Reflusso gastroesofageo: i 13 alimenti che peggiorano i sintomi
Disturbo molto diffuso ma spesso sottovalutato: l’alimentazione può fare la differenza.
Bruciore al petto dopo i pasti, rigurgiti acidi, fastidio alla gola: è solo cattiva digestione o qualcosa di più?
Per milioni di persone si tratta di reflusso gastroesofageo, un disturbo molto comune che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita. Spesso viene sottovalutato o gestito con rimedi improvvisati, ma conoscere le cause e, soprattutto, l’impatto dell’alimentazione è fondamentale per tenere sotto controllo i sintomi.
Il reflusso gastroesofageo colpisce tra il 10 e il 20% degli adulti, rendendolo una delle condizioni digestive più frequenti nei Paesi occidentali.
Indice dell'articolo
- 1 Cos’è il reflusso gastroesofageo e perché si verifica
- 2 Un disturbo comune, ma non banale
- 3 Perché il cibo conta così tanto
- 4 I 13 alimenti da limitare se soffri di reflusso gastroesofageo
- 5 Reflusso gastroesofageo: cosa fare nella vita quotidiana
- 6 Lo sapevi che…
- 7 FAQ – Le domande più cercate sul reflusso gastroesofageo
Cos’è il reflusso gastroesofageo e perché si verifica
Il reflusso gastroesofageo è legato a una disfunzione del muscolo che chiude la parte inferiore dell’esofago, chiamato sfintere esofageo inferiore. Quando questo muscolo non funziona correttamente, parte del contenuto acido dello stomaco risale nell’esofago.
Il risultato è una sensazione di bruciore retrosternale, spesso accompagnata da rigurgito acido, dolore toracico, difficoltà respiratoria o fastidio alla gola. I sintomi tendono a peggiorare dopo i pasti, soprattutto se abbondanti o sbilanciati.
Un disturbo comune, ma non banale
Il reflusso non è solo un fastidio occasionale. Se trascurato, può diventare cronico e causare infiammazioni dell’esofago, disturbi del sonno e una riduzione significativa del benessere quotidiano.
Tra i fattori che favoriscono il reflusso rientrano:
- alcuni farmaci;
- lo stile di vita;
- le abitudini alimentari;
- il tipo di alimenti consumati.
Ed è proprio su quest’ultimo punto che gli esperti insistono di più.
Perché il cibo conta così tanto
Non esiste una “dieta universale” valida per tutti, ma alcuni alimenti hanno dimostrato di favorire la produzione di acido o di rilassare lo sfintere esofageo, aumentando la probabilità di reflusso.
Ecco, quindi, 13 alimenti che possono peggiorare i sintomi del reflusso gastroesofageo.
I 13 alimenti da limitare se soffri di reflusso gastroesofageo
1. Alimenti fritti
Molto apprezzati, ma difficili da digerire. I cibi fritti richiedono una maggiore produzione di acido gastrico e, essendo ricchi di grassi, stimolano la secrezione di bile e di un ormone chiamato colecistochinina, che può rilassare lo sfintere esofageo inferiore. Il risultato è una maggiore risalita di acido nell’esofago.
2. Agrumi
Limoni, arance e pompelmi sono salutari, ma molto acidi. Secondo la nutrizionista, questi frutti “stimolano l’estremità dello stomaco a produrre un eccesso di acido”, peggiorando i sintomi del reflusso.
3. Cioccolato
Amato da molti, ma problematico per chi soffre di reflusso. Il cioccolato contiene metilxantina, una sostanza che può ridurre la pressione dello sfintere esofageo e favorire le risalite acide.
4. Cibi piccanti
Secondo uno studio del 2020 citato dall’esperta, i cibi piccanti sono tra i fattori scatenanti più comuni del reflusso gastroesofageo: circa il 62% delle persone intervistate li indica come responsabili dei sintomi.
5. Snack e cibi ultra-processati
Ricchi di grassi, sale e spezie, gli alimenti ultra-processati sono associati a un rischio aumentato di reflusso. Inoltre, tendono a rallentare la digestione e ad aumentare la pressione gastrica.
6. Pomodori
Anche se considerati salutari, i pomodori contengono acido malico e citrico, che stimolano la produzione di acido gastrico. Da evitare non solo il pomodoro fresco, ma anche ketchup e salsa di pomodoro.
7. Carne grassa
Le carni grasse sono difficili da digerire e, come i fritti, aumentano la produzione di acido. Il consiglio è limitarle o rimuovere il grasso visibile prima della cottura.
8. Pizza industriale
Secondo la nutrizionista, la pizza industriale è una combinazione “critica”: salsa di pomodoro, carne grassa e crosta salata. Meglio prepararla in casa, controllando ingredienti e quantità.
9. Bevande gassate
Le bibite gassate provocano gonfiore e distensione dello stomaco, aumentando la pressione sullo sfintere esofageo. Come spiega l’esperta, “più la pressione è forte, più le perdite di acido sono importanti”.
10. Caffè
Il caffè e le altre fonti di caffeina sono sconsigliati perché possono peggiorare i sintomi del reflusso.
11. Tè alla menta piperita
Spesso usato come digestivo, il tè alla menta rilassa lo stomaco. Proprio per questo può facilitare la risalita dell’acido e andrebbe evitato in caso di reflusso.
12. Succhi di frutta
Soprattutto quelli di agrumi o di pomodoro. Hanno effetti simili ai frutti interi, ma spesso con una concentrazione di zuccheri e acidi più elevata.
13. Alcol
L’alcol può rilassare lo sfintere esofageo inferiore e favorire le risalite acide. La nutrizionista consiglia alternative come mocktail o bevande analcoliche per ridurre l’impatto sulla salute.

Reflusso gastroesofageo: cosa fare nella vita quotidiana
Oltre a limitare alcuni alimenti, gli esperti consigliano:
- pasti più piccoli e frequenti;
- evitare di sdraiarsi subito dopo aver mangiato;
- ridurre il consumo serale di cibi pesanti;
- mantenere un peso corporeo adeguato.
In molti casi, piccoli cambiamenti nello stile di vita possono fare una grande differenza.
Lo sapevi che…
- Il reflusso può manifestarsi anche senza bruciore evidente, con tosse secca o raucedine.
- Mangiare lentamente aiuta a ridurre la pressione gastrica.
- Il reflusso notturno è spesso legato alla posizione orizzontale dopo cena.
FAQ – Le domande più cercate sul reflusso gastroesofageo
Il reflusso è sempre patologico?
No, episodi occasionali sono comuni. Diventa patologico quando è frequente o persistente.
Esistono alimenti “sicuri” per tutti?
No, la tolleranza varia da persona a persona.
Il reflusso può causare dolore al petto?
Sì, può simulare un dolore cardiaco.
Il latte aiuta davvero?
Non sempre: può dare sollievo temporaneo ma aumentare l’acidità dopo.
Serve sempre una terapia farmacologica?
No, spesso bastano dieta e stile di vita, ma va valutato con il medico.