La nave da crociera bloccata con il virus che si trasmette tra persone: cosa sappiamo sull’Andes
Il Sudafrica ha identificato il ceppo Andes dell'hantavirus in due passeggeri della MV Hondius: 3 morti, 8 casi, possibile trasmissione interumana. L'OMS segue la situazione.
Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere medico. Per qualsiasi sintomo o dubbio, rivolgersi al proprio medico.
Tre morti, almeno otto casi tra confermati e sospetti, e un virus che si trasmette tra persone in modo raro ma documentato. Il 6 maggio 2026 il Ministero della Salute sudafricano ha comunicato al parlamento che i test eseguiti dal National Institute for Communicable Diseases (NICD) hanno identificato il ceppo Andes dell’hantavirus in due passeggeri evacuati dalla nave da crociera olandese MV Hondius: una donna olandese deceduta a Johannesburg e un uomo britannico ricoverato in terapia intensiva. Il ceppo Andes è l’unico hantavirus per cui esiste evidenza di trasmissione interumana. L’OMS, che ha classificato il rischio globale come basso, ha disposto il monitoraggio attivo della situazione e il coordinamento internazionale tra i paesi coinvolti.
Indice dell'articolo
Cos’è successo sulla MV Hondius
La MV Hondius è una nave da crociera gestita dalla compagnia olandese Oceanwide Expeditions. Il 1° aprile 2026 è partita da Ushuaia, in Argentina, con 147 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio, rappresentanti 23 nazionalità. Il percorso ha toccato destinazioni remote e ad alta biodiversità: l’Antartide continentale, Georgia del Sud, l’isola Nightingale, Tristan da Cunha, Sant’Elena e Ascensione. La presenza di fauna selvatica in queste aree, compresa quella dei roditori, è al centro delle indagini epidemiologiche in corso.
I primi sintomi risalgono al 6 aprile 2026. Secondo il Disease Outbreak News dell’OMS (DON599, 4 maggio 2026), la sequenza clinica dei casi documentati si è sviluppata così:
Il primo paziente, un uomo adulto, ha sviluppato febbre, cefalea e diarrea lieve il 6 aprile. La situazione si è deteriorata rapidamente: il 11 aprile ha presentato distress respiratorio acuto ed è deceduto a bordo nella stessa giornata. Non sono stati eseguiti test microbiologici. La salma è stata sbarcata a Sant’Elena, territorio britannico d’oltremare, il 24 aprile.
La seconda paziente, una donna adulta e contatto stretto del primo caso, ha lasciato la nave a Sant’Elena il 24 aprile con sintomi gastrointestinali. Le sue condizioni si sono aggravate durante il volo verso Johannesburg, in Sudafrica, il 25 aprile. È deceduta all’arrivo al pronto soccorso il 26 aprile. Il 4 maggio la conferma PCR: hantavirus. Le autorità hanno avviato il tracciamento dei contatti presenti sullo stesso volo.
Il terzo paziente, un uomo adulto, si è presentato al medico di bordo il 24 aprile con febbre, dispnea e segni di polmonite. Il 26 aprile le condizioni sono peggiorate. È stato evacuato dall’isola di Ascensione verso il Sudafrica il 27 aprile, dove si trova tuttora ricoverato in terapia intensiva. Il test PCR per hantavirus è risultato positivo il 2 maggio 2026. Sono in corso sequenziamento genomico, sierologia e analisi metagenomiche.
Una quarta paziente, con polmonite a insorgenza il 28 aprile, è deceduta il 2 maggio 2026.
Al 4 maggio l’OMS contava sette casi totali (due confermati, cinque sospetti), con tre decessi, un paziente in terapia intensiva e tre con sintomi lievi ancora a bordo. Al 6 maggio i casi totali erano saliti a otto, con un ulteriore paziente confermato positivo ricoverato all’Ospedale Universitario di Zurigo, in Svizzera, dopo essere rientrato da un viaggio in Sud America a fine aprile.
