Scaldi il pranzo nel microonde? Il nuovo report rivela cosa finisce davvero nel piatto

Un report di Greenpeace analizza 24 studi scientifici sui rischi dei pasti pronti confezionati in plastica: fino a 534mila microplastiche rilasciate in 5 minuti. EFSA avvia valutazioni fino al 2027.

Nel 2024 nel mondo sono state prodotte 71 milioni di tonnellate di pasti pronti, pari a una media di 12,6 kg a persona. Una parte rilevante viene confezionata in plastica e riscaldata direttamente nel microonde. Un nuovo report di Greenpeace International, basato sull’analisi di 24 studi scientifici recenti, sostiene che questa abitudine quotidiana potrebbe comportare rischi sanitari e ambientali sottovalutati.

Il documento esamina la migrazione di microplastiche e sostanze chimiche dai contenitori alimentari ai cibi durante il riscaldamento. I risultati indicano la possibile presenza di centinaia di migliaia di particelle plastiche rilasciate in pochi minuti.

“Le persone pensano di fare una scelta innocua quando acquistano e riscaldano un pasto confezionato nella plastica”, afferma Graham Forbes, responsabile globale della campagna plastiche di Greenpeace USA. “In realtà, siamo esposti a un cocktail di microplastiche e sostanze chimiche pericolose che non dovrebbero mai trovarsi nei nostri alimenti o nelle loro vicinanze”.

Cosa succede quando scaldiamo la plastica nel microonde

Secondo uno degli studi citati nel report, dopo soli cinque minuti di riscaldamento nel microonde si possono rilevare tra 326.000 e 534.000 particelle micro- e nanoplastiche nei simulanti alimentari. Le nanoplastiche, per dimensioni, potrebbero potenzialmente attraversare tessuti biologici ed entrare nel flusso sanguigno o negli organi.

Il rapporto evidenzia inoltre che le plastiche contengono oltre 4.200 sostanze chimiche considerate pericolose. Molte di queste non sono regolamentate nell’ambito degli imballaggi alimentari. Alcune risultano associate, secondo la letteratura scientifica citata, a tumori, infertilità, alterazioni ormonali e malattie metaboliche.

Almeno 1.396 sostanze chimiche derivanti da plastiche a contatto con alimenti sono state individuate nel corpo umano. Studi recenti suggeriscono correlazioni con disturbi neuroevolutivi, patologie cardiovascolari, obesità e diabete di tipo 2.

Fattori che aumentano la contaminazione

Il report segnala che la quantità di particelle e additivi rilasciati aumenta in presenza di:

  • temperature elevate;
  • tempi di riscaldamento più lunghi;
  • contenitori usurati;
  • alimenti grassi, che assorbono più facilmente le sostanze chimiche.

L’etichetta “microwave safe”, secondo gli autori, indica la stabilità strutturale del contenitore, non la sua neutralità chimica. Non garantisce quindi l’assenza di rilascio di microplastiche o additivi.

Regolamentazione europea: cosa manca

Nell’Unione Europea i materiali plastici a contatto con alimenti sono disciplinati attraverso limiti di migrazione per sostanze chimiche note, sulla base delle valutazioni dell’EFSA. Tuttavia non esistono attualmente soglie specifiche per le particelle di microplastica.

In una comunicazione via email a Euronews Green, EFSA ha dichiarato di essere “consapevole della crescente preoccupazione relativa alla migrazione di microplastiche dagli imballaggi alimentari”, questione già identificata come prioritaria nel 2021.

L’autorità europea ha evidenziato lacune conoscitive, tra cui:

  • metodi di test armonizzati;
  • dati completi sull’esposizione lungo la filiera alimentare;
  • valutazioni robuste del rischio sanitario.

È in corso una valutazione dei potenziali rischi per la salute legati alla presenza di microplastiche in alimenti, acqua e aria, su richiesta del Parlamento europeo. I risultati sono attesi entro la fine del 2027.

Impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita

Il report non si limita agli effetti sanitari. L’analisi considera l’intero ciclo di vita degli imballaggi plastici: dall’estrazione di combustibili fossili alla produzione energivora, fino allo smaltimento.

Le vaschette e le pellicole monouso spesso sono composte da materiali multistrato difficili da riciclare. Una volta degradate, si frammentano in micro- e nanoplastiche che si accumulano in suoli, fiumi e oceani, entrando nuovamente nella catena alimentare.

Anche nei casi in cui la plastica viene riciclata, la qualità del materiale tende a ridursi nel tempo. Gli additivi chimici possono essere nuovamente rilasciati nei prodotti derivati.

Un mercato in forte espansione

Secondo l’International Energy Agency, gli imballaggi rappresentano il 36% dell’intera produzione globale di plastica. La produzione complessiva è destinata a più che raddoppiare entro il 2050.

Il mercato dei pasti pronti confezionati in plastica, attualmente valutato oltre 160 miliardi di euro, potrebbe raggiungere quasi 300 miliardi entro il 2034, secondo analisi della società di consulenza Towards FnB.

Greenpeace sostiene che le plastiche a contatto con alimenti dovrebbero rientrare in controlli più rigorosi nel quadro del futuro Trattato Globale ONU sulla Plastica. L’organizzazione chiede l’eliminazione progressiva degli additivi pericolosi invece di puntare esclusivamente sul riciclo.

“Il rischio è chiaro, la posta in gioco è alta ed è il momento di agire”, conclude Forbes.

Dati chiave del report

VoceDato
Studi analizzati24
Microplastiche rilasciate (5 min)326.000 – 534.000 particelle
Sostanze chimiche pericolose nelle plastiche> 4.200
Sostanze individuate nel corpo umano1.396
Produzione globale pasti pronti (2024)71 milioni tonnellate
Quota plastica destinata a imballaggi36%
Valore mercato pasti pronti (2034)~300 miliardi €
Valutazione EFSA conclusione previstaFine 2027

FAQ

I contenitori “microwave safe” sono sicuri?
Indicano resistenza strutturale al calore, non assenza di rilascio di microplastiche o additivi.

Le microplastiche possono entrare nel corpo?
Le nanoplastiche, per dimensione, potrebbero potenzialmente raggiungere organi e circolazione sanguigna, secondo studi citati.

Esistono limiti europei per le microplastiche negli alimenti?
Non ci sono soglie specifiche per le particelle, solo limiti per sostanze chimiche note.

Quando saranno disponibili nuove valutazioni ufficiali?
EFSA prevede risultati entro la fine del 2027.

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Prodotto consigliato per ridurre l’esposizione alla plastica

Per chi utilizza spesso il microonde, un’alternativa pratica è rappresentata dai contenitori in vetro borosilicato con coperchio ermetico, come quelli disponibili su Amazon. Resistono alle alte temperature, non rilasciano microplastiche durante il riscaldamento e sono riutilizzabili, riducendo l’uso di imballaggi monouso.

Con la produzione globale di plastica destinata a raddoppiare entro il 2050 e il mercato dei pasti pronti in crescita, la questione non riguarda solo le scelte individuali. Le valutazioni scientifiche in corso e il futuro trattato ONU sulla plastica definiranno i prossimi passaggi regolatori. I risultati attesi nel 2027 saranno decisivi per stabilire eventuali nuovi limiti di sicurezza.

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