Mangi cozze a Pasqua? Ecco cosa sapere sull’epatite A che ha colpito il Sud Italia
In Italia 160 casi di epatite A solo a marzo 2026, focolaio tra Campania e Lazio. Cosa fare a Pasqua con i frutti di mare: sintomi da riconoscere, regole di cottura, vaccino e quando andare al pronto soccorso.
Nel mese di marzo 2026 in Italia sono stati notificati 160 casi di epatite A con esordio dei sintomi confermato — il picco più alto registrato negli ultimi anni secondo il sistema di sorveglianza SEIEVA dell’Istituto Superiore di Sanità.
Il focolaio ha il suo epicentro in Campania, dove dall’inizio dell’anno si contano oltre 130 contagi, ma si estende al Lazio — con 24 casi nella provincia di Latina — e alla Puglia. L’incubazione del virus, compresa tra 15 e 50 giorni, significa che le infezioni contratte durante le festività pasquali potrebbero manifestarsi tra la fine di aprile e il mese di maggio.
Per chi si siede a tavola in queste ore di Pasqua, la domanda concreta è una sola: i frutti di mare si possono mangiare?
Indice dell'articolo
- 1 Come funziona il contagio: il ruolo dei molluschi bivalvi
- 2 Cozze a Pasqua: cosa dicono le indicazioni cliniche
- 3 Sintomi: cosa riconoscere e quando agire
- 4 Quando è necessario andare al pronto soccorso
- 5 Il vaccino contro l’epatite A: chi ne ha bisogno adesso
- 6 La situazione attuale: focolaio in discesa, ma il dopo-Pasqua è da monitorare
Come funziona il contagio: il ruolo dei molluschi bivalvi
Il virus dell’epatite A (HAV) è un picornavirus classificato nel genere degli Hepatovirus. Si trasmette per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati. Tra gli alimenti più a rischio ci sono i molluschi bivalvi — cozze, vongole, ostriche, telline — che possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate da scarichi fognari.
A Napoli, a fine gennaio 2026, mitili contaminati dal virus HAV erano già stati riscontrati in stabilimenti dell’area flegrea, in allevamenti di Bacoli, Varcaturo e Nisida. Su 150 campioni analizzati, 8 risultavano positivi al virus: 7 cozze e 1 ostrica.
Questo dato è il punto di partenza dell’ondata attuale. Procura e Nas di Napoli stanno indagando sull’ipotesi che cozze di provenienza locale siano state mischiate con partite contaminate acquistate all’estero, e che scarichi fognari sul litorale nord campano abbiano contaminato i fondali di allevamento.
L’elemento su cui insistono tutti i clinici coinvolti è uno: il problema non sono i frutti di mare in quanto tali, ma il loro consumo crudo o insufficientemente cotto.
Cozze a Pasqua: cosa dicono le indicazioni cliniche
Il virus dell’epatite A muore con la cottura a temperature di almeno 85°C per un minuto. L’apertura delle valve durante la cottura non è una garanzia sufficiente: la cottura deve proseguire fino a quando il prodotto risulta ben cotto in modo uniforme. I molluschi appena aperti, tiepidi o parzialmente cotti non sono sicuri.
In termini pratici, la zuppa di cozze tipica della tradizione campana del giovedì santo — con cottura prolungata in acqua bollente — rientra tra le preparazioni considerate sicure dagli esperti, a condizione che la fonte del prodotto sia tracciabile. È fondamentale acquistare molluschi solo da rivenditori autorizzati, verificando etichettatura, provenienza e modalità di conservazione, ed evitare prodotti di dubbia provenienza o venduti fuori dai canali ufficiali.
Un’indicazione riguarda anche il sushi: la dottoressa Novella Carannante, specialista in malattie infettive dell’Ospedale Cotugno, ha precisato che l’abbattitore termico utilizzato per il pesce crudo non elimina il virus dell’epatite A, e che il periodo pasquale non è indicato per il consumo di questo tipo di preparazioni.
Sintomi: cosa riconoscere e quando agire
| Fase | Sintomi | Tempistica | Azione consigliata |
|---|---|---|---|
| Fase prodromica | Febbre, stanchezza, nausea, perdita di appetito, dolori addominali | Primissimi giorni | Contattare il medico di base |
| Fase itterica | Ittero (pelle e sclere gialle), urine scure, feci chiare | Dopo alcuni giorni dalla fase prodromica | Visita medica urgente, analisi del sangue |
| Forma grave | Vomito persistente, dolore addominale intenso, rapido peggioramento | Variabile | Accesso al pronto soccorso |
| Forma nei bambini | Spesso asintomatica | — | Monitoraggio, nessuna azione specifica se asintomatica |
Il periodo di incubazione dell’infezione va da 15 a 50 giorni. Non esistono terapie antivirali specifiche per l’epatite A: il trattamento si basa su riposo, idratazione adeguata, alimentazione leggera ed esclusione di alcol e farmaci potenzialmente tossici per il fegato.
