Tumore al pancreas: i sintomi scambiati per stitichezza, la storia di Sarah
Sarah Williams, 53 anni, cercava lassativi per la stitichezza: le hanno trovato un cancro al pancreas. Sintomi, procedura di Whipple e dati italiani: 13.585 nuovi casi nel 2024, sopravvivenza a 5 anni all'11%.
«Sapevo che qualcosa non andava»: tumore al pancreas scambiato per stitichezza — la storia di Sarah e i dati che riguardano tutti
Sarah Williams aveva 53 anni quando, nel gennaio 2025, ha iniziato ad avere difficoltà intestinali. Residente in Inghilterra, si è rivolta più volte al proprio medico di base nei mesi successivi. La risposta ricevuta, stando a quanto racconta lei stessa, è stata sempre la stessa: andare in farmacia e comprare dei lassativi. Non c’era nient’altro da fare. Poi, mentre accudiva i nipoti, un’amica le ha notato gli occhi ingialliti. Ha chiamato il numero per le emergenze in preda all’angoscia, è stata trasportata d’urgenza al Southend University Hospital e il giorno dopo le è stato diagnosticato un carcinoma pancreatico.
In Italia, nel 2024, sono stati stimati 13.585 nuovi casi di tumore al pancreas. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si attesta all’11% per gli uomini e al 12% per le donne. Solo uno su quattro supera il primo anno. Queste cifre non sono migliorabili con l’ottimismo: sono la diretta conseguenza di una malattia che nella maggior parte dei casi si rivela quando è già troppo avanzata per essere debellata
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Perché il tumore al pancreas arriva sempre tardi
I sintomi del cancro del pancreas — dolore e perdita di peso — non sono specifici, il che porta a una diagnosi tardiva entro la quale la malattia si è diffusa. Al momento della diagnosi, il 90% dei pazienti ha un tumore localmente avanzato che ha coinvolto direttamente le strutture retroperitoneali, si è diffuso ai linfonodi regionali o ha metastatizzato al fegato o al polmone.
Il pancreas è una ghiandola a forma di pera, posizionata dietro allo stomaco, responsabile della produzione di ormoni che regolano la digestione e il metabolismo del glucosio. Dal punto di vista della diagnostica per immagini, le macchine più moderne per la tomografia computerizzata sono in grado di rilevare i tumori del pancreas e la loro eventuale diffusione a linfonodi, fegato e dotti biliari. Ma per arrivarci, occorre che il sospetto clinico sia già presente.
Il problema è che spesso non lo è. Nel 70% dei casi il tumore del pancreas viene riconosciuto tardi, quando l’adenocarcinoma duttale è già in uno stadio avanzato o metastatico. Le cause, come spiega il professor Riccardo Casadei, sono due: i sintomi iniziali sono assenti, e quando compaiono, sono così generici da non indirizzare immediatamente verso il pancreas. La velocità con cui le cellule maligne invadono linfonodi e organi vicini fa il resto.
L’ittero è qualcosa che va indagato nell’immediato, ma tutto il resto dei sintomi può essere confuso con una sintomatologia dispeptica addominale che porta la persona a rivolgersi a diversi specialisti senza mai arrivare a una giusta conclusione.
È esattamente quello che è successo a Sarah Williams.
La storia di Sarah: da gennaio 2025 al Royal London Hospital
«Non appena dicevo ai medici che ero stitica, mi rispondevano di andare in farmacia a prendere dei lassativi», ricorda Sarah. La costipazione è uno dei sintomi elencati dalle linee guida NHS per il tumore al pancreas, insieme alla diarrea e all’ingiallimento della pelle o del bianco degli occhi. La presenza di uno o più di questi sintomi non significa automaticamente avere un cancro, ma richiede una valutazione medica.
Sarah ha ricevuto la diagnosi al Southend University Hospital dopo esami del sangue e una TAC. «Eravamo tutti sconvolti. Mio marito e io siamo scoppiati in lacrime, e lui ha chiamato i nostri figli per dare loro la notizia», ricorda. «Sapevo che qualcosa non andava, ma non mi aspettavo di sentirmi dire che avevo un tumore. L’intera nostra famiglia è rimasta devastata. Ho dovuto fare in modo di non perdermi nei risultati che trovavo su Google e concentrarmi solo su come stare meglio».
Davanti a lei, tre scelte: nessun trattamento, chemioterapia, oppure chirurgia. Ha scelto la terza via.
