Un vaccino per prevenire il tumore del pancreas: primi test

Testato su venti persone a rischio: il sistema immunitario ha risposto nel 90% dei casi. Ma lo studio non era progettato per dimostrare l'efficacia.

Questo articolo ha finalità informativa. Non sostituisce il parere del medico curante. Il vaccino di cui si parla è sperimentale e non è disponibile.

Laboratorio scientifico

Finora i vaccini contro i tumori servivano a curare chi era già malato. Questo prova invece a impedire che il tumore si formi.

È la prima volta che un vaccino di questo tipo viene testato sulle persone.

Cosa è stato provato

Il vaccino si chiama mKras-Vax. Lo hanno sviluppato i ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center, negli Stati Uniti.

I risultati sono stati pubblicati il 16 luglio su Cancer Discovery, una rivista scientifica dell’American Association for Cancer Research.

Come funziona

Nel nostro corpo c’è un gene chiamato Kras. Funziona come un interruttore.

Quando è acceso, dice alle cellule di crescere e moltiplicarsi. Poi si spegne.

In alcune persone quell’interruttore si guasta e resta acceso, e le cellule continuano a moltiplicarsi. È così che può nascere il tumore del pancreas più comune.

L’idea del vaccino

Le cellule con quel guasto sono diverse dalle altre. Hanno un segno riconoscibile.

Il vaccino insegna al sistema immunitario a riconoscere quel segno e a distruggere quelle cellule prima che diventino un tumore.

Il vaccino prende di mira i sei guasti più frequenti del gene Kras.

Perché proprio il pancreas

C’è una ragione precisa.

Il tumore del pancreas più diffuso non nasce all’improvviso. Spesso si sviluppa nel corso di molti anni, partendo da piccole lesioni come le cisti.

Questo lascia una finestra di tempo, e in quella finestra si può provare a intervenire.

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Chi ha partecipato

Lo studio ha coinvolto venti persone.

Erano tutte persone con una predisposizione ereditaria al tumore del pancreas, e tutte avevano già un’anomalia dell’organo vista con gli esami di immagini.

Non erano malate di tumore, ma erano persone a rischio.

Come si è svolto

I partecipanti hanno ricevuto quattro dosi nell’arco di tredici settimane.

Le somministrazioni sono avvenute tra aprile 2022 e febbraio 2026. I ricercatori hanno poi seguito i partecipanti con esami del sangue e controlli.

I risultati

Il primo dato riguarda la risposta del sistema immunitario.

In diciotto persone su venti, cioè nel 90% dei casi, il sistema immunitario ha reagito. Le difese specifiche contro il gene guasto sono aumentate in media di oltre diciotto volte.

Il secondo dato riguarda la salute dei partecipanti. Dopo un periodo di controllo di circa sedici mesi e mezzo, nessuno ha sviluppato il tumore del pancreas.

Alcune lesioni che c’erano già si sono ridotte, altre hanno smesso di crescere.

Gli effetti collaterali

Il vaccino è risultato sicuro.

Tutti gli effetti indesiderati sono stati lievi o moderati. I più comuni sono stati reazioni nel punto dell’iniezione, stanchezza, brividi e sintomi simili all’influenza.

Si sono risolti tutti da soli, senza bisogno di cure.

Cosa dicono i ricercatori

Elizabeth Jaffee è vicedirettrice del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e una delle autrici principali dello studio.

“Questo è solo l’inizio, ma i risultati suggeriscono che il sistema immunitario si sta attivando”, ha dichiarato.

E ha aggiunto: “Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma questo è un buon inizio mirato alla prevenzione: un obiettivo a cui nessuno aveva pensato prima. La possibilità di vaccinare precocemente le persone a rischio per cercare di prevenire lo sviluppo del cancro in futuro è un’opportunità importante”.

Cosa questo studio non dimostra

Qui serve chiarezza, perché il punto è importante.

Lo studio era di fase 1, cioè il primo gradino della sperimentazione. Serve a capire se una cosa è sicura, non se funziona.

Gli autori lo scrivono esplicitamente: la ricerca è stata progettata per valutare la sicurezza e le risposte immunitarie, non per stabilire se il vaccino previene il tumore.

Aggiungono anche che il numero ridotto di partecipanti e il periodo di osservazione relativamente breve non permettono di trarre conclusioni sull’efficacia.

Perché allora è una notizia

Perché fino a oggi nessuno aveva mai provato questa strada sull’uomo.

I vaccini contro il cancro sperimentati finora erano pensati per chi si era già ammalato. Il primo test del vaccino Kras, nel 2020, riguardava pazienti già operati e a rischio di ricaduta.

Questo è il primo pensato per prevenire.

Cosa succede adesso

Serviranno studi più ampi, con più partecipanti e periodi di osservazione più lunghi.

Solo allora si potrà sapere se quei primi risultati reggono. Al momento il vaccino non è disponibile.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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