Il ceppo Andes: l’unico hantavirus che passa tra persone
L’hantavirus appartiene alla famiglia Hantaviridae, ordine Bunyavirales. Sono stati identificati oltre 20 ceppi patogeni per l’uomo. Nell’emisfero americano, il virus Sin Nombre è il principale responsabile della Hantavirus Pulmonary Syndrome (HPS) in Nord America, mentre l’Orthohantavirus andesense (virus Andes) è il ceppo dominante in Sud America, in particolare in Argentina e Cile.
Il NICD del Sudafrica, nella presentazione al parlamento del 6 maggio, ha dichiarato esplicitamente: “Questo è l’unico ceppo noto per causare trasmissione da persona a persona, ma tale trasmissione è molto rara e avviene esclusivamente attraverso contatti molto stretti”.
Il virus Andes è stato caratterizzato per la prima volta in Argentina nel 1995. Il primo evento documentato di trasmissione interumana risale al 1996, durante un’epidemia a El Bolsón, nella provincia argentina di Río Negro. Da allora, episodi analoghi sono stati registrati sporadicamente in Argentina e Cile, sempre associati a contatti stretti e prolungati: condividere lo stesso letto, mangiare nello stesso piatto, stare a lungo in ambienti chiusi con un paziente infetto. Non si tratta di trasmissione per via aerea nel senso convenzionale del termine.
La mortalità dell’HPS da virus Andes nelle Americhe è significativa: secondo i dati OMS relativi al 2025, la case fatality rate nelle Americhe era del 25,7% (59 decessi su 229 casi notificati fino alla settimana epidemiologica 47). La letteratura scientifica peer-reviewed riporta tassi fino al 50% per il ceppo Andes specificamente.
| Caratteristica | Virus Andes | Altri hantavirus americani |
|---|---|---|
| Area endemica | Argentina, Cile, Uruguay | America del Nord (Sin Nombre), vari Paesi |
| Trasmissione principale | Roditori (Oligoryzomys longicaudatus) | Roditori |
| Trasmissione interumana | Documentata (rara) | Non documentata |
| Mortalità HPS | Fino al 50% | 21-38% (Sin Nombre) |
| Terapia specifica | Nessuna approvata | Nessuna approvata |
| Vaccino disponibile | No | No |
Come si trasmette e come si riconosce
La via di trasmissione primaria dell’hantavirus (incluso il ceppo Andes) è la via zoonotica: il contatto con urine, feci o saliva di roditori infetti, oppure con superfici contaminate. Attività come la pulizia di edifici con infestazioni di roditori, il campeggio in aree rurali e l’ecoturismo in zone endemiche sono tra i principali fattori di esposizione.
L’incubazione dura tipicamente da 2 a 4 settimane (in casi estremi da 1 a 8 settimane). I sintomi iniziali della Hantavirus Cardiopulmonary Syndrome (HCPS) comprendono: cefalea, brividi, febbre, dolori muscolari (mialgia) e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. A questi segue, in modo brusco, l’insorgenza di distress respiratorio e ipotensione.
La diagnosi si effettua con test sierologico (ricerca di anticorpi IgM o titoli crescenti di IgG tramite ELISA) oppure con RT-PCR per rilevare l’RNA virale.
Non esistono trattamenti antivirali approvati specificamente per l’HCPS. La gestione è essenzialmente di supporto: somministrazione attenta di liquidi, monitoraggio emodinamico, supporto respiratorio. Nei casi più gravi possono essere necessari la ventilazione meccanica, l’uso di vasopressori e, nei casi di insufficienza cardiopolmonare severa, l’ossigenazione extracorporea (ECMO). Il ribavirina, pur efficace nell’HPS emorragica renale (forma asiatica ed europea), non ha dimostrato efficacia nell’HCPS e non è approvato per questa indicazione.
Al 6 maggio la MV Hondius era ancora ancorata al largo di Praia, capitale di Capo Verde. Il governo spagnolo aveva autorizzato l’approdo alle Isole Canarie, ma il presidente della regione Fernando Clavijo si era dichiarato contrario, richiedendo un incontro urgente con il primo ministro Pedro Sánchez prima di qualsiasi decisione definitiva. Il piano operativo prevedeva l’evacuazione di tre passeggeri, quindi la navigazione verso Tenerife in circa tre giorni.
Il coordinamento internazionale ha coinvolto le autorità sanitarie di Capo Verde, Paesi Bassi, Spagna, Sudafrica, Regno Unito e Svizzera, con l’OMS in ruolo di regia operativa attraverso i National IHR Focal Points. I campioni biologici sono stati inviati, con il supporto dell’OMS, anche all’Institut Pasteur de Dakar, in Senegal, per analisi parallele.
Ai passeggeri e all’equipaggio a bordo l’OMS ha raccomandato: distanziamento fisico massimo, permanenza in cabina ove possibile, igiene delle mani frequente, monitoraggio attivo dei sintomi per 45 giorni, pulizia ambientale con metodo umido (senza spazzamento a secco) e ventilazione adeguata. Chi manifesta sintomi deve isolarsi e indossare una mascherina chirurgica in presenza di sintomi respiratori.
Il rischio per il viaggiatore e per la popolazione generale
L’OMS ha classificato il rischio per la popolazione globale come basso al 4 maggio 2026, con impegno a rivalutarlo all’evolversi della situazione epidemiologica. Le autorità sanitarie di tutti i Paesi coinvolti hanno ribadito che l’evento non configura un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.
La trasmissione interumana del virus Andes è rara, richiede contatto stretto e prolungato, e non si propaga attraverso normali interazioni sociali. Secondo l’OMS, la maggior parte delle attività turistiche ordinarie non comporta alcun rischio di esposizione ai roditori o ai loro escrementi.
Il rischio più rilevante resta quello associato all’ecoturismo in aree endemiche del Sud America, al campeggio in zone rurali e alle attività che implicano il contatto con ambienti frequentati da roditori selvatici.
Il virus Andes è endemico in Argentina, Cile e Uruguay. In Europa gli hantavirus presenti (Puumala, Hantaan, Seoul) causano una sindrome renale emorragica diversa dalla sindrome polmonare, e non mostrano trasmissione interumana documentata. L’Italia registra casi sporadici di esposizione, generalmente in aree boschive, ma non da ceppo Andes.
Chi ha visitato zone rurali, foreste o ha partecipato ad attività di ecoturismo in Argentina o Cile nelle ultime 8 settimane dovrebbe monitorare l’eventuale comparsa di febbre, dolori muscolari o difficoltà respiratorie. L’incubazione può arrivare fino a 8 settimane. In caso di sintomi, è utile informare il medico del recente viaggio.
La classificazione “basso” dell’OMS riguarda il rischio per la popolazione mondiale, non la gravità della malattia nei singoli colpiti. Indica che il virus non si trasmette facilmente al di fuori di contesti di stretto contatto. La mortalità elevata nei casi confermati riguarda chi contrae l’infezione, non la probabilità che la malattia si diffonda su scala globale.
Non esiste alcun vaccino né trattamento antivirale specifico approvato per la sindrome cardio-polmonare da hantavirus. La gestione è di supporto: monitoraggio emodinamico, supporto respiratorio e, nei casi gravi, terapia intensiva con ventilazione meccanica o ECMO. La diagnosi precoce e il ricovero tempestivo in terapia intensiva migliorano le probabilità di sopravvivenza.
No. La trasmissione del virus Andes tra persone avviene esclusivamente attraverso contatto stretto e prolungato, ad esempio condividere un letto o cibo con un paziente infetto. Non è documentata trasmissione per via aerea nel senso convenzionale. Le normali interazioni sociali (conversazione, presenza negli stessi spazi pubblici) non configurano rischio di contagio.