sconosciuto che molte donne attraversano senza saper dare una spiegazione a quello che le sta accadendo. Tardiva la diagnosi, tardivo il trattamento.

Molte donne si sono trovate nell’oscurità di una condizione a cui nessuno sa dare un nome, ‘saltando’ da un professionista all’altro. Un vero e proprio tumulto psicofisico.

Riuscire a stare seduta, ad avere rapporti sessuali o indossare degli slip o dei jeans con la vulvodinia può essere doloroso.

É l’area vulvare a dare la sensazione di bruciore e dolore, pur non presentando lesioni. Il 99% delle vulvodinie comprendono il vestibolo e in questo caso si parla di vestibulodinia.

Ciò che alimenta il malessere è la presenza di dolore anche senza nessuna sollecitazione, anche un accavallamento delle gambe può farlo percepire. E può colpire qualsiasi fase di vita di una donna.

I sintomi più comuni sono:

  • dolore e bruciore vulvare spontaneo o conseguente al contatto con gli indumenti;
  • il disturbo è riferito prevalentemente nella zona vestibolare ma può estendersi all’intera area, interessando l’ano e la zona uretrale, con senso di peso sovrapubico e fatica e bruciore ad orinare;
  • intorpidimento e gonfiore;
  • forte dolore al tatto e nei tentativi di penetrazione vaginale;
  • dispareunia (dolore vaginale nei rapporti sessuali);
  • senso continuo di disagio, ansia e depressione.

Inoltre, la donna che soffre di vulvodinia:

  • avverte come delle punture di aghi;
  • sente fitte o scosse elettriche sul pube, sulla vulva o nella zona perianale;
  • ha i sintomi tipici di un’infezione (vaginite o cistite), ma il tampone e l’urinocoltura sono negativi;
  • i pantaloni e gli slip provocano un’irritazione che talora impedisce di stare seduta o di camminare;
  • prova una sensazione di abrasione all’entrata della vagina;
  • fatica a urinare e l’urina brucia;
  • questi sintomi durano da più di tre mesi.

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L’origine della vulvodinia: quali sono le cause?

Le cause possono essere differenti ma collegate tra loro. Insieme vanno a costituire un quadro clinico difficile da diagnosticare nell’immediato.

Molte donne – prima dell’esordio della vulvodinia – hanno riportato infezioni da candida, traumi fisici (o microtraumi in ambito sportivo) e psicologici come dei rapporti sessuali non desiderati.

Oltre agli aspetti psicofisici sono stati riscontrati anche delle abitudini che hanno influito sul malessere come indossare jeans o biancheria intima molto stretti e l’uso locale di medicinali per attutire il bruciore (creme lenitive, lubrificanti, cortisonici).

Ma le cause possono anche non essere note e compromettere il benessere sessuale per molti anni, si tratta di vulvodinia spontanea.

Tuttavia, le evidenza scientifiche riportano delle alterazioni fisiologiche:

  • alterazione del processo sensoriale che rileva e convoglia i segnali e le sensazioni di dolore;
  • iperattività delle cellule periferiche (mastociti) localizzate nel derma, vicino a vasi sanguigni e terminazione nervose, che determina non solo il rilascio di sostanze infiammatorie nel tessuto circostante ma anche alterazioni delle strutture nervose;
  • un cambiamento della proprietà di contrarsi del pavimento pelvico, quel complesso sistema di muscoli, fasce e legamenti disposti su più strati che sostiene vescica, utero, retto;
  • uno o più fattori di rischio che risultano associati a questa patologia e che pertanto si ritiene possano concorrere alla sua insorgenza, favorendone lo sviluppo o accelerandone il decorso.

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L’obiettivo è la cura

Non sempre le cure sono risolutive per la scomparsa del dolore, tuttavia, alcuni trattamenti possono ‘ripristinare’ lo stato funzionale della vulva e quanto meno migliorare la vita sessuale.

Le cause possono essere diverse e la terapia deve essere adattata, personalizzata.

Tra le terapie farmacologiche più utilizzate vi sono i farmaci antidepressivi ciclici e anticonvulsionanti che – se somministrati a piccole dosi – agiscono sul dolore cronico e la sensibilità dei nervi.

Una tecnica molto utilizzata è la TENS (Transcutaneus Electric Nerve Stimulation) in cui uno stimolo elettrico viene applicato sulla vulva con lo scopo di rieducare le terminazioni nervose. Il tasso di risposta positiva può arrivare al 65-70%.