Come fa il nostro cervello a distinguere gli odori?

A chiarire questo dubbio ci ha pensato un recente studio statunitense.

Un recente studio condotto su un campione di topi ha chiarito un interrogativo molto diffuso. Di cosa si tratta? Della domanda relativa ai processi che il cervello concretizza per riconoscere gli odori.

I dettagli dello studio

Il lavoro di ricerca sopra ricordato è stato condotto da un team attivo presso la Grossman School of Medicine della New York University (USA). I risultati inmrito sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Science.

Gli esperti sopra citati hanno creato un odore artificiale che, successivamente, hanno testato su alcuni topi, agendo con lo scopo di analizzare i meccanismi cerebrali correlati alla percezione olfattiva.

Come evidenziato dal Dottor Edmond Chung, uno dei principali autori della ricerca, decodificare il modo in cui il cervello differenzia gli odori è tutto tranne che facile. A detta dell’esperto, il motivo è legato al fatto che, a differenza di quanto accade con la vista, la scienza non conosce ancora alla perfezione gli elementi caratteristici di ciascun odore.

I ricercatori che hanno condotto lo studio sopra ricordato hanno creato una sorta di ‘firma elettronica’ che il cervello dei ratti è riuscito a riconoscere come un odore. Successivamente, gli esperti hanno analizzato le risposte nervose, con lo scopo di capire meglio come funziona il senso dell’olfatto.

Si sono concentrati nello specifico sul bulbo olfattivo, situato dietro al naso. Secondo quanto rilevato da precedenti ricerche, le molecole collegate ai profumi attivano le cellule dei recettori del naso, che inviano i loro segnali elettrici alle fibre situate nel bulbo, conosciute con il nome di glomerulo. Successivamente, vengono trasmesse ai neuroni. FIRMA

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Un sistema che ricorda quello del riconoscimento dell’udito

In questo nuovo studio, gli esperti si sono impegnati a seguire il percorso di un odore specifico attraverso differenti tipi di neuroni. Usando una tecnica conosciuta con il nome di optogenetica, in grado di provocare l’attivazione dei neuroni attraverso la luce, hanno permesso ai topi di arrivare a riconoscere il sopra citato odore sintetico.

Entrando nel dettaglio del loro esperimento, ricordiamo che prevedeva l’attivazione dei sei fasci nervosi, con il fine di capire in che modo il cervello riesce ad analizzare gli odori. Lavorando con il sistema della ricompensa, dopo il primo riconoscimento hanno invertito l’ordine dei fasci. A fronte di questo cambiamento, hanno scoperto un tasso di riconoscimento degli odori inferiore del 30%.

Al follow up dello studio, hanno concluso che il riconoscimento degli odori da parte del bulbo olfattivo funziona in maniera molto simile al riconoscimento di un motivo musicale, con le prime note decisive ai fini del risultato. Con in mano un modello per il tempo e l’ordine di attivazione del glomerulo, è possibile iniziare a esaminare il tipo e il numero di recettori richiesti dal bulbo olfattivo per identificare i singoli odori.

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