Quando è necessario andare al pronto soccorso
I medici dell’Ospedale Cotugno indicano con chiarezza i segnali che richiedono accesso ospedaliero: ittero marcato, vomito persistente che impedisce l’alimentazione, segni di disidratazione, dolore addominale intenso o rapido deterioramento delle condizioni generali. Sebbene rari, i casi più severi possono evolvere in insufficienza epatica acuta, rendendo necessario il ricovero e un monitoraggio specialistico.
Per la grande maggioranza dei pazienti — tendenzialmente adulti tra i 30 e i 45 anni, come emerge dai dati sui ricoverati al Cotugno — la malattia si risolve in modo autolimitante nel corso di alcune settimane. Non è necessario l’ospedaliero se i sintomi sono lievi e la condizione generale si mantiene stabile.
Il vaccino contro l’epatite A: chi ne ha bisogno adesso
Il vaccino contro l’epatite A ha un’efficacia nel prevenire la malattia sintomatica compresa tra il 94% e il 100%. La protezione è di lunga durata: gli studi mostrano la persistenza degli anticorpi per oltre vent’anni, con modelli che suggeriscono una copertura fino a 30-40 anni. Nei soggetti sani che hanno completato il ciclo vaccinale non sono generalmente raccomandati richiami.
Il vaccino può essere impiegato anche dopo l’esposizione al virus, con una buona efficacia se somministrato entro una settimana dal contatto.
La Regione Campania ha disposto il potenziamento dell’offerta vaccinale gratuita anti-epatite A per i soggetti più a rischio, con fondi regionali che consentono alle Asl di attivare l’offerta su tutto il territorio regionale. Le indicazioni prioritarie riguardano: viaggiatori in aree endemiche, persone con malattie epatiche croniche, contatti stretti di casi accertati, lavoratori del settore alimentare e individui con comportamenti a rischio.
La situazione attuale: focolaio in discesa, ma il dopo-Pasqua è da monitorare
Secondo la dottoressa Carannante del Cotugno, la curva dei contagi è in discesa rispetto alle settimane precedenti, ma resta aperta la questione del possibile impatto delle festività pasquali: il virus ha un periodo di incubazione di 15-50 giorni, e sarà necessario valutare gli effetti delle misure di contenimento adottate nelle settimane precedenti.
Il dato complessivo del sistema SEIEVA dell’ISS parla chiaro: nei primi tre mesi del 2026 si contano 262 casi legati al consumo di frutti di mare, rispetto a 43 nello stesso periodo del 2024. Il confronto con l’anno precedente è indicativo: nel 2025 i casi notificati in Italia erano stati 631, contro i 443 del 2024.
L’aumento non riguarda solo Napoli. La situazione epidemica è alimentata soprattutto dai picchi in Lazio, Campania e Puglia, con la Campania che ha registrato 110 casi totali dall’inizio del 2026 al 17 marzo.

L’epatite A è causata dal virus HAV, si trasmette per via alimentare o oro-fecale ed è sempre acuta: non diventa mai cronica. L’epatite B e C si trasmettono attraverso il sangue o contatto sessuale e possono cronicizzare. Per l’epatite A esiste un vaccino efficace; per quella C esiste una terapia risolutiva.
Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve spontaneamente nel corso di alcune settimane. Il periodo di incubazione va da 15 a 50 giorni. La fase sintomatica, che include stanchezza, nausea e talvolta ittero, può durare da due a sei settimane. Le forme gravi, rare, possono prolungarsi oltre.
Le persone con patologie epatiche preesistenti, gli anziani e i soggetti immunocompromessi presentano un rischio significativamente più alto di forme gravi. In questi gruppi l’infezione richiede monitoraggio medico attivo e, nei casi più seri, ospedalizzazione. Nei bambini, al contrario, l’infezione decorre spesso senza sintomi evidenti.
La vaccinazione è gratuita per le categorie a rischio incluse nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale: viaggiatori in aree endemiche, persone con malattie epatiche croniche, lavoratori esposti. In Campania, a seguito del focolaio 2026, la Regione ha esteso l’offerta gratuita anche ai contatti di casi e ai soggetti fragili, finanziata con fondi regionali aggiuntivi.
Sì, se consumati senza cottura. L’ISS raccomanda di cuocere i frutti di bosco surgelati prima del consumo, poiché la surgelazione non elimina il virus HAV. I frutti freschi vanno lavati accuratamente sotto acqua corrente potabile subito prima del consumo. La cottura a temperatura adeguata è l’unica misura che garantisce l’eliminazione del virus.