Coronavirus: quanto tempo resiste sulle varie superfici?

Quanto tempo resiste il Coronavirus sulle superfici? Un recente studio ha risposto confrontando diversi materiali.

Quanto tempo resiste il SARS-CoV-2, agente patogeno del Covid-19, sulle superfici e nell’aria? Sono tantissime le persone che si pongono domande in merito, consapevoli del fatto che, con informazioni chiare in merito, è possibile ottimizzare le linee guida per il controllo della diffusione del virus. Nelle prossime righe, cerchiamo di rispondere assieme a questa cruciale domanda, partendo ovviamente da testimonianze scientifiche.

Cosa sappiamo sulla trasmissione del virus

Quando si parla delle modalità di trasmissione del virus, la prima cosa da sapere riguarda il fatto che le goccioline di saliva sono il principale veicolo di contagio. Non a caso, fin dall’inizio dell’emergenza si raccomanda di tossire e starnutire in un fazzoletto monouso da gettare subito via.

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Lo studio sulla resistenza sulle superfici

In uno studio i cui dettagli sono stati pubblicati sulle pagine della rivista The New England Journal of Medicine, i ricercatori hanno comparato il virus SARS-CoV-1 e il SARS-CoV-2 per quanto riguarda la resistenza sulle superfici e nell’aria.

Il team di esperti, attivo presso l’Istituto di Nazionale di Allergie e Malattie Infettive di Hamilton (i professionisti in questione hanno collaborato con un’equipe dell’Università di Princeton), ha testato la resistenza del virus in diverse condizioni ambientali. 

Parliamo nello specifico di plastica, acciaio inossidabile e non, rame e cartone. Gli studiosi hanno scoperto che entrambi i virus erano rilevabili sul rame fino a 4 ore dopo la contaminazione. Per quanto riguarda il cartone, hanno invece riscontrato una resistenza di 24 ore.

Per quel che concerne la plastica e l’acciaio, è stata notata una resistenza fino 2 o 3 giorni dopo. Fondamentale è specificare che i risultati in questione sono in linea con quelli notati in passato in merito agli altri Coronavirus.

Il commento dell’esperto

Il Dottor James Lloyd-Smith, tra gli autori senior dello studio, ha posto l’accento sul fatto che il SARS-CoV-2 si trasmette per contatto praticamente casuale. Per questo motivo, l’esperto ha definito il patogeno come un agente molto difficile da tenere sotto controllo.

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