Il vaccino autunnale protegge ancora? Quello che devi sapere sulla variante Cicada

La variante Covid BA.3.2 "Cicada" è sotto monitoraggio OMS ed è già dominante in Italia da febbraio 2026. Ecco i sintomi da riconoscere, cosa resta del vaccino e chi è più a rischio.

Una nuova sottovariante del SARS-CoV-2 ha guadagnato terreno in silenzio per oltre un anno, ed è ora presente in almeno 23 Paesi. In Italia, secondo i dati di sorveglianza del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, il lignaggio BA.3.2 — soprannominato “Cicada” — è diventato dominante già nel febbraio 2026, rappresentando il 45% dei campioni sequenziati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha inserito tra le varianti sotto monitoraggio il 23 febbraio 2026. Nessuna allerta, ma attenzione è d’obbligo — in particolare per chi ha più di 60 anni o convive con una patologia cronica.

Che cos’è la variante Cicada e perché porta quel nome

BA.3.2 è una discendente di BA.3, una sottovariante Omicron emersa nel 2022 che aveva circolato brevemente prima di sparire. Il suo successore ha seguito un percorso simile: identificato per la prima volta il 22 novembre 2024 in un campione biologico raccolto in Sudafrica — nel tampone nasofaringeo di un bambino di cinque anni —, BA.3.2 è rimasto presente ma marginale per tutto il 2025, oscurato da varianti allora più diffuse come Nimbus, Stratus e XFG.

Il soprannome “Cicada” è opera di T. Ryan Gregory, professore di biologia evolutiva all’Università di Guelph in Canada, lo stesso ricercatore che negli anni ha battezzato varianti come Stratus e Pirola. Il riferimento alla cicala non è decorativo: come quell’insetto, che trascorre anni sottoterra prima di emergere in massa, BA.3.2 è rimasta latente per oltre dodici mesi prima di acquisire rilevanza epidemiologica a partire dall’autunno 2025.

Dove si è diffusa e in che misura

La crescita è stata progressiva ma costante. A partire da settembre 2025, Cicada ha iniziato a circolare in modo significativo in Europa e Nord America. In Danimarca, Germania e Paesi Bassi, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, le analisi genomiche hanno rilevato BA.3.2 in circa il 30% dei campioni sequenziati. Negli Stati Uniti, il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha trovato tracce della variante nelle acque reflue di 29 stati americani e in campioni clinici da almeno 25 stati.

Il primo caso statunitense risale al giugno 2025: un viaggiatore di ritorno dai Paesi Bassi all’aeroporto internazionale di San Francisco. Da quel momento, il tracciamento ha mostrato una traiettoria lenta ma inesorabile. Al febbraio 2026, BA.3.2 era presente in almeno 23 Paesi fra Africa, America, Asia, Europa e Oceania.

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Presenze confermate al 31 marzo 2026 (selezione):

Area geograficaPaesi con rilevamento confermatoQuota sequenze (periodo di picco)
Europa NordDanimarca, Germania, Paesi Bassi~30% (inv. 2025-2026)
Europa MeridionaleItalia (dominante da feb. 2026)~45% campioni (feb. 2026)
Nord AmericaUSA (25 stati, acque reflue 29 stati)In crescita
AsiaGiappone, Singapore, Hong Kong, Corea del SudPresenza confermata
AfricaSudafrica (primo isolamento, nov. 2024)Origine documentata
OceaniaAustraliaPresenza confermata

Fonti: CDC, GISAID, monitoraggio settimanale ISS/Ministero della Salute. I dati di sequenziamento globale sono parziali: le submission sono diminuite significativamente dal 2023, il che implica una probabile sottostima della circolazione reale.

Le 70-75 mutazioni sulla proteina Spike: cosa significano

Il tratto che ha attirato l’attenzione degli esperti è il profilo genetico di BA.3.2. Sulla proteina Spike — la struttura di superficie che il virus usa per legarsi alle cellule delle vie respiratorie — sono state individuate tra 70 e 75 mutazioni rispetto al lignaggio JN.1. Per confronto, le varianti JN.1 e LP.8.1, sulle quali si basano i vaccini Covid 2025-2026, ne contano circa 30-40 nella stessa regione.

Questa distanza genetica ha due conseguenze pratiche. La prima riguarda l’evasione immunitaria: studi condotti in laboratorio mostrano che gli anticorpi neutralizzanti indotti dai vaccini attualmente in uso sono meno efficaci nel bloccare l’infezione da BA.3.2 rispetto a quanto lo erano contro le varianti target. La seconda, meno intuitiva, riguarda la capacità infettiva stessa: alcune di queste mutazioni potrebbero rendere il virus meno capace di legarsi alle cellule umane. Il sistema immunitario potrebbe impiegare più tempo a riconoscerlo, ma anche il virus potrebbe trovare maggiori ostacoli.

Il punto che i ricercatori tengono a precisare: la risposta immunitaria umana non si riduce agli anticorpi circolanti. La memoria cellulare T e B, stimolata sia dalla vaccinazione sia dalle infezioni pregresse, mantiene un ruolo importante nella protezione dalle forme gravi — e su questo fronte i vaccini 2025-2026 restano utili.

Sintomi: cosa aspettarsi se si contrae Cicada

Il quadro clinico associato a BA.3.2 non si discosta in modo rilevante da quello delle precedenti sottovarianti Omicron. Secondo le indicazioni dell’Health Hub dell’Università Stony Brook e dei dati CDC, i sintomi più frequentemente segnalati includono:

  • Mal di gola, talvolta intenso
  • Tosse secca
  • Stanchezza e dolori muscolari (mialgia)
  • Congestione nasale e rinorrea
  • Febbricola o febbre moderata
  • Mal di testa
  • In misura minore: nebbia mentale, nausea, fiato corto

La perdita di gusto e olfatto, sintomo caratteristico delle varianti iniziali, oggi risulta molto meno frequente. L’Università Stony Brook specifica che, secondo gli operatori sanitari, BA.3.2 “non sembra causare sintomi nuovi o insoliti rispetto ad altre varianti” Omicron.

Nessuna autorità sanitaria ha segnalato un aumento dei ricoveri o della mortalità attribuibile specificamente a Cicada. Il profilo di rischio rimane quello già noto: la variante può generare un numero maggiore di casi totali, e da un volume più alto di infezioni derivano, in proporzione, più casi gravi — che però continueranno a concentrarsi nella popolazione fragile.

Il vaccino autunnale 2025 protegge ancora?

È la domanda che interessa la maggior parte dei lettori che hanno ricevuto il richiamo nei mesi scorsi. La risposta richiede una distinzione.

I vaccini 2025-2026, formulati sul lignaggio JN.1, mostrano in laboratorio una ridotta capacità di neutralizzare BA.3.2. Sul fronte della prevenzione dell’infezione, la copertura risulta quindi inferiore rispetto a quella garantita verso le varianti target. Sul fronte della prevenzione della malattia grave, le dichiarazioni del CDC, dell’OMS e dei virologi interpellati dalle principali agenzie internazionali convergono: la protezione contro ospedalizzazione e forme severe resta significativa, grazie alla componente della risposta immunitaria che non dipende esclusivamente dagli anticorpi.

Un dato clinicamente rilevante: gli antivirali disponibili, incluso Paxlovid (nirmatrelvir/ritonavir) e Remdesivir, restano efficaci contro BA.3.2. I meccanismi di replicazione virale su cui agiscono sono meno soggetti alle variazioni della proteina Spike. Per le categorie fragili, l’accesso tempestivo ai trattamenti antivirali rimane quindi uno strumento di protezione valido anche con questa variante.

La questione aperta riguarda l’autunno 2026: se BA.3.2 continuasse a crescere nella stagione estiva, la sua inclusione nella formulazione del vaccino della prossima campagna diventerebbe un’opzione concreta. Le decisioni spettano alle autorità regolatorie, sulla base dei dati di sorveglianza genomica — incluso il monitoraggio sistematico delle acque reflue.

Chi deve prestare più attenzione

L’OMS ha classificato BA.3.2 come “variant under monitoring” (VUM) il 23 febbraio 2026: la soglia più bassa del sistema di allerta, che precede le categorie “variant of interest” e “variant of concern”. Quella soglia non è stata superata.

Detto questo, la raccomandazione degli esperti è chiara: le categorie che devono mantenere un’attenzione maggiore sono gli anziani, le persone con patologie croniche respiratorie, cardiovascolari o metaboliche, i soggetti immunocompromessi e chi vive in strutture assistenziali. Per questi gruppi, il mantenimento dei cicli vaccinali di richiamo rimane fortemente raccomandato — non perché garantisca immunità sterilizzante contro BA.3.2, ma perché la risposta immunitaria cellulare continua a ridurre in modo significativo il rischio di malattia grave.

Chi presenta sintomi respiratori compatibili con Covid-19 è invitato a effettuare un test diagnostico: la diagnosi precoce permette di valutare in tempo l’accesso alle terapie antivirali, che per le categorie a rischio fanno la differenza.

⚠️ Nota: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico o dello specialista. In caso di sintomi, dubbi clinici o appartenenza a categorie a rischio, è opportuno rivolgersi al proprio medico di medicina generale.

Cosa significa che l’OMS classifica BA.3.2 come “variant under monitoring”?

È la soglia più bassa del sistema di allerta dell’OMS, quella che precede le categorie “variant of interest” e “variant of concern”. Indica che la variante è sotto sorveglianza attiva, ma che non ci sono prove di maggiore pericolosità rispetto alle varianti già circolanti. Nessuna misura di emergenza è stata adottata a livello internazionale.

La variante Cicada è già arrivata in Italia?

Sì. Secondo i dati di sorveglianza del Ministero della Salute e dell’ISS, BA.3.2 è presente in Italia almeno da dicembre 2025 e da febbraio 2026 è diventata la variante dominante, rappresentando circa il 45% dei campioni sequenziati. Non sono stati segnalati aumenti significativi di ricoveri o decessi.

Gli antivirali come Paxlovid funzionano contro Cicada?

Sì. Secondo i dati OMS e CDC, i principali antivirali disponibili — inclusi Paxlovid (nirmatrelvir/ritonavir) e Remdesivir — mantengono efficacia contro BA.3.2. Questi farmaci agiscono su meccanismi di replicazione virale diversi dalla proteina Spike, meno soggetti alle variazioni genetiche che caratterizzano questa variