Sclerosi multipla: una molecola già esistente dà nuove speranze

Ricerca italiana, innovazione e speranza concreta per una delle forme più difficili di malattia neurologica.

Può una molecola già nota cambiare il destino della sclerosi multipla progressiva?
La risposta, oggi, è più vicina a un “sì” di quanto non lo sia mai stata.

La ricerca italiana firma un risultato che potrebbe aprire una nuova fase nella lotta contro la sclerosi multipla progressiva, la forma più grave e invalidante della malattia. Uno studio internazionale coordinato dalla Università Vita-Salute San Raffaele e dall’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano ha individuato una molecola capace, nei modelli sperimentali, di proteggere i neuroni e favorire la riparazione della mielina.

Il risultato, pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Translational Medicine, riguarda il bavisant, un farmaco già studiato in passato per i disturbi del sonno e della veglia. Un dettaglio tutt’altro che secondario: lavorare su una molecola nota significa tempi di sviluppo più brevi, costi inferiori e un profilo di sicurezza già in parte conosciuto.

Questa scoperta rappresenta il primo, concreto traguardo del progetto BRAVEinMS, un network internazionale di ricerca avviato nel 2017 grazie a un finanziamento della International Progressive MS Alliance, di cui l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e la sua Fondazione (FISM) sono membri fondatori.

Il dato più rilevante è chiaro: per la prima volta una singola molecola mostra la capacità di agire su due dei meccanismi più devastanti della sclerosi multipla progressiva, la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento dei processi di rimielinizzazione.

Che cos’è la sclerosi multipla progressiva e perché è così difficile da curare

La sclerosi multipla progressiva colpisce oltre un milione di persone nel mondo e circa 15-20 mila in Italia. È una forma diversa e più complessa rispetto a quella recidivante-remittente, la più conosciuta.

In questo caso la malattia non procede a fasi, ma avanza lentamente e in modo continuo. Le fibre nervose degenerano, la mielina – la guaina che protegge i neuroni e permette la corretta trasmissione degli impulsi nervosi – si perde, e il sistema nervoso non riesce a riparare il danno.

Le conseguenze sono pesanti:

  • peggioramento progressivo delle funzioni motorie;
  • problemi visivi;
  • difficoltà cognitive;
  • aumento della disabilità nel tempo.

Ad oggi, non esistono farmaci realmente efficaci in grado di fermare o invertire questo processo. È qui che il bavisant entra in gioco.

Il bavisant: una molecola “vecchia” per un obiettivo nuovo

Il bavisant non nasce come farmaco per la sclerosi multipla. In passato è stato studiato per disturbi legati al sonno e alla veglia. Ma proprio questa sua “storia” lo rende oggi particolarmente interessante.

Secondo i ricercatori, il bavisant è in grado di:

  • proteggere i neuroni dal danno degenerativo;
  • stimolare le cellule che producono mielina a riparare le fibre nervose;
  • ridurre l’attivazione dei geni coinvolti nell’infiammazione.

Nei modelli sperimentali di sclerosi multipla, incluse chimere uomo-topo, la molecola ha dimostrato un’azione combinata su neuroni e oligodendrociti, le cellule responsabili della produzione di mielina. È questa doppia azione a renderla particolarmente promettente.

Una piattaforma di ricerca senza precedenti

Il risultato non è frutto del caso. I ricercatori hanno costruito una piattaforma di screening farmacologico mai utilizzata prima per la sclerosi multipla progressiva.

Il metodo combina:

  • analisi computazionali su grandi database biologici e farmacologici;
  • modelli cellulari umani derivati da cellule staminali dei pazienti;
  • tessuti cerebrali in coltura;
  • modelli sperimentali di sclerosi multipla.

Invece di testare una molecola alla volta – un processo lento e costoso – migliaia di composti vengono filtrati e selezionati solo se mostrano potenziali capacità rigenerative.

L’analisi “in silico” ha individuato 273 molecole promettenti. Dopo i test di tossicità e sicurezza, il numero si è ridotto a 32. I successivi test di efficacia hanno ristretto ulteriormente il campo a sei candidati, fino ad arrivare a uno solo: il bavisant.

Le voci della ricerca: cosa dicono gli scienziati

“Per la prima volta abbiamo dimostrato che è possibile individuare, con un approccio sistematico, basato su modelli umani in vitro ed in vivo, una molecola capace di rigenerare la mielina e, contestualmente, di proteggere i neuroni nella sclerosi multipla progressiva”, spiega Paola Panina, professoressa di biologia cellulare e sperimentale dell’Università Vita-Salute San Raffaele e co-autrice senior dello studio.

Un risultato che va oltre il singolo farmaco. “Questa piattaforma non serve solo a identificare nuovi trattamenti, ma anche a costruire un nuovo modo di fare ricerca farmacologica: più rapido, più predittivo e più vicino alle aspettative delle persone con sclerosi multipla”.

Dello stesso avviso Brahim Nait-Oumesmar, responsabile del gruppo di ricerca presso il Paris Brain Institute: “Il nostro studio rappresenta un passo importante verso lo sviluppo di studi clinici mirati ai meccanismi della neurodegenerazione e della progressione della disabilità nella sclerosi multipla”.

Un lavoro davvero internazionale

Al progetto hanno partecipato centri di ricerca di primo piano, tra cui:

  • la University of California San Francisco;
  • l’Università di Münster.

Una collaborazione che dimostra come la ricerca sulle malattie neurologiche complesse richieda reti globali e competenze multidisciplinari.

“Abbiamo scommesso su un’idea: unire intelligenza artificiale, modellistica basata su cellule staminali e scienza collaborativa per accelerare la scoperta di nuove terapie per la sclerosi multipla progressiva”, sottolinea Gianvito Martino, prorettore alla ricerca e direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. “Oggi quella scommessa ha prodotto non solo un candidato reale, ma anche ulteriori 30 possibili nuovi candidati”.

Cosa succede ora: dalla ricerca al letto del paziente

Il bavisant non è ancora un farmaco disponibile per i pazienti con sclerosi multipla progressiva. Il prossimo passo sarà l’avvio di studi clinici mirati, per valutarne sicurezza ed efficacia nell’uomo.

Ma il punto di svolta è già evidente: per la prima volta si intravede una strategia concreta per intervenire sui meccanismi alla base della progressione della malattia, non solo sui sintomi.

Lo sapevi che…

  • La mielina può essere paragonata all’isolante di un cavo elettrico: senza di essa il segnale nervoso si disperde.
  • Nella sclerosi multipla progressiva il cervello perde anche la capacità di “riparare” autonomamente i danni.
  • Riutilizzare farmaci già noti è una delle strategie più promettenti per accelerare l’arrivo di nuove terapie.

FAQ – Domande frequenti

Il bavisant è già disponibile per i pazienti?
No. Al momento è in fase preclinica e dovrà essere testato in studi clinici.

Perché è importante che sia un farmaco già noto?
Perché riduce tempi, costi e rischi nello sviluppo di nuove terapie.

Agisce anche sulle forme non progressive di sclerosi multipla?
Lo studio si concentra sulla forma progressiva. Eventuali benefici su altre forme dovranno essere valutati.

Quando potrebbero iniziare i trial clinici?
Non ci sono date ufficiali, ma i ricercatori parlano di un percorso più rapido rispetto a nuove molecole.

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