Paracetamolo in gravidanza e autismo: lo studio che chiude il dibattito
Farmaci in gravidanza, falsi allarmi e dati scientifici: cosa dice davvero la ricerca più completa mai condotta sul paracetamolo.
Il paracetamolo assunto in gravidanza non aumenta il rischio di autismo, ADHD o disabilità intellettive nel bambino. A stabilirlo è uno studio di altissima qualità scientifica, riportato dal The Sun, basato sull’analisi di oltre un milione di nascite e su una revisione rigorosa delle migliori ricerche disponibili a livello internazionale.
Il risultato mette un punto fermo su una delle paure più diffuse tra le future mamme, alimentata negli ultimi anni da studi controversi, interpretazioni parziali e dichiarazioni pubbliche che hanno generato allarme. Tra queste, anche l’invito a “non prenderlo” lanciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva collegato il paracetamolo all’autismo senza basi scientifiche solide.
Ora, però, i dati parlano chiaro. E lo fanno con la forza della scienza ben fatta.
Il messaggio principale è semplice e rassicurante: il paracetamolo è sicuro in gravidanza ed è ancora oggi il farmaco di prima scelta per trattare dolore e febbre nelle donne in attesa.
Indice dell'articolo
Perché il paracetamolo è finito sotto accusa
Negli ultimi dieci anni diversi studi osservazionali avevano ipotizzato un possibile legame tra l’assunzione di paracetamolo in gravidanza e un aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo, come:
- disturbo dello spettro autistico;
- disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD);
- disabilità intellettive.
Queste ricerche, però, presentavano limiti importanti. In molti casi non riuscivano a distinguere l’effetto del farmaco da quello delle condizioni per cui veniva assunto, come febbre, infezioni o dolore intenso. Altri studi non tenevano conto del peso dei fattori genetici e familiari.
Nonostante questi limiti, il messaggio arrivato al grande pubblico è stato spesso allarmistico. Il risultato? Migliaia di donne incinte spaventate, indecise se curare o meno febbre e dolore, con il rischio di danneggiare se stesse e il feto.
Lo studio che chiarisce tutto
Per fare finalmente chiarezza, un gruppo di ricercatori guidato dalla City St George’s University of London ha condotto una revisione sistematica di 43 studi di altissima qualità, considerati il “gold standard” della ricerca scientifica.
I medici e gli epidemiologi hanno analizzato i dati di oltre un milione di nascite, includendo anche studi su fratelli e sorelle. Questo approccio è fondamentale, perché permette di tenere conto dell’effetto dei geni e dell’ambiente familiare, riducendo al minimo i fattori di confondimento.
Gli esperti hanno confrontato:
- i bambini nati da donne che avevano assunto paracetamolo in gravidanza;
- i bambini nati da donne che non lo avevano assunto.
Sono stati valutati i tassi di diagnosi di autismo, ADHD e disabilità intellettiva.
Il risultato è stato netto: nessun aumento clinicamente significativo del rischio.
Cosa dicono i ricercatori
A ribadirlo è la coordinatrice dello studio, la professoressa Asma Khalil, docente presso la City St George’s University of London. “Non abbiamo riscontrato alcun aumento clinicamente rilevante del rischio di autismo, ADHD o disabilità intellettiva nei bambini le cui madri hanno assunto paracetamolo durante la gravidanza”.
E aggiunge un messaggio chiave per la salute pubblica:
“Oltre a ciò, il messaggio importante per i milioni di donne in gravidanza è che il paracetamolo è sicuro da usare in gravidanza”.
La professoressa Khalil è chiara anche sul ruolo del farmaco nella pratica clinica:
“Rimane il trattamento di prima scelta che raccomandiamo alle donne in gravidanza in caso di dolore o febbre”.
Secondo i ricercatori, i presunti legami emersi in passato sarebbero “spiegabili da fattori genetici o dalla malattia di base, non dal paracetamolo”.

Il parere degli esperti indipendenti
Anche scienziati non coinvolti direttamente nello studio confermano l’importanza dei risultati.
La neuroscienziata Grainne McAlonan ha dichiarato: “Spero che questi risultati mettano fine definitivamente alla questione”.
Un’affermazione che riflette il bisogno, nel campo della salute, di informazioni chiare e basate su prove solide, soprattutto quando in gioco c’è la gravidanza.
Perché curare febbre e dolore è fondamentale
Un aspetto spesso sottovalutato è che non trattare febbre e dolore può essere più rischioso che assumere paracetamolo.
La febbre alta in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre, è stata associata a complicanze materne e fetali. Anche il dolore intenso e prolungato può avere effetti negativi sul benessere della madre.
I medici sottolineano che:
- il rischio deriva dalla malattia non trattata;
- il paracetamolo, se usato correttamente, non danneggia il bambino;
- evitare il farmaco per paura può essere controproducente.
Il paracetamolo e il parere del NHS
Le conclusioni dello studio sono perfettamente in linea con le indicazioni del NHS, il sistema sanitario britannico.
Il NHS afferma chiaramente: “Il paracetamolo è la prima scelta come antidolorifico se sei incinta. È comunemente assunto durante la gravidanza e non danneggia il tuo bambino”.
Lo sapevi che…
- Il paracetamolo è uno dei farmaci più studiati al mondo in gravidanza.
- Gli studi su fratelli riducono drasticamente il rischio di risultati falsi.
- Febbre e infezioni non trattate sono considerate fattori di rischio ben più concreti per il feto.
FAQ – Le domande più cercate
Il paracetamolo può causare autismo?
No. Le migliori evidenze scientifiche dimostrano che non esiste un legame causale.
È sicuro in tutti i trimestri di gravidanza?
Sì, se assunto alle dosi consigliate e sotto indicazione medica.
Meglio evitarlo per prudenza?
No. Evitare di curare febbre e dolore può essere più rischioso.
Qual è il farmaco consigliato in gravidanza?
Il paracetamolo resta il farmaco di prima scelta.