Un semplice tampone nasale può scoprire l’Alzheimer prima dei sintomi
Un tampone nasale potrebbe diagnosticare l’Alzheimer prima dei sintomi: la scoperta della Duke University.
Una nuova frontiera nella diagnosi dell’Alzheimer potrebbe passare da un semplice tampone nasale eseguito in ambulatorio. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications e condotto dai ricercatori della Duke University School of Medicine negli Stati Uniti.
L’obiettivo è intercettare la malattia prima ancora che compaiano i sintomi, cambiando radicalmente l’approccio alla diagnosi e alla gestione del declino cognitivo.
Indice dell'articolo
Come funziona il test
Il metodo è innovativo ma relativamente semplice.
I ricercatori hanno utilizzato un tampone delicato inserito nella parte più profonda del naso per raccogliere:
- cellule nervose;
- cellule immunitarie.
Dopo aver applicato uno spray anestetico, il medico introduce un piccolo spazzolino nella zona superiore della cavità nasale, dove si trovano le cellule legate alla percezione degli odori.
L’intera procedura dura pochi minuti.
L’analisi genetica delle cellule
Una volta raccolti i campioni, gli scienziati analizzano l’attività dei geni presenti nelle cellule.
Questo passaggio è cruciale perché consente di osservare in tempo reale ciò che accade nel cervello.
Dallo studio emerge che esiste un profilo genetico specifico capace di distinguere:
- soggetti sani;
- pazienti con Alzheimer in fase iniziale;
- pazienti con malattia già diagnosticata.
I risultati dello studio
La ricerca ha coinvolto 22 partecipanti.
Sono stati analizzati:
- migliaia di geni;
- centinaia di migliaia di cellule;
- milioni di dati complessivi.
Il tampone nasale ha dimostrato di individuare alterazioni cellulari anche in persone che:
- presentavano segni di Alzheimer in laboratorio;
- non avevano ancora sviluppato sintomi clinici.
I ricercatori hanno inoltre sviluppato un punteggio combinato del tessuto nasale, capace di classificare con precisione i diversi stadi della malattia.
Perché è più efficace dei test attuali
Secondo gli esperti, questo approccio potrebbe superare i test basati sul sangue.
Il motivo è chiaro:
- fornisce un’indicazione più diretta dei cambiamenti cerebrali;
- permette di individuare la malattia in fase ancora più precoce.
Un vantaggio decisivo per intervenire prima che il danno neurologico diventi irreversibile.
Le prospettive future
Il team della Duke University, in collaborazione con il Duke & UNC Alzheimer’s Disease Research Center, sta ampliando lo studio su campioni più ampi.
Tra gli obiettivi:
- verificare l’efficacia del test su larga scala;
- valutare l’utilizzo per monitorare le terapie nel tempo.
L’università ha già depositato un brevetto statunitense per questa tecnologia, segno della rilevanza clinica e commerciale della scoperta.
No, è ancora in fase di sperimentazione.
No, viene effettuato con anestesia locale ed è rapido.
Potenzialmente sì, ma servono ulteriori studi.
Sì, è uno dei principali punti di forza.