Coronavirus: chi sono i debolmente positivi? Quanto sono contagiosi?

Il loro numero è sempre più alto e la loro situazione al centro dell'attenzione scientifica.

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Nelle ultime settimane, quando si parla di Coronavirus si fa spesso riferimento ai soggetti debolmente positivi. Chi sono? Cosa significa questa definizione? Nelle prossime righe, cerchiamo di capire qualcosa di più in merito.

Debolmente positivi: ecco cosa sapere

Quando si utilizza la definizione “debolmente positivo”, si inquadra il risultato di un tampone in cui, per riscontrare l’RNA virale, è necessario amplificare più volte. Secondo gli esperti, in questo caso si ha a che fare con tracce di RNA virale residue e inattive.

Tra le domande che ci si pongono quando si fa riferimento alla debole positività, rientrano gli interrogativi sul basso livello di contagiosità. Cosa si può dire in merito? Che diversi studi, tra i quali è possibile citare un lavoro di ricerca i cui dettagli sono stati pubblicati lo scorso aprile sulle pagine della rivista Nature.

In questo lavoro di ricerca, si conferma che, a singolo millilitro di espettorato, quando le copie dell’RNA di virus sono sotto le 100mila, la carica infettiva del paziente è bassa. A esprimersi in merito alla situazione dei debolmente positivi ci ha pensato anche Matteo Bassetti, che ha sottolineato come questi soggetti non siano più contagiosi.

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Le nuove linee guida dell’OMS

L’aumento dei casi debolmente positivi ha portato l’OMS a mettere in atto una modifica delle linee guida della gestione delle dimissioni e delle guarigione. Oggi come oggi, infatti, per potersi dire guariti dal Covid-19 è sufficiente non presentare sintomi per 3 giorni consecutivi.

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