Coronavirus: pazienti italiani salvati con valvole stampate in 3D

Dieci pazienti affetti da Coronavirus possono respirare grazie a delle valvole stampate in 3D da un'azienda italiana e donate all'Ospedale di Brescia.

L’emergenza Coronavirus sta mettendo a durissima prova il sistema sanitario italiano, ma sta anche mettendo in risalto l’energia e l’inventiva di tantissimi professionisti.

Una testimonianza di questo fervore riguarda il caso delle valvole per ventilatori polmonari stampate in 3D. In un contesto dove la carenza di attrezzature mediche e di posti letto si sta rivelando molto pericolosa per i pazienti di Covid-19, l’idea di Christian Fracassi, CEO e fondatore dell’azienda Isinnova, si è rivelata un’ancora di salvezza per tante persone.

Le valvole per i respiratori all’ospedale di Brescia

Le valvole stampate in 3D per gli apparecchi di respirazione assistita sono state inviate all’ospedale di Brescia, uno dei poli lombardi maggiormente coinvolti nella gestione dell’emergenza Coronavirus.

Issinova è stata individuata a seguito del contatto, da parte del fondatore di FabLab Milano, di numerose realtà attive nel campo della stampa 3D.

Le valvole sono state realizzate in tempo record e, già il 14 marzo, sono state messe in funzione, permettendo a diversi pazienti – dieci per la precisione – del nosocomio lombardo di ricevere le cure adeguate. Questa vicenda è stata ripresa dai media di tutto il mondo.

Non è la prima volta che la stampa 3D dimostra la sua utilità in campo medico. Uscendo un attimo dalla questione Coronavirus ricordiamo che, non più tardi di un anno fa, un team chirurgico ha proceduto al trapianto di un orecchio medio stampato in 3D.

Attualmente sono in corso diverse ricerche dedicate all’utilizzo di cellule viventi nella stampa 3D di tessuti cardiaci. Si potrebbe andare avanti ancora molto a parlare di come la stampa 3D ha cambiato il presente e di come potrebbe cambiare il futuro.

Degno di nota a tal proposito è il suo utilizzo, da parte dei professionisti del Kennedy Space Center della NASA, per la costruzione di alloggi per chi, in un futuro non si sa quanto lontano, si insidierà sulla Luna o su Marte.

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