Trump e Alzheimer: perché le parole della nipote fanno discutere

Salute e politica si intrecciano ancora una volta negli Stati Uniti, tra dichiarazioni familiari, smentite ufficiali e interrogativi legittimi dell’opinione pubblica.

Un’espressione può bastare per far nascere dubbi sulla salute mentale del Presidente degli Stati Uniti? Secondo Mary Trump, sì.

E le sue parole, pronunciate pubblicamente, hanno riacceso un dibattito delicato che riguarda Donald Trump, la sua salute neurologica e il confine tra osservazione personale e diagnosi medica.

Negli ultimi anni, lo stato di salute dei leader mondiali è diventato un tema sempre più discusso. In un’epoca di esposizione mediatica continua, ogni gesto, ogni pausa, ogni espressione del volto viene analizzata e interpretata. Donald Trump non fa eccezione.

A sollevare l’attenzione, questa volta, non è un avversario politico né un commentatore televisivo, ma una voce interna alla famiglia. Mary Trump, psicologa clinica e autrice, ha suggerito che lo zio potrebbe mostrare segnali compatibili con l’Alzheimer, richiamando un’esperienza personale dolorosa: quella vissuta con il nonno Fred Trump.

Le dichiarazioni di Mary Trump e il paragone con il nonno

Mary Trump è da tempo una critica esplicita dello zio. Attraverso il suo canale YouTube e interviste a media statunitensi, commenta spesso il comportamento pubblico del Presidente. In una recente ricostruzione, ha raccontato di aver notato in Donald Trump (di cui si è parlato anche per un lividoa allam mano) un’espressione che le ha ricordato quella del nonno, Fred Trump, colpito da Alzheimer prima di morire nel 1999, all’età di 93 anni.

Parlando con New York Magazine, Mary ha descritto un episodio preciso legato al nonno:

“Una delle prime volte che me ne accorsi fu durante un evento in cui veniva onorato. Lo guardai e vidi quello sguardo da cervo abbagliato dai fari, come se non avesse idea di dove si trovasse”.

Secondo Mary, oggi rivede quello stesso sguardo nello zio quando lo osserva sul palco o durante apparizioni pubbliche. La nipote parla di “lampi”, di momenti isolati ma ricorrenti, in cui Donald Trump sembrerebbe disorientato rispetto al tempo e al luogo.

In un’altra dichiarazione, aggiunge: “A volte non sembra orientato nel tempo e nello spazio. E in alcune occasioni rivedo quello sguardo da cervo abbagliato dai fari”.

Parole forti, che colpiscono perché arrivano da una persona che conosce bene la storia familiare e che ha una formazione in ambito psicologico. Ma sono sufficienti per parlare di malattia?

Cos’è davvero l’Alzheimer e perché non basta un’espressione

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva, la forma più comune di demenza. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia colpisce oltre 600.000 persone, soprattutto sopra i 65 anni. Negli Stati Uniti i numeri sono ancora più elevati.

I sintomi iniziali possono includere:

  • perdita di memoria recente;
  • difficoltà di orientamento;
  • problemi di linguaggio;
  • cambiamenti di personalità;
  • ridotta capacità di giudizio.

Tuttavia, gli esperti sono concordi su un punto: nessuna diagnosi può essere formulata osservando brevi comportamenti pubblici o espressioni del volto. Serve una valutazione clinica completa, che include test neuropsicologici, esami neurologici e, in alcuni casi, imaging cerebrale.

È importante chiarirlo per evitare confusione. Anche momenti di stanchezza, stress, esposizione mediatica intensa o semplici esitazioni possono essere scambiati, erroneamente, per segnali patologici.

La risposta di Donald Trump e i test cognitivi

Di fronte alle insinuazioni, Donald Trump ha sempre respinto con decisione ogni ipotesi di declino cognitivo. In più occasioni ha dichiarato pubblicamente di aver superato senza difficoltà diversi test cognitivi, affermando di averli “superati brillantemente”.

In un’intervista, parlando della diagnosi del padre, Trump ha ricordato: “Aveva un problema. A una certa età, intorno agli 86, 87 anni, iniziò ad avere, come lo chiamano?”.

A completare la frase è intervenuta la sua portavoce, Karoline Leavitt, che ha parlato di una “cosa da Alzheimer”, precisando subito dopo che il Presidente non ne è affetto.

I controlli medici ufficiali e il ruolo del Walter Reed

Nel dibattito pubblico, contano però anche i dati ufficiali. Nell’ottobre dello scorso anno, la Casa Bianca ha comunicato che il Presidente si era sottoposto a un controllo medico annuale di routine presso il Walter Reed National Military Medical Center.

Il referto, firmato dal medico della Marina statunitense Sean Barbabella, riportava testualmente:

“Il Presidente Donald J. Trump rimane in uno stato di salute eccezionale, mostrando forti prestazioni cardiovascolari, polmonari, neurologiche e fisiche”.

Si tratta di un documento ufficiale, breve ma chiaro, che non segnala alcuna anomalia neurologica. In ambito sanitario, queste comunicazioni hanno un peso rilevante, anche se non sempre soddisfano l’opinione pubblica più scettica.

Donald Trump
Donald Trump

Speculazioni, segni fisici e percezione pubblica

Negli ultimi mesi, osservatori e commentatori hanno sottolineato vari dettagli: lividi sulle mani, caviglie gonfie, discorsi talvolta confusi. Elementi che, isolati, non indicano necessariamente una patologia neurologica, ma che nel contesto politico diventano terreno fertile per ipotesi e sospetti.

È un meccanismo noto. Quando una figura pubblica ha quasi 80 anni, ogni cambiamento fisico viene amplificato. Ma la medicina invita alla prudenza. L’età avanzata non equivale automaticamente a demenza.

Secondo la Alzheimer’s Association (https://www.alz.org), solo una parte delle persone anziane sviluppa la malattia. E la diagnosi resta un atto clinico, non mediatico.

Lo sapevi che…?

  • La familiarità aumenta il rischio, ma non determina la malattia con certezza.
  • L’Alzheimer non si manifesta allo stesso modo in tutte le persone.
  • Esistono forme a esordio precoce, ma sono rare.
  • L’orientamento temporale può variare anche in persone sane sotto stress.
  • I test cognitivi di screening non equivalgono a una diagnosi definitiva.
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