La procedura di Whipple e le complicazioni
La procedura di Whipple — tecnicamente duodeno-cefalopancreasectomia — è l’intervento più comune per il trattamento del tumore al pancreas localizzato nella testa dell’organo. Consiste nell’asportazione della testa del pancreas, del duodeno, della colecisti e di una parte del dotto biliare, e talvolta anche di una porzione dello stomaco. Nella fase ricostruttiva, il chirurgo ricongiunge l’intestino, il dotto biliare e la porzione residua del pancreas. L’operazione richiede circa sei ore.
Sarah ha subito questo intervento al Royal London Hospital, durante il quale sono stati rimossi anche venti linfonodi circostanti al tumore. L’intervento è andato inizialmente bene. Poi i punti si sono aperti, rendendo necessaria una seconda operazione. Dimessa dopo nove giorni di monitoraggio, è tornata a casa per poche ore: si è svegliata urlando di dolore ed è stata ricoverata d’urgenza al Southend Hospital. I medici le hanno diagnosticato due emboli polmonari e una sepsi. «Per cinque giorni, tutto quello che potevano fare era aiutarmi a gestire il dolore», racconta.
Dopo cinque settimane di degenza tra due ospedali, è tornata a casa alla fine di aprile 2025. Da giugno 2025 ha iniziato 12 cicli di chemioterapia al St Bartholomew’s Hospital di Londra. Ma dopo sole sei settimane, un esame ha rivelato che i valori dei globuli bianchi e rossi erano troppo bassi per continuare. Il 28 novembre 2025 — il giorno prima del suo 53° compleanno — era di nuovo ricoverata per dolori acuti, nausea e inappetenza. Una TAC ha mostrato un ascesso epatico di 10 centimetri, poi drenato. Ha trascorso quasi tutto il periodo natalizio in ospedale, dimessa il 22 dicembre con antibiotici per via endovenosa da assumere per quattro settimane.
In gennaio 2026 una PET ha mostrato infiammazione al fegato. Le è stato proposto di attendere fino ad aprile per approfondire. Preoccupata, Sarah ha richiesto una seconda opinione privata: esami del sangue e una TAC hanno rivelato che il cancro aveva raggiunto polmoni, fegato e il letto pancreatico. Sta ora finanziando privatamente la chemioterapia.
«Mia sorella Nikki ha avviato una raccolta fondi su GoFundMe per pagare la chemioterapia in modo privato», spiega Sarah. «La quantità di supporto e messaggi che ho ricevuto è travolgente. Tante persone, ex colleghi, vecchi amici delle scuole, hanno contribuito. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine a tutti coloro che hanno donato per aiutarmi».
Tumore al pancreas in Italia: i numeri del 2024
| Indicatore | Dato | Fonte |
|---|---|---|
| Nuovi casi stimati (2024) | 13.585 (6.873 uomini / 6.712 donne) | AIOM / I numeri del cancro in Italia 2024 |
| Persone viventi dopo diagnosi | ~23.600 | AIOM 2024 |
| Sopravvivenza a 5 anni (uomini) | 11% | AIOM 2024 |
| Sopravvivenza a 5 anni (donne) | 12% | AIOM 2024 |
| Pazienti con tumore avanzato alla diagnosi | 90% | Manuali MSD |
| Pazienti che superano 1 anno dalla diagnosi | ~25% | Manuali MSD / Studi oncologici |
| Pazienti candidabili a chirurgia | 15–20% | Fondazione Veronesi |
| Casi con diagnosi tardiva (stadio avanzato) | 70% | Prof. Casadei, Starbene/AIOM |
| Fascia d’età a maggior rischio | 50–80 anni | AIRC |
I sintomi da non ignorare
Con l’avanzare della malattia, possono manifestarsi perdita di peso e di appetito, ittero — colorazione gialla degli occhi e della pelle — dolore alla parte superiore dell’addome o alla schiena, debolezza, nausea o vomito. In alcuni casi, la diagnosi può essere legata alla comparsa del diabete o al peggioramento nel controllo di un diabete preesistente.
Molti pazienti con tumore al pancreas presentano diarrea, costipazione o entrambi. La diarrea composta da feci molli, acquose, oleose o maleodoranti può essere causata da quantità insufficienti di enzimi pancreatici nell’intestino. Il diabete di nuova insorgenza nelle persone di età superiore ai 50 anni, o un improvviso cambiamento dei livelli di zucchero nel sangue nei diabetici che precedentemente avevano un diabete ben controllato, sono un campanello d’allarme.
L’ittero è il segnale più evidente a occhio nudo. Si verifica quando la bile non defluisce in modo corretto e si accumula: pelle e parte bianca degli occhi ingiallita, urine scure con tonalità simile al tè, feci chiare, prurito diffuso e persistente. In presenza di ittero, una valutazione rapida è fondamentale.
La posizione del tumore cambia il quadro clinico. Se interessa la testa del pancreas, l’ittero è più frequente. Se coinvolge corpo o coda, possono prevalere dolore alla schiena, dimagrimento e affaticamento — rendendo la diagnosi ancora più elusiva.
Dieta vegetariana e tumore al pancreas: cosa dice la ricerca più recente
Un imponente studio pubblicato sul British Journal of Cancer, condotto dai ricercatori della Cancer Epidemiology Unit di Oxford Population Health e finanziato dal World Cancer Research Fund, ha analizzato i dati di 1,8 milioni di persone in tre continenti: è il più grande studio mai condotto sulle diete senza carne e il rischio di cancro.
I risultati evidenziano una riduzione del rischio del 21% per il tumore al pancreas nei vegetariani rispetto ai consumatori di carne. Le percentuali mostrano anche una riduzione del 9% per il tumore al seno, del 12% per la prostata, del 28% per il rene e del 31% per il mieloma multiplo.
Secondo gli autori, i benefici osservati nelle diete vegetariane possono derivare da un minor apporto di grassi saturi, maggiore assunzione di fibre e BMI più basso. La correlazione con l’obesità è rilevante: il sovrappeso è già annoverato tra i fattori di rischio modificabili per il carcinoma pancreatico, insieme al fumo e all’uso eccessivo di alcol.
Attenzione però alle conclusioni troppo nette. Accanto ai dati positivi, emerge anche un elemento di criticità: nei vegetariani il rischio di carcinoma a cellule squamose dell’esofago risulta quasi doppio rispetto a chi consuma carne. E tra i vegani è stato rilevato un rischio più elevato di tumore del colon-retto. Lo stesso Tim Key, professore di epidemiologia a Oxford e co-responsabile dello studio, ha precisato che gli esiti richiedono ulteriori approfondimenti.
Gli esperti non hanno ancora identificato con certezza le cause della maggioranza dei casi di tumore al pancreas. Fumo, alcol e obesità restano i principali fattori di rischio modificabili. Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio modificabile per il cancro al pancreas e i benefici nello smettere di fumare, a qualsiasi età, sono ormai noti.
I segnali iniziali — stitichezza, diarrea, lieve dolore addominale, perdita di peso non spiegata, stanchezza — sono aspecifici e facilmente attribuibili a disturbi gastrointestinali comuni. L’ittero, l’ingiallimento di pelle e occhi, è invece il segnale più distintivo e richiede valutazione medica immediata, soprattutto se accompagnato da urine scure e feci chiare.
Il pancreas è posizionato in profondità nell’addome, dietro allo stomaco, e i tumori che vi si sviluppano non sono rilevabili alla palpazione. I sintomi nella fase iniziale sono assenti o indistinguibili da quelli di patologie benigne. Non esistono programmi di screening universali per la popolazione generale. Questi tre fattori combinati spiegano perché al momento della diagnosi il 90% dei pazienti ha già una malattia localmente avanzata o metastatica.
È la duodeno-cefalopancreasectomia, l’intervento chirurgico più comune per i tumori localizzati nella testa del pancreas. Prevede la rimozione della testa del pancreas, del duodeno, della colecisti e di parte del dotto biliare. La fase ricostruttiva riconnette intestino, vie biliari e pancreas residuo. L’operazione dura circa sei ore ed è tra le più complesse della chirurgia addominale. È praticabile solo nel 15–20% dei pazienti, quando il tumore non si è ancora diffuso.
Storicamente più diffuso tra gli uomini a causa dell’abitudine al fumo — storicamente più maschile — oggi la distribuzione si è quasi parificata. In Italia nel 2024 sono stati stimati 6.873 nuovi casi maschili e 6.712 femminili (dati AIOM). Tra le ultrasettantenni è attualmente il quarto tumore più diagnosticato. Gli esperti segnalano un aumento di incidenza anche nelle fasce d’età più giovani, in particolare nelle donne.
Lo studio più ampio mai condotto su questo tema — pubblicato sul British Journal of Cancer nel febbraio 2026, su dati di 1,8 milioni di persone seguiti per 16 anni — indica che i vegetariani presentano un rischio inferiore del 21% rispetto ai consumatori di carne. Gli autori indicano come possibili spiegazioni il maggior consumo di fibre, l’assenza di carni lavorate e un indice di massa corporea mediamente più basso. I ricercatori avvertono però che sono necessari ulteriori studi per confermare e spiegare i meccanismi.
⚕️ Nota editoriale
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