Virus Nipah: l’Italia è a rischio contagio?

Il virus Nipah torna a far parlare di sé dopo nuovi casi in India

Un nuovo focolaio di virus Nipah in India fa paura, ma deve davvero preoccupare anche l’Europa?
La risposta degli esperti è chiara: no, non siamo di fronte a una nuova pandemia e l’Italia non corre un rischio concreto. Tuttavia, il ritorno di questo virus altamente letale impone attenzione e informazione corretta, soprattutto dopo l’esperienza del Covid-19.

Il virus Nipah non è una scoperta recente. È noto alla comunità scientifica da oltre venticinque anni e, pur restando confinato in specifiche aree geografiche, viene considerato uno dei patogeni più pericolosi per l’uomo a causa dell’elevato tasso di mortalità.

A fare il punto sulla situazione è Emanuele Nicastri, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’INMI Spallanzani di Roma, che ha spiegato all’Adnkronos natura, rischi e limiti di diffusione del virus.

Nei giorni in cui dall’India arrivano notizie di nuovi casi, il ricordo della pandemia di Covid-19 torna inevitabilmente alla mente. Soprattutto perché l’allarme giunge a ridosso dell’anniversario dei primi ricoveri a Roma della coppia cinese proveniente da Wuhan.

Il parallelismo, però, secondo gli esperti è fuorviante. Il virus Nipah ha caratteristiche molto diverse e, soprattutto, non possiede la stessa capacità di diffusione globale.

Capire cos’è, come si trasmette e perché resta confinato è fondamentale per evitare allarmismi inutili e, allo stesso tempo, non sottovalutare un agente infettivo che può essere estremamente grave.

Cos’è il virus Nipah e da dove arriva

Il virus Nipah è stato identificato per la prima volta tra il 1998 e il 1999 in Malesia e Singapore, durante un’epidemia che colpì allevatori di suini entrati in contatto con animali infetti.

Da allora, diverse epidemie sono state registrate in Bangladesh a partire dal 2001, mentre in India si sono verificati focolai sporadici, come quello attuale.

Si tratta di un virus zoonotico, cioè capace di passare dagli animali all’uomo. Come spiega Nicastri, “inizialmente presente in ambito animale”, il virus ha un serbatoio naturale ben preciso.

I pipistrelli della frutta e il salto di specie

Le volpi volanti e i pipistrelli della frutta sono considerati il serbatoio naturale del virus Nipah. Da questi animali, il patogeno può infettare altri mammiferi.

Secondo l’infettivologo:
“Il virus Nipah è stato riscontrato in un’ampia gamma di mammiferi ospiti, come maiali, cavalli, gatti e cani, che possono essere asintomatici o sviluppare una malattia lieve o moderata.”

Il problema maggiore riguarda però l’uomo. “A differenza degli esseri umani che possono sviluppare una malattia con una letalità fino al 75%”, sottolinea Nicastri.

Un dato che colloca il Nipah tra i virus più letali conosciuti.

Perché compaiono i focolai

Una delle caratteristiche più insidiose del virus Nipah è la sua imprevedibilità. Come spiega l’esperto:
“In modo poco prevedibile, ma sicuramente sporadico, emerge dalla nicchia ecologica animale.”

Questo significa che il virus resta silente negli animali e riemerge improvvisamente, causando focolai umani soprattutto in contesti fragili.

Nicastri aggiunge un elemento chiave:
“Questo fa ipotizzare che di fatto ci troviamo di fronte alla punta di un iceberg che causa focolai soprattutto quando i primi casi umani si recano in ospedale e lì la trasmissione non è contenuta in modo corretto.”

In altre parole, il rischio maggiore non è solo il salto di specie, ma la gestione iniziale dei casi in ambito sanitario.

Perché l’Italia non è a rischio

La domanda che molti si pongono è se il focolaio indiano possa arrivare in Europa. La risposta dell’esperto è rassicurante:
“Penso proprio di no.”

Il motivo è legato alle modalità di contagio. “Il tipico turista non va nelle aree più povere dell’India dove c’è la possibilità di un contatto diretto con gli escrementi o le secrezioni di animali infetti e dove c’è rischio di contagio.”

La conclusione è netta:
“Secondo me, il rischio di importazione in Italia di casi dall’India è puramente virtuale.”

Virus Nipah in Asia
Virus Nipah in Asia

Non è un nuovo Covid

Il paragone con il Covid-19 è inevitabile, ma Nicastri lo respinge con decisione:
“Non siamo di fronte a un nuovo Covid.”

Il virus Nipah, chiarisce, è altamente contagioso ma richiede contatti stretti e prolungati e, soprattutto, è autolimitante.

Come spiega:
“È una patologia altamente contagiosa che necessità di isolamento ed è autolimitante, ovvero è molto grave.”

Il vero rischio si concentra nelle prime fasi di un focolaio, quando i pazienti vengono ricoverati senza che il personale sanitario sia consapevole del pericolo.

Il rischio negli ospedali

Secondo Nicastri:
“Il ricovero dei primi pazienti presso le strutture ospedaliere, nella fase iniziale dell’epidemia, comporta un rischio di trasmissione tra il personale sanitario.”

Questo accade perché “la mancata consapevolezza del rischio porta gli operatori a non adottare le necessarie misure di protezione individuale.”

Una volta riconosciuto il problema, però, la catena di contagio tende a spezzarsi:
“Una volta che il personale prende coscienza della situazione, il focolaio tende generalmente a esaurirsi.”

I sintomi del virus Nipah

La malattia inizia spesso in modo subdolo. I primi sintomi sono simil-influenzali:

  • febbre
  • nausea
  • mal di gola
  • dolori muscolari
  • mal di testa

Successivamente, però, il quadro può peggiorare rapidamente. I pazienti possono sviluppare:

  • polmonite atipica con tosse e difficoltà respiratoria
  • encefalite acuta, spesso rapidamente progressiva

Quest’ultima è la manifestazione più temuta ed è associata a un alto tasso di mortalità.

La trasmissione da uomo a uomo

La trasmissione interumana è stata documentata in Bangladesh e India, mentre non è stata osservata durante l’epidemia in Malesia.

Questo aspetto rende il virus particolarmente pericoloso in contesti sanitari fragili, dove le misure di isolamento non vengono applicate tempestivamente.

Diagnosi e cure: cosa sappiamo oggi

La diagnosi avviene tramite test molecolare. Come spiega Nicastri:
“Il test molecolare PCR si esegue su sangue come per altre patologie virali.”

Sul fronte delle cure, però, le opzioni sono limitate. “Non abbiamo farmaci realmente efficaci”, evidenzia l’esperto.

Sono stati tentati:

  • antivirali
  • anticorpi monoclonali

Ma, ad oggi, “nessuno ha dato un’evidenza di efficacia.” Lo stesso vale per i vaccini: “non ne esistono di efficaci.”

Lo sapevi che…?

Il virus Nipah è inserito dall’Organizzazione mondiale della sanità tra i patogeni prioritari per la ricerca, proprio per l’elevata letalità e l’assenza di cure specifiche.

FAQ – Le domande più cercate

Il virus Nipah è molto contagioso?
Sì, ma solo in contesti specifici e con contatti stretti.

Può arrivare in Italia?
Secondo gli esperti, il rischio è puramente teorico.

Esiste un vaccino?
No, al momento non esistono vaccini efficaci.

È paragonabile al Covid-19?
No, ha modalità di diffusione molto diverse.

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