Il tumore al colon non “arriva dal nulla”: le cause più frequenti che spesso ignoriamo
Nel 2024 in Italia sono stimati 48.706 nuovi casi di tumore del colon-retto, tra le diagnosi più frequenti. Questo dato spiega perché la domanda “quali sono le cause del tumore al colon?” non è accademica: riguarda scelte quotidiane (dieta, movimento, alcol, fumo), storia familiare e anche l’accesso allo screening, che in Italia si ripete ogni due anni nella fascia 50-69 (in alcune regioni fino a 74).
Parlare di “cause” non significa indicare un solo colpevole. Il tumore al colon, nella maggior parte dei casi, nasce da una somma di fattori che aumentano la probabilità che cellule della mucosa intestinale accumulino danni e diventino maligne. La buona notizia è che molti di questi fattori sono noti, misurabili e prevenibili.
Indice dell'articolo
- 1 Dalla storia naturale della malattia: quasi sempre tutto parte da polipi e tempo
- 2 Età e genetica: la parte che non scegliamo
- 3 Infiammazione cronica: quando l’intestino resta “acceso” per anni
- 4 Dieta: carni lavorate e carne rossa, un legame che non è più controverso
- 5 Stile di vita: sedentarietà, obesità, alcol e fumo
- 6 Screening: non è una causa, ma cambia il destino della causa
- 7 Il rischio non è una sentenza individuale
- 8 FAQ
Dalla storia naturale della malattia: quasi sempre tutto parte da polipi e tempo
Il tumore del colon raramente esplode all’improvviso. Di regola si sviluppa lungo una traiettoria lenta che può iniziare da polipi (adenomi) e lesioni precancerose. È anche per questo che lo screening biennale ha senso: intercetta polipi e tumori in fase iniziale.
Età e genetica: la parte che non scegliamo
La prima “causa” in senso statistico è l’età: il rischio aumenta in modo marcato dopo i 50 anni. A questo si sommano familiarità e sindromi ereditarie, tra cui Lynch e poliposi adenomatosa familiare (FAP).
Chi ha un parente di primo grado con tumore del colon o con polipi importanti entra in una categoria diversa rispetto alla popolazione generale: non è un dettaglio anamnestico, è un moltiplicatore di rischio
Mappa rapida delle cause (modificabili e non)
| Categoria | Fattori principali | Cosa significa nella pratica |
|---|---|---|
| Non modificabili | Età, familiarità, sindromi ereditarie | Serve sorveglianza più stretta e percorsi dedicati |
| Storia clinica | Polipi pregressi, tumore pregresso, IBD | Aumenta la probabilità di trasformazione nel tempo |
| Stile di vita | Dieta, sedentarietà, obesità, alcol, fumo | Incide sul rischio cumulativo lungo gli anni |
Infiammazione cronica: quando l’intestino resta “acceso” per anni
Le malattie infiammatorie intestinali, come colite ulcerosa e morbo di Crohn, sono associate a un rischio più alto di tumore del colon, soprattutto quando l’infiammazione dura anni e coinvolge tratti estesi. È una relazione storicamente osservata: dove l’infiammazione diventa cronica, le cellule si rinnovano di continuo e aumentano le occasioni di errore biologico.
Dieta: carni lavorate e carne rossa, un legame che non è più controverso
Nel racconto storico della prevenzione, la dieta entra da decenni. Oggi, però, non si parla più di “ipotesi”: WCRF riassume prove forti sul fatto che il consumo di carni rosse e soprattutto carni lavorate sia una causa del tumore del colon-retto. In Italia, AIRC ricorda una stima frequentemente citata: 50 g al giorno di carni lavorate si associano a un aumento del rischio relativo nell’ordine del 16% circa, in base a documenti di riferimento riportati da AIRC
Elenco operativo (cause su cui puoi intervenire)
- Carni lavorate frequenti (salumi/insaccati): associazione con aumento del rischio.
- Sedentarietà: meno attività fisica, rischio più alto.
- Sovrappeso/obesità: l’eccesso di massa grassa è un fattore riconosciuto.
- Alcol: consumi elevati aumentano il rischio (NCI cita 3 o più bevande al giorno come soglia associata a rischio maggiore).
- Fumo: associato a rischio più alto e a lesioni precancerose.
Analisi: questi fattori non agiscono “a interruttore”, ma come contatore di esposizione: più anni e più intensità, più rischio cumulativo.

Stile di vita: sedentarietà, obesità, alcol e fumo
OMS sintetizza in modo netto i fattori di rischio legati allo stile di vita: inattività fisica, sovrappeso/obesità, tabacco e consumo di alcol. NCI conferma lo stesso quadro e aggiunge che l’attività fisica è un fattore protettivo.
C’è anche un capitolo che interessa sempre più famiglie: l’aumento di diagnosi in età più giovane osservato in diversi Paesi ha acceso i riflettori su obesità, glicemia alta e diabete, e stili alimentari moderni. Qui la storia non è chiusa: le cause “di popolazione” sono oggetto di ricerca, ma i fattori principali restano quelli noti.
Screening: non è una causa, ma cambia il destino della causa
Lo screening non “spiega” perché il tumore nasce, però spiega perché oggi muoiono meno persone rispetto a epoche in cui il colon si indagava solo quando comparivano sintomi. In Italia il Ministero della Salute indica il test del sangue occulto fecale come cardine della maggior parte dei programmi, con ripetizione biennale nella fascia 50-69 e possibilità di estensione regionale.
Il rischio non è una sentenza individuale
Una parte dei casi emerge anche in persone senza fattori di rischio evidenti. Questo non smentisce i fattori noti: ricorda che il rischio non è una sentenza individuale, è una probabilità. La storia della medicina è piena di malattie che sembravano “capricciose” finché non si sono separati i fili: genetica, infiammazione, alimentazione, metabolismo, microbiota. Oggi sappiamo molto, ma non tutto. E proprio per questo i programmi di screening restano un pilastro, perché lavorano sul tempo e sulle lesioni precoci, anche quando la causa non è facile da ricostruire.
FAQ
Qual è la causa principale del tumore al colon?
Non esiste una sola causa: i fattori più citati includono età, familiarità/genetica, polipi e storia clinica, infiammazione intestinale cronica, dieta (carni lavorate), sedentarietà, obesità, alcol e fumo.
Le carni lavorate aumentano il rischio?
Sì. WCRF riporta evidenza forte per carni lavorate e colorettale; AIRC riporta stime quantitative di rischio relativo in base al consumo.
L’IBD è collegata al tumore del colon?
Sì. NCI include colite ulcerosa e Crohn tra i fattori di rischio; studi epidemiologici documentano rischio più alto e necessità di sorveglianza.
A che età conviene iniziare lo screening in Italia?
Nei programmi organizzati, il target tipico è 50-69 anni con test biennale; in alcune regioni l’età arriva fino a 74.