Latte artificiale e neonati morti: cosa sta succedendo e i marchi ‘coinvolti’
Latte artificiale sotto accusa in Francia: indagini in corso, richiami globali e interrogativi sulla sicurezza alimentare per l’infanzia.
Due decessi sospetti, un richiamo internazionale e un’indagine che scuote l’industria alimentare infantile europea.
Può un prodotto pensato per nutrire e proteggere i più fragili diventare, anche solo potenzialmente, un fattore di rischio? È la domanda che si stanno ponendo in queste ore autorità sanitarie, genitori e consumatori dopo la notizia dell’apertura di un’inchiesta in Francia sulla morte di due neonati che avrebbero consumato latte artificiale oggetto di richiamo.
La vicenda ha rapidamente superato i confini nazionali, trasformandosi in un caso di rilievo internazionale. Coinvolge tre colossi del settore — Nestlé, Danone e Lactalis — e riaccende il dibattito sulla tracciabilità delle materie prime, sulla tempestività delle comunicazioni e sulla gestione delle crisi alimentari quando in gioco ci sono prodotti destinati all’infanzia.
Al centro dell’inchiesta non c’è, al momento, una certezza scientifica, ma una serie di eventi concatenati che le autorità francesi stanno cercando di chiarire con estrema cautela. Proprio questa prudenza istituzionale è uno degli elementi chiave per comprendere cosa sta accadendo davvero.
Indice dell'articolo
Due decessi e un’indagine ancora aperta
Secondo quanto ricostruito, il primo decesso è avvenuto a Pessac, nel sud-ovest della Francia. Il neonato era stato alimentato con latte in polvere Guigoz, marchio di Nestlé. Il secondo caso riguarda invece la città di Angers, anche se per quest’ultimo episodio non è stato ancora confermato ufficialmente il marchio di latte artificiale consumato.
Di fronte alla gravità della situazione, le autorità giudiziarie francesi hanno avviato un’inchiesta per fare piena luce sulle circostanze delle morti. Tuttavia, il ministero della Salute ha invitato alla massima cautela, chiarendo in una nota ufficiale che “Ad oggi, nessun legame causale è stato stabilito scientificamente”. La stessa nota aggiunge che “ulteriori analisi sono in corso e questi casi sono oggetto di indagine da parte delle procure competenti”.
Queste parole segnano un punto fermo: allo stato attuale, non esiste una prova che colleghi direttamente i decessi al consumo del latte artificiale. Ma il contesto in cui emergono questi casi rende inevitabile un approfondimento rigoroso.
L’origine del richiamo: la tossina cereulide
Per comprendere la portata della crisi, bisogna tornare all’inizio del mese, quando è emersa la possibilità che diverse partite di latte artificiale fossero contaminate da cereulide. Si tratta di una tossina prodotta dal Bacillus cereus, un batterio noto per poter causare nausea, vomito e, nei casi più gravi, danni epatici.
La contaminazione, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe riconducibile a un singolo fornitore cinese di olio ARA (acido arachidonico), un ingrediente essenziale per molte formule premium destinate ai neonati. Questo ingrediente veniva utilizzato in una fabbrica olandese che riforniva i tre principali produttori mondiali di latte artificiale: Nestlé, Danone e Lactalis.
Ciò che inizialmente era stato presentato come un richiamo precauzionale si è rapidamente ampliato, assumendo le dimensioni di una crisi internazionale. Oltre 60 paesi sono stati coinvolti e numerosi marchi sono finiti sotto osservazione, tra cui SMA, Beba, Guigoz, Alfamino e Picot.
Una crisi globale e i problemi di tracciabilità
Il caso ha messo in luce alcune criticità strutturali della filiera alimentare globale. Quando una singola materia prima viene utilizzata in più stabilimenti e per più marchi, la tracciabilità e la velocità di intervento diventano elementi decisivi.
Il richiamo ha sollevato interrogativi non solo sulla sicurezza dei prodotti, ma anche sui tempi di comunicazione delle multinazionali coinvolte. In particolare, è emerso che il numero dei paesi interessati è cresciuto progressivamente: da nove iniziali a oltre sessanta, un dato che ha alimentato polemiche e richieste di maggiore trasparenza.
In questo scenario, le aziende hanno cercato di rassicurare i consumatori, rilasciando dichiarazioni ufficiali per spiegare le procedure adottate e la propria posizione.
Le risposte delle aziende coinvolte
Lactalis, che ha richiamato sei lotti del marchio Picot distribuiti in 18 paesi, ha dichiarato: “Appena ricevuta l’allerta, e parallelamente alla richiesta di analisi dal fornitore dell’ingrediente interessato, LNS (Lactalis Nutrition Santé) ha immediatamente avviato i test attraverso un laboratorio indipendente accreditato per valutare i prodotti potenzialmente interessati”.
L’azienda ha inoltre aggiunto di comprendere che “questa informazione possa causare preoccupazione tra i genitori di bambini piccoli e che, in questa fase, non sono stati comunicati dalle autorità francesi reclami o segnalazioni relativi al consumo di questi prodotti”.
Anche Danone ha sottolineato il rigore dei propri controlli: “Tutti i nostri prodotti sono fabbricati in linea con rigorosi standard di sicurezza alimentare e qualità e sono sottoposti a test rigorosi prima di lasciare le nostre fabbriche”. Un portavoce ha aggiunto che “tutti i controlli confermano che i prodotti sono sicuri e pienamente conformi alle normative internazionali e locali e non sono state identificate irregolarità o deviazioni in relazione al Bacillus cereus e alle buone pratiche produttive”.
Nestlé, dal canto suo, è stata la prima azienda a segnalare il problema alle autorità. Attraverso un portavoce ha espresso il proprio cordoglio: “Siamo vicini a tutte le persone colpite ed esprimiamo le nostre più sincere condoglianze alle famiglie in lutto in questione. Come dichiarato dalle autorità francesi nelle loro comunicazioni pubbliche, in questa fase nulla indica alcun legame tra questi tragici eventi in questi due casi e il consumo dei nostri prodotti”.
La multinazionale ha poi concluso: “Continuiamo a seguire gli sviluppi con la dovuta attenzione e restiamo a disposizione delle autorità, collaborando con completa trasparenza per fornire ogni chiarimento richiesto, come abbiamo fatto fin dall’inizio di questo richiamo”.

Le critiche delle associazioni dei consumatori
Nonostante le rassicurazioni delle aziende, la gestione della crisi è finita nel mirino delle associazioni di tutela dei consumatori. In particolare, FoodWatch ha sollevato dubbi sulla trasparenza e sulla tempestività delle comunicazioni.
Nicole van Gemert, direttrice di FoodWatch Paesi Bassi, ha dichiarato: “Perché abbiamo scoperto solo a gennaio 2026 -si chiede van Gemert- che sessanta paesi sono stati infine colpiti dal richiamo del latte in polvere per neonati a causa della presenza di Bacillus cereus, quando a dicembre erano solo nove? Come spiega Nestlé, che dovrebbe garantire la tracciabilità immediata di prodotti sensibili per l’infanzia, la diffusione frammentaria delle informazioni e i richiami tardivi in molti paesi?”.
Cosa devono fare i genitori adesso
Mentre le indagini proseguono, le autorità sanitarie francesi invitano alla prudenza, ma anche alla vigilanza. Ai genitori viene raccomandato di controllare con attenzione i numeri di lotto dei prodotti acquistati e di attenersi alle indicazioni ufficiali sui richiami.
In presenza di sintomi insoliti nei neonati — come vomito persistente o segnali di malessere improvviso — il consiglio è di rivolgersi immediatamente a un medico. È una misura di buon senso che vale indipendentemente dall’esito delle indagini.
Lo sapevi che…?
La cereulide è una tossina particolarmente resistente al calore: anche processi industriali ad alte temperature possono non eliminarla completamente. È uno dei motivi per cui la prevenzione, a monte della filiera, è considerata fondamentale nella produzione di alimenti per l’infanzia.
FAQ
C’è un collegamento certo tra i decessi e il latte artificiale?
No. Le autorità francesi hanno chiarito che, al momento, non esiste un legame causale scientificamente dimostrato.
Quanti paesi sono coinvolti nel richiamo?
Oltre 60, secondo le informazioni emerse nelle ultime settimane.
Qual è la sostanza sotto accusa?
La cereulide, una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus.
I prodotti in commercio sono sicuri?
Le aziende affermano che i prodotti conformi e non inclusi nei lotti richiamati sono sicuri, ma invitano a verificare sempre i numeri di lotto.