Cicada, la variante Covid che sfugge ai vaccini
Una nuova sottovariante di SARS-CoV-2 tiene sotto osservazione i principali enti sanitari mondiali. Si chiama BA.3.2, è stata soprannominata Cicada, e al 31 marzo 2026 è presente in almeno 23 Paesi. Non è un’emergenza — ma vale la pena capire perché esperti come i virologi del CDC e i ricercatori dell’OMS le stiano dedicando attenzione crescente, soprattutto se sei nella fascia d’età over 60 o convivi con una patologia cronica.
Il punto di partenza è un dato: BA.3.2 presenta tra le 70 e le 75 mutazioni nella sequenza genetica della proteina Spike, la struttura che il virus usa per infettare le cellule, rispetto alle varianti JN.1 e LP.8.1 su cui si basano i vaccini Covid 2025-2026. Per confronto, quelle stesse varianti vaccine-target ne contavano circa 30-40. Un divario genetico di questa portata non significa automaticamente più pericolo, ma impone sorveglianza.
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Come è nata e perché si chiama Cicada
Il soprannome Cicada non è casuale: come l’insetto, che resta dormiente per anni prima di emergere in massa, BA.3.2 è rimasta latente per oltre un anno dopo la sua prima identificazione.
La variante è stata identificata per la prima volta il 22 novembre 2024 in un campione biologico raccolto in Sudafrica. Discende da BA.3, una sottovariante Omicron emersa nel 2022 che aveva circolato brevemente prima di sparire dalla scena epidemiologica. Il soprannome “Cicada” è stato coniato da T. Ryan Gregory, professore di biologia evolutiva all’Università di Guelph in Canada, lo stesso ricercatore che negli anni ha battezzato varianti come Stratus e Pirola.
Il primo rilevamento negli Stati Uniti risale al giugno 2025, in un viaggiatore di ritorno dai Paesi Bassi all’aeroporto internazionale di San Francisco. Da quel momento il tracciamento ha mostrato una traiettoria lenta ma costante: campioni di acque reflue, tamponi di viaggiatori internazionali e, progressivamente, casi clinici in più stati.
Dove circola adesso: la mappa della diffusione
Al febbraio 2026, Cicada è stata rilevata in 23 Paesi. Negli USA la variante è stata trovata in tamponi nasali volontari di quattro viaggiatori internazionali, in campioni clinici di cinque pazienti, in tre campioni di acque reflue prelevati da aerei e in 132 siti di sorveglianza delle acque reflue distribuiti in almeno 25 stati.
In Europa il quadro è più avanzato. In Germania, Danimarca e Paesi Bassi, la variante Cicada ha raggiunto il 30% dei casi durante i mesi invernali. Non è ancora la variante dominante a livello globale — negli USA quella posizione appartiene ancora a XFG, con il 53% dei campioni — ma la traiettoria è in crescita.
Al momento la variante non risulterebbe ancora rilevata in Italia, ma secondo i virologi è molto probabilmente solo questione di tempo, alla luce della rapida diffusione registrata negli ultimi mesi.
Per quanto riguarda il monitoraggio delle acque reflue, nella settimana conclusa il 21 marzo 2026, BA.3.2 era presente in almeno l’11% dei campioni di acque reflue a livello nazionale negli Stati Uniti, secondo i dati di WastewaterSCAN, il programma di tracciamento dell’Università di Stanford.
I sintomi da riconoscere
Il quadro clinico descritto finora dagli esperti non si discosta significativamente da quello delle varianti Omicron più recenti. I sintomi segnalati più frequentemente nei pazienti con infezione da BA.3.2 includono:
- Mal di gola intenso (in alcune segnalazioni descritto come “a lama di rasoio”)
- Tosse secca o produttiva
- Congestione nasale
- Stanchezza marcata
- Febbre o brividi leggeri
- Mal di testa
- Perdita parziale di gusto e olfatto (meno frequente rispetto alle varianti iniziali del virus)
Il mal di gola intenso, talvolta descritto come “razorblade throat”, sembra comparire con una certa frequenza anche con le varianti più recenti, Cicada inclusa. Si tratta però di osservazioni preliminari, non ancora confermate da studi sistematici su BA.3.2 specificamente.
Punto importante per il paziente: se stai manifestando questi sintomi, i kit per il tampone rapido domiciliare funzionano ancora. I test sono progettati per rilevare parti del virus che non cambiano rapidamente, quindi i kit per il test casalingo continuano a essere validi — basta assicurarsi che non siano scaduti.
Cosa dicono OMS e CDC sulla gravità
L’OMS ha inserito BA.3.2 nella categoria “variant under monitoring” il 23 febbraio 2026 — la soglia più bassa del sistema di allerta, che precede le classificazioni “variant of interest” e “variant of concern”. Quella soglia non è stata superata.
L’OMS specifica che non vi è evidenza di resistenza agli antivirali disponibili per combattere il Covid, come Remdesivir o Nirmatrelvir. La variante resta sensibile ai farmaci antivirali attualmente disponibili.
Al momento non ci sono segnali che BA.3.2 provochi forme più gravi di malattia rispetto alle varianti recenti. La sua diversità genetica potrebbe favorire un aumento dei contagi, soprattutto in una popolazione che non ha ancora sviluppato una risposta immunitaria specifica.
Vaccini: proteggono ancora?
Questa è la domanda che interessa di più chi ha già ricevuto il richiamo autunnale 2025. La risposta è articolata, e la chiarezza è doverosa.
I vaccini Covid 2025-2026, che prendono di mira il lignaggio JN.1, sono efficaci nel proteggere contro le forme gravi di malattia causate dai ceppi attuali. In studi di laboratorio, questi vaccini sono risultati meno efficaci contro BA.3.2, ma sono necessarie ulteriori ricerche. Secondo i virologi, i vaccini probabilmente conservano ancora una certa efficacia.
L’OMS ha dichiarato che i vaccini Covid attuali “sono attesi a continuare a fornire protezione contro le forme gravi di malattia”.
La questione che invece rimane aperta riguarda la campagna vaccinale dell’autunno 2026. Se BA.3.2 dovesse continuare a crescere nella stagione estiva, la sua inclusione nella composizione del vaccino autunnale diventerebbe un’ipotesi concreta da valutare. La sorveglianza genomica — incluso il monitoraggio delle acque reflue — è lo strumento su cui si basano queste decisioni.
Per i soggetti a rischio, gli anziani e le persone con patologie croniche potrebbero valutare una seconda dose, da pianificare indicativamente a fine primavera per coprire anche l’eventuale ondata estiva. Questo orientamento va discusso con il proprio medico di medicina generale, che può valutare il profilo individuale di rischio.
Cosa fare se hai sintomi compatibili:
- Effettua un tampone rapido (assicurati che sia nel periodo di validità indicato sulla confezione).
- Se positivo, contatta il tuo medico curante — soprattutto se sei over 65 o immunocompromesso.
- Isolati per almeno cinque giorni dalla comparsa dei sintomi o dalla positività.
- Non assumere antivirali come Paxlovid senza prescrizione medica: sono indicati per specifiche categorie di pazienti e devono essere iniziati entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi.
BA.3.2 Cicada vs varianti Omicron precedenti: confronto sinottico
| Caratteristica | JN.1 / LP.8.1 (vaccini 2025-26) | XFG / Stratus (dominante attuale) | BA.3.2 Cicada |
|---|---|---|---|
| Prima identificazione | Fine 2023 / 2024 | 2025 | 22 novembre 2024, Sudafrica |
| Mutazioni proteina Spike | ~30-40 | ~40-50 (stima) | 70-75 |
| Classificazione OMS | Variante in circolazione | Variante in circolazione | Variant under monitoring (23 feb. 2026) |
| Gravità clinica | Lieve-moderata (in assenza di fattori di rischio) | Lieve-moderata | Nessun aumento segnalato |
| Elusione immunitaria | Base di riferimento | Moderata | Maggiore (studi in laboratorio) |
| Efficacia vaccini attuali (forme gravi) | Alta | Alta | Probabile, da confermare |
| Risposta ad antivirali (Paxlovid) | Sì | Sì | Sì (confermata) |
| Diffusione globale | Globale | Globale (53% USA) | 23 Paesi, in crescita |
Nota editoriale: i dati sulla variante BA.3.2 provengono principalmente da studi di laboratorio e sorveglianza genomica. I dati clinici sistematici su pazienti reali sono ancora in fase di raccolta. Qualsiasi valutazione sulla gravità deve considerare questo limite metodologico.
Il soprannome è stato coniato da T. Ryan Gregory, biologo evolutivo dell’Università di Guelph (Canada). Il riferimento è alla cicala: come l’insetto, che può restare dormiente sotto terra per anni prima di emergere in massa, BA.3.2 ha circolato in modo silenzioso per oltre dodici mesi — dal novembre 2024 all’autunno 2025 — prima di aumentare la sua presenza rilevabile nei sistemi di sorveglianza globale.
Sì, e molto. La sorveglianza genomica sulle acque reflue — applicata su larga scala negli USA da programmi come WastewaterSCAN dell’Università di Stanford — rileva la presenza del virus nella popolazione settimane prima che i casi clinici diventino statisticamente visibili. È per questo che il tracciamento di BA.3.2 in 132 punti di campionamento americani è considerato un segnale rilevante, anche se i casi certificati sono ancora pochi.
È la prima delle tre soglie di allerta del sistema di classificazione OMS per le varianti SARS-CoV-2. Indica che la variante viene seguita per caratteristiche che potrebbero richiedere interventi futuri, ma non presenta ancora segnali sufficienti per essere classificata come “variant of interest” o — il livello più alto — “variant of concern”. BA.3.2 si trova a questa soglia dal 23 febbraio 2026 e non ha ancora superato quella soglia.
Le categorie identificate come prioritarie dalla letteratura clinica restano le stesse degli anni precedenti: over 65, persone immunocompromesse (per malattia o terapia farmacologica), pazienti oncologici, soggetti con patologie cardiorespiratorie croniche, diabetici. Per queste categorie, discutere con il proprio medico un eventuale richiamo vaccinale programmato per la primavera può avere senso, in vista di un possibile picco estivo.
Secondo i dati attuali dell’OMS e del CDC, sì. Non vi è evidenza di resistenza ai principali antivirali disponibili — né a Paxlovid (nirmatrelvir/ritonavir) né a Remdesivir. È importante ricordare che Paxlovid richiede prescrizione medica e deve essere iniziato entro cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi per essere efficace.
⚕️ Nota editoriale
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