Sepsi ignorata, dolore estremo: così è morto un 20enne

Luke Abrahams aveva solo 20 anni, era in perfetta forma fisica e giocava a calcio a livello amatoriale. Eppure, nel gennaio 2023, una sequenza di sintomi sottovalutati e diagnosi errate ha portato alla sua morte.

Il caso, emerso durante un’inchiesta giudiziaria nel Regno Unito, raccontata dal The Sun, è oggi al centro di un dibattito che riguarda tutti: riconoscere per tempo i segnali di infezioni gravi come la sepsi e la fascite necrotizzante può fare la differenza tra la vita e la morte.

Luke Abrahams viveva a Northampton, in Inghilterra, ed era considerato un ragazzo sanissimo. Nei giorni precedenti al ricovero aveva iniziato a lamentare mal di gola, un sintomo frequente soprattutto nei mesi invernali. Dopo una visita dal medico di base, gli erano stati prescritti antibiotici per una sospetta tonsillite.

All’inizio, nulla lasciava presagire il peggio. Ma le sue condizioni, invece di migliorare, sono peggiorate rapidamente. Nel giro di pochi giorni, Luke ha iniziato a soffrire di dolori fortissimi alle gambe, tanto da diventare quasi immobile.

Il 20 gennaio, durante una visita medica fuori orario, un dottore ha attribuito quei dolori alla sciatica, una diagnosi comune e spesso benigna. Una valutazione che, col senno di poi, si è rivelata drammaticamente sbagliata.

Una corsa contro il tempo persa tra visite e valutazioni errate

Nelle ore successive, il dolore di Luke è diventato insopportabile. La sua famiglia ha contattato più volte i servizi sanitari, inclusi il numero di assistenza NHS 111 e i soccorsi di emergenza.

A sole 12 ore dalla diagnosi di sciatica, i familiari hanno chiamato il numero di emergenza 999. Luke era in condizioni critiche, ma le squadre di ambulanza hanno stabilito che non fosse necessario il ricovero immediato, nonostante la presenza di numerosi “red flags”, segnali di allarme clinico.

Due giorni dopo, ormai allo stremo, Luke è stato finalmente trasportato in ospedale. Secondo i testimoni, avrebbe detto di “non riuscire più a sopportare il dolore”. È morto il giorno successivo, il 23 gennaio 2023, presso il Northampton General Hospital.

L’autopsia e la verità nascosta dietro i sintomi

L’esame post mortem ha rivelato una realtà ben diversa dalle diagnosi iniziali. Luke soffriva di:

  • Sepsi (setticemia)
  • Sindrome di Lemierre, una rara infezione batterica
  • Fascite necrotizzante, conosciuta come “malattia mangia-carne”

Tre condizioni gravissime, spesso collegate tra loro, che richiedono un intervento medico tempestivo. Inizialmente, la morte di Luke era stata registrata come naturale e non era stata aperta alcuna inchiesta.

Sono stati i genitori, Richard Abrahams e Julie Needham, a chiedere con forza un’indagine formale. Convinti che un “catalogo di errori” abbia contribuito alla morte del figlio, hanno lottato per ottenere risposte.

I “segnali rossi” ignorati: cosa è emerso dall’inchiesta

Durante il primo giorno dell’inchiesta, un dirigente del servizio ambulanze ha ammesso che Luke avrebbe dovuto essere portato in ospedale giorni prima.

Susan Jevons, responsabile della sicurezza dei pazienti dell’East Midlands Ambulance Service, ha dichiarato: “Luke avrebbe dovuto essere trasferito in ospedale il 20 gennaio e non avrebbe dovuto essere lasciato a casa“.

Secondo quanto emerso, al momento dell’intervento dei paramedici Luke presentava diversi segnali allarmanti:

  • Dolore valutato 9 su 10
  • Frequenza cardiaca elevata
  • Febbre alta
  • Urine scure
  • Livelli di glicemia anormalmente alti

Pur non essendo diabetico, Luke aveva un valore di glicemia pari a 16, molto vicino alla soglia di 17 che impone il trasferimento automatico al pronto soccorso.

Jevons ha sottolineato: “Il livello di zucchero nel sangue è quello che mi ha colpito di più. Non c’era alcun motivo per cui fosse così alto“.

Quando i numeri non bastano: l’importanza di guardare il paziente

Un punto centrale dell’inchiesta riguarda l’uso dei punteggi clinici. Luke era stato classificato come paziente “ambra”, una categoria intermedia, nonostante un dolore così intenso lo collocasse nella categoria “rossa”, che prevede il ricovero.

Secondo Jevons, un punteggio basso non dovrebbe mai essere l’unico criterio per valutare la gravità di una persona: “Bisogna guardare il paziente. Cosa ti sta dicendo il paziente?”.

La diagnosi via video e i limiti della telemedicina

A intervenire durante l’inchiesta è stato anche il medico che aveva diagnosticato la sciatica durante una visita in video. Il dottor Olalowo Olaitan, collegato dal Canada, ha spiegato di non aver notato segnali evidenti di infezione grave.

Ha raccontato di aver valutato lo stato di coscienza di Luke e l’assenza di rash cutanei o arrossamenti visibili, elementi tipici della fascite necrotizzante nelle fasi avanzate.

“C’era solo dolore alla schiena, al gluteo e alla gamba”, ha detto. E ha aggiunto di aver prescritto un antidolorifico più forte, il naprossene.

Alla domanda sul perché non avesse approfondito l’infezione alla gola, ha risposto:
“Poiché Luke diceva che stava migliorando ed era già in terapia antibiotica, non ho approfondito ulteriormente“.

Lo sapevi che…

  • La sepsi può colpire anche persone giovani e in salute.
  • Un dolore “fuori scala” è spesso un segnale di allarme.
  • La fascite necrotizzante può non mostrare segni evidenti nelle fasi iniziali.

FAQ – Domande frequenti

Cos’è la sepsi?
È una risposta infiammatoria grave dell’organismo a un’infezione, potenzialmente letale.

La sciatica può causare febbre e glicemia alta?
No, questi sintomi devono far sospettare altre cause.

La telemedicina è sicura?
È utile, ma ha limiti: alcuni segnali clinici si colgono solo con una visita diretta.

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