Covid-19: da un laboratorio cinese una cura senza il vaccino?

Da un laboratorio cinese potrebbe arrivare un trattamento a base di anticorpi capace di garantire un'immunità di qualche settimana contro il Coronavirus.

Dalla Cina arriva la notizia dello sviluppo di un possibile trattamento per il Covid-19. Di cosa si tratta? Di un cocktail di anticorpi in grado di dare un’immunità temporanea. Vediamo, nelle prossime righe, qualche dettaglio in merito.

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Il lavoro del Beida Center for Advanced Genomic Innovation

Il risultato in questione è frutto dell’impegno di un gruppo di ricercatori del Beida Center for Advancede Genomic Innovation. Come rivelato dal direttore Sunney Xie, il trattamento sta per ora funzionando sui topi. Come sopra ricordato, è basato sugli anticorpi dei pazienti guariti dal SARS-CoV-2.

L’esperto ha specificato che, dopo cinque giorni, la carica virale è risultata fortemente diminuita. Ciò significa che questo potenziale farmaco ha un effetto terapeutico. I dettagli del lavoro che hanno portato alla sua realizzazione sono stati riassunti in uno studio pubblicato sulla rivista Cell.

A detta del direttore del laboratorio cinese, il trattamento potrebbe essere disponibile su larga scala entro la fine dell’anno in previsione di una nuova ondata. Ha altresì affermato che sono in corso degli studi clinici che coinvolgono cittadini dell’Australia e di altri Paesi. Con la recessione dell’epidemia, infatti, la Cina non ha abbastanza pazienti umani da sottoporre ai test.

Un altro aspetto sul quale si è soffermato riguarda il fatto che, mentre la quantità di plasma disponibile è limitata, gli anticorpi utilizzati nel suo trattamento possono essere facilmente riprodotti su larga scala. L’approccio da lui utillizzato si è rivelato efficace nel trattamento di diversi virus, dall’HIV fino all’ebola.

Come già accennato, questo trattamento potrebbe offrire un’immunità temporanea al virus. Lo studio ha infatti rivelato che, nei casi in cui gli anticorpi vengono iniettati nei topi prima che questi entrino in contatto con il virus, gli animali rimangono immuni all’infenzione. A detta dell’esperto, questa strada potrebbe rivelarsi utile per proteggere per un lasso di tempo circoscritto gli operatori sanitari.

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