Coronavirus: cos’è il vaccino Oxford e come funziona?

Messo a punto nei laboratori dello Jenner Institute dell'Università di Oxford, ha già superato la fase di sperimentazione sugli animali.

In queste ore, si sta parlando tantissimo del cosiddetto vaccino Oxford. Ovviamente si tratta di un vaccino per il Coronavirus, il cui sviluppo ha coinvolto la Irbm di Pomezia. Come funziona di preciso? Vediamo qualcosa in merito nelle prossime righe.

Vaccino Oxford: ecco cosa sapere

Il cosiddetto vaccino Oxford – il nome preciso della sperimentazione è ChAdOx1 nCoV-19 – è stato sviluppato nei laboratori dello Jenner Institute dell’università della città britannica, tra i poli accademici più prestigiosi al mondo.

Il progetto in questione è stato oggetto di ingenti stanziamenti di fondi istituzionali da parte del Regno Unito e degli USA. Tra i motivi dietro al forte interesse su scala mondiale è possibile ricordare innanzitutto i risultati interessanti, che sono stati raggiunti a tempo di record. firma

Il vaccino Oxford contro il Covid-19, infatti, si è già dimostrato efficace su modelli animali. Mentre stiamo scrivendo, la fase dedicata alla sperimentazione sull’uomo ha avuto inizio da un po’ e si trova in un momento decisivo.

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Già realtà i test sui primi volontari

Per rendersi conto del percorso fatto dalla sperimentazione del vaccino Oxford, è il caso di ricordare che è già realtà da tempo la fase dei test sui volontari. Archiviato questo step, sono state coinvolte 10.000 persone, il campione di uno studio di fase 2/3. Oggi come oggi, si attende il responso definitivo.

A questo punto, è naturale chiedersi in che modo questo vaccino funzioni. Gli esperti che l’hanno sviluppato hanno lavorato mettendo al centro la tecnica del cosiddetto vettore virale. Di cosa si tratta? Di un virus molto simile a quello che si intende combattere ma privo di aggressività. A quest’ultimo, fanno riferimento quelle informazioni genetiche che dovrebbero innescare la risposta immunitaria nel soggetto a cui il vaccino viene inoculato.

I vettori virali – attualmente quelli più utilizzati sono ricavati da retrovirus, adenovirus, virus adenoassociati ed herpes virus – vengono prodotti dalla Irbm di Pomezia. Concludiamo ricordando che si prospetta una capacità produttiva totale di due miliardi di dosi.

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