Come il Coronavirus conquista una cellula umana

Osservare i virioni – singole particelle virali – possedute da un virus non è d’immediata fattibilità. Eppure, queste immagini sbalorditive mostrano la penetrazione del virus SARS-CoV-2 che infetta le cellule umane.

Covid-19, come si comporta il virus nell’uomo

“L’osservazione più sorprendente è stata il numero di virioni prodotti da una singola cellula infetta. Alcune di queste cellule infettate erano così voluminose che si sono staccate dall’epitelio dando l’impressione che stessero per scoppiare e creare un passaggio ideale per questi virioni per infettare il polmone distale o uscire dal naso per infettare la persona successiva”, ha spiegato Camille Ehre – assistente Professore presso il Marsico Lung Institute della University of North Carolina School of Medicine.

Sono stati proprio gli scienzati della University North Carolina a rilasciare le immagini. Nello specifico, cosa mostrano?

Nell’immagine sono evidenti centinaia di puntini sfocati (in rosso) e rappresentano i Coronavirus che coprono la cellula (in turchese) bronchiale.

Per comprendere meglio le piccole dimensioni del Coronavirus (come tutti gli altri tipi di virus) è possibile fare un riferimento alla grandezza dei globuli rossi pari a 7.000 nanometri in confronto ai 50 e 200 nanometri del virus questo spiegherebbe anche la loro facilità penetrativa e la difficoltà nell’osservarli tramite il microscopio ottico: l’invasione dei virioni prodotti e rilasciati nell’apparato respiratorio umano è il modo con cui il virus invade l’organismo.

Servendosi delle cellule ospiti producono copie di sé stessi, riproducendosi e diffondendosi. Un processo a catena.

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Perché si chiamano “Coronavirus”?

Solitamente un virus è costituito da un filamento di RNA (altri anche da un doppio filamento), l’RNA rappresenta il materiale genetico ed è coperto da un doppio strato lipidico e da proteine.

I coronavirus prendono proprio il nome dalla somiglianza ad una “corona” delle loro strutture di proteine e costituiscono la “chiave” di accesso del patogeno nella cellula ospite generando la malattia.

“Un’enorme carica virale è quindi disponibile per diffondersi all’interno di un individuo e infettare l’epitelio olfattivo spiegando il sintomo comune della perdita di olfatto e infettare anche le ghiandole salivari il che spiegherebbe il sintomo della bocca secca. Il peggio arriva quando il virus si diffonde nei polmoni producendo una polmonite che causa mancanza di respiro. Condizione che può portare alla morte.”, conclude Camille Ehre.

Questo studio può condurre ad un avanzamento delle ricerche, comprendendo i processi infettivi si potrebbe giungere ad una risoluzione tanto attesa. Il 2020 è già stato sconvolto dal Covid-19, la speranza in una regressione della pandemia non smette di esistere.

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