Non passa con fibre e lassativi: scoperta la “stitichezza batterica”
Studio su Gut Microbes: due batteri intestinali combinati possono assottigliare il muco protettivo e favorire stitichezza resistente ai trattamenti.
Una nuova forma di stitichezza potrebbe non dipendere da dieta povera di fibre, scarsa idratazione o sedentarietà. Ricercatori della Nagoya University Graduate School of Medicine, in Giappone, hanno identificato un possibile meccanismo batterico che renderebbe alcune persone refrattarie ai trattamenti tradizionali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Gut Microbes.
La stitichezza è un disturbo estremamente comune. Si manifesta con evacuazioni poco frequenti, meno di tre volte a settimana, sforzo durante la defecazione e feci secche e dure. Nella maggior parte dei casi, modifiche dell’alimentazione, aumento dell’attività fisica o lassativi da banco risolvono il problema. Tuttavia, una quota di pazienti continua a soffrirne nonostante questi interventi.
Secondo la nuova ricerca, in alcuni casi potrebbe essere coinvolta una combinazione di batteri intestinali.
Indice dell'articolo
Il ruolo di due batteri intestinali
Gli scienziati hanno individuato due specie comuni del microbiota: Akkermansia muciniphila e Bacteroides thetaiotaomicron. Presi singolarmente, non sono considerati dannosi. Il problema emergerebbe quando entrambi sono presenti in quantità elevate contemporaneamente.
La combinazione delle due specie sarebbe in grado di assottigliare lo strato protettivo di muco intestinale. Questo muco svolge una funzione fondamentale: mantiene le feci morbide e facilita il loro transito. Quando lo strato mucoso si riduce, le feci diventano più secche e difficili da espellere.
Nei soggetti con livelli elevati di entrambi i batteri, i ricercatori hanno osservato una “significativamente minore umidità fecale”.
Cosa cambia rispetto alla stitichezza “classica”
| Stitichezza tradizionale | Possibile stitichezza batterica |
|---|---|
| Causata da dieta povera di fibre | Causata da combinazione batterica |
| Migliora con fibre e lassativi | Può non rispondere ai trattamenti |
| Problema meccanico di transito | Alterazione dello strato mucoso |
| Idratazione efficace | Umidità fecale ridotta nonostante interventi |
Analisi clinica: i trattamenti per la stitichezza cronica mirano generalmente a stimolare il movimento intestinale. Se il problema è legato alla degradazione del muco protettivo, il meccanismo è diverso e potrebbe spiegare la scarsa risposta terapeutica in alcuni pazienti.
Lo studio sui pazienti
Il team ha analizzato campioni fecali di:
- 231 persone con malattia di Parkinson
- 54 pazienti con stitichezza cronica idiopatica (meno di tre evacuazioni settimanali senza causa nota)
- 147 persone sane
La scelta di includere pazienti con Parkinson non è casuale: la malattia può rallentare la muscolatura intestinale che spinge il cibo lungo il tratto digestivo, rendendo la stitichezza particolarmente frequente.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: chi soffriva di stitichezza (meno di tre evacuazioni a settimana) e chi no. Nei soggetti con stitichezza, entrambi i batteri risultavano aumentati.
Conferma negli esperimenti sugli animali
Per verificare i risultati, i ricercatori hanno utilizzato topi privi di microbi intestinali. Gli animali a cui è stato somministrato solo uno dei due batteri non hanno mostrato segni di stitichezza.
I topi che hanno ricevuto entrambi i batteri hanno prodotto feci meno frequenti, più secche e con livelli inferiori di mucina.
Successivamente, è stato condotto un esperimento genetico: è stata modificata una versione di Bacteroides thetaiotaomicron, eliminando il gene che avrebbe permesso a Akkermansia muciniphila di degradare il muco protettivo intestinale.
I topi con questo batterio modificato non hanno sviluppato stitichezza, anche quando è stato introdotto Akkermansia muciniphila.

Un possibile biomarcatore
Secondo i ricercatori, misurare i livelli fecali di Akkermansia muciniphila potrebbe aiutare a identificare i pazienti con questa forma di stitichezza.
“Il nostro studio suggerisce la presenza di una stitichezza batterica nell’uomo – hanno spiegato -L’abbondanza fecale di Akkermansia muciniphila potrebbe fungere da biomarcatore per identificare questi pazienti”.
Implicazioni cliniche
Se confermata da ulteriori studi, questa scoperta potrebbe cambiare l’approccio terapeutico per una parte dei pazienti con stitichezza cronica. Non si tratterebbe solo di stimolare il transito intestinale, ma di intervenire sul microbiota e sullo strato mucoso.
Al momento, la ricerca è ancora in fase sperimentale e non esistono linee guida cliniche basate su questi dati.
FAQ
Cos’è la stitichezza batterica?
Una forma ipotizzata di stitichezza legata alla combinazione di specifici batteri intestinali.
Perché i lassativi potrebbero non funzionare?
Perché il problema potrebbe non essere il movimento intestinale ma la riduzione del muco protettivo.
Chi è più a rischio?
Persone con stitichezza cronica idiopatica e pazienti con Parkinson.
Si può fare un test?
I ricercatori suggeriscono che la misurazione fecale di Akkermansia muciniphila potrebbe diventare un biomarcatore.