Alzheimer: scoperti 4 sottotipi della malattia, il trattamento sarà personalizzato

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  • Ricercatori sono riusciti a identificare 4 sottotipi di Alzheimer tramite l’utilizzo della PET.
  • Questi sottotipi sono accumunati dalla diffusione della proteina tau (responsabile del morbo di Alzheimer) in diverse aree del cervello.
  • Di conseguenza, i sintomi e le prognosi si differenziano tra loro. Una scoperta che potrebbe implementare i trattamenti personalizzati per i pazienti affetti da Alzheimer.

Siamo abituati a sentire parlare di Alzheimer, forse perché un genitore o un parente ne soffre oppure perché è quella malattia neurodegenerativa che nessuno vorrebbe aver diagnosticata: difatti, un malato di Alzheimer perde ogni giorno una parte si se stesso e sappiamo che la prognosi è variabile in base all’età e al momento dell’insorgenza della malattia.

Oggi possiamo dire che non è esattamente così, uno studio pubblicato su Nature Medicine ha mostrato che la proteina tau (responsabile del morbo di Alzheimer) ha 4 tipi distinti tipi di diffusione causando sintomi diversi con prognosi diverse.

L’Alzheimer: una malattia irreversibile

Si stima che in Italia ci siano 600.000 persone colpite dal morbo di Alzheimer (ricordiamo che il nostro paese è il secondo più longevo al mondo) a differenza della Francia dove le persone colpite sono 900.000. Tuttavia, questa malattia è la forma di demenza più comune legata all’età.

Attualmente è una malattia incurabile che ‘attacca’ le cellule nervose del nostro SNC (Sistema Nervoso Centrale): queste sono destinate alla morte e alla perdita delle loro funzioni (e connessioni) in maniera irreversibile.

L’irreversibilità stessa è una parola che fa tremare perché vuol dire che non non esiste una guarigione. Non c’è un ritorno al passato, né un vivere il presente, né la possibilità di orientarsi in un futuro: si assiste ad un decadimento cognitivo, irreversibile, appunto.

Ma i ricercatori continuano a studiare la progressione della malattia, le differenti prognosi e aspettative di vita possono essere una leggera ‘consolazione’, al momento.

La malattia di Alzheimer è una malattia ancora più eterogenea di quanto si pensasse in precedenza“, spiega Jacob Vo-gel della McGill University, autore principale dello studio pubblicato su Nature Medicine; ad emergere è la necessità di rivalutare il concetto Alzheimer tipico e a lungo termine utilizzare dei nuovi metodi per valutare la progressione della malattia.

La proteina tau è responsabile dei 4 tipi di Alzheimer

Le metodiche diagnostiche come la PET (tomografia a emissione di positroni) continuano ad essere di grande supporto ai medici per individuare la diffusione della proteina tau nella corteccia cerebrale.

Lo studio pubblicato su Nature Medicine ha reso noto la scoperta di 4 tipi di Alzheimer dati da una differente diffusione della proteina tau spiegando così perché i malati d’Alzheimer hanno sintomi e prognosi differenti. Questo, “Ci fa anche chiedere se i quattro sottotipi potrebbero rispondere in modo diverso a trattamenti diversi“, ha detto Oskar Hansson, professore di neurologia presso l’Università di Lund, che ha supervisionato lo studio.

Ecco come si diffonde la proteina tau:

1. Nel primo caso si annida nel lobo temporale colpendo così la memoria.
2. Il secondo sottotipo, si diffonde al resto della corteccia cerebrale. La persona ha meno problemi di memoria rispetto alla prima variante, ma d’altra parte ha più difficoltà con le funzioni esecutive, cioè la capacità di pianificare e formare un’azione.
3. Nel caso del terzo sottotipo, l’accumulo di tau avviene nella corteccia visiva generando difficoltà nell’orientamento e nella distinzione di forme e contorni, distanza, movimento e posizione degli oggetti in relazione ad altri oggetti.
4. Il quarto sottotipo è predominato dalla proteina tau che si diffonde nell’emisfero sinistro colpendo maggiormente le abilità linguistiche del soggetto.

Una scoperta che apre gli orizzonti a nuove forme di trattamenti personalizzati.