Nuova ondata di caldo tra fine luglio e agosto: i 6 gesti da fare adesso

Secondo Fabrizio Pregliasco, i modelli meteo internazionali indicano una nuova espansione dell'alta pressione sul Mediterraneo tra fine luglio e inizio agosto: i giorni più freschi vanno usati per preparare il sistema sanitario e proteggere le persone più fragili.

Questo articolo ha finalità informativa. Non sostituisce il parere del medico curante. In caso di malessere legato al caldo, rivolgiti al tuo medico o ai servizi di emergenza.

Anziano si idrata al riparo dal caldo, tema prevenzione delle ondate di calore

La tregua dal caldo di questi giorni non è la fine dell’estate rovente. È solo una pausa. E va usata per prepararsi a quello che arriva dopo. Lo dice Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale.

Cosa dicono i modelli meteo

Le correnti più fresche hanno ridimensionato l’anticiclone africano. Il calo si sente soprattutto al Centro-Nord. Ma i modelli internazionali indicano già un cambio di rotta.

Ecco cosa spiega Pregliasco, che è anche past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International: “L’Italia sta vivendo una fase di relativa attenuazione del caldo, soprattutto al Centro-Nord, grazie all’ingresso di correnti più fresche che hanno ridimensionato temporaneamente l’anticiclone africano. Tuttavia, le elaborazioni dei principali modelli meteo matematici internazionali, in particolare ECMWF, indicano che tra la fine di luglio e l’inizio di agosto è probabile una nuova espansione dell’alta pressione sul Mediterraneo, con temperature nuovamente superiori alla media climatica, soprattutto al Centro-Sud, pur in un contesto che potrà mantenere una certa instabilità al Nord”.

Perché questa pausa non va fraintesa

Il punto riguarda come leggiamo questi giorni più freschi. Non sono la fine dell’emergenza. Sono un intervallo. Le estati italiane ormai funzionano così: brevi tregue e poi nuove ondate di calore.

Il rischio è abbassare la guardia proprio adesso. Chi assiste una persona anziana dovrebbe fare il contrario. Lo stesso vale per chi ha una malattia cronica. E per chi lavora all’aperto. I giorni di respiro servono a rivedere le protezioni, non ad archiviare il problema.

Il meteo come strumento di prevenzione

Pregliasco propone un cambio di sguardo. Le previsioni meteo non servono solo a decidere se uscire con l’ombrello. Possono diventare uno strumento di medicina preventiva. Lo stesso ruolo che hanno i modelli epidemiologici durante un’epidemia.

Queste le sue parole: “Questa alternanza tra brevi tregue e nuove ondate di calore è ormai una caratteristica delle nostre estati. Non dobbiamo interpretare questi giorni più freschi come la conclusione dell’emergenza, ma come una finestra utile per preparare il sistema sanitario e sociale a un possibile nuovo stress termico. I modelli previsionali rappresentano oggi uno strumento fondamentale anche per la medicina preventiva. Così come utilizziamo i modelli epidemiologici per stimare l’andamento di un’epidemia, possiamo utilizzare quelli meteorologici per anticipare gli effetti del caldo sulla salute, attivando misure di protezione per le persone più fragili, organizzando i servizi territoriali e informando tempestivamente la popolazione. Con il cambiamento climatico le ondate di calore non sono più eventi eccezionali, ma rischi prevedibili. La sfida non è soltanto affrontarle quando arrivano, ma utilizzare le informazioni disponibili per prevenirne il più possibile le conseguenze sulla salute pubblica”.

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Cosa significa in pratica

Il ragionamento porta a tre livelli di intervento. Il primo riguarda le persone fragili. Anziani, malati cronici, bambini piccoli. Il secondo riguarda i servizi sul territorio. Possono organizzarsi per tempo, invece di rincorrere l’emergenza. Il terzo riguarda l’informazione ai cittadini. Deve arrivare prima dell’ondata di calore, non durante.

È un approccio diverso da quello a cui siamo abituati. Non si aspetta il bollino rosso per reagire. Si usa la previsione per muoversi in anticipo.

Chi rischia di più con il caldo

Le categorie più esposte sono note. Le persone anziane, perché con l’età la sete si avverte meno. Anche il corpo fatica di più a regolare la temperatura. I bambini molto piccoli, per lo stesso motivo. Chi soffre di malattie croniche del cuore, dei polmoni, dei reni o del metabolismo. Chi assume farmaci che possono interferire con la termoregolazione o con l’equilibrio dei liquidi. E chi lavora all’aperto nelle ore più calde.

Per queste persone un’ondata di calore non è solo un fastidio. È un rischio per la salute. Può aggravare condizioni già presenti.

Come prepararsi durante la pausa

I modelli indicano un nuovo rialzo tra fine luglio e inizio agosto. I giorni più freschi diventano quindi il momento giusto per organizzarsi:

  • controllare che ventilatori o climatizzatori funzionino
  • chiedere al medico se le terapie in corso richiedono attenzioni particolari con il caldo
  • individuare gli ambienti più freschi della casa
  • spostare spesa e commissioni nelle ore meno calde
  • restare in contatto con anziani che vivono soli, con controlli telefonici quotidiani
  • informarsi sui servizi attivi nel proprio comune durante le emergenze caldo

Sono gesti semplici. Funzionano meglio se fatti prima, quando c’è tempo. Non nel pieno di una giornata a 40 gradi.

Quando chiamare aiuto

Alcuni segnali non vanno ignorati. Mal di testa forte e improvviso. Confusione o difficoltà a parlare. Nausea e vomito. Crampi muscolari intensi. Pelle molto calda e asciutta, senza sudore. Battito accelerato.

Sono sintomi che possono indicare un colpo di calore. In questi casi serve aiuto medico subito. Nell’attesa, la persona va spostata in un luogo fresco e ombreggiato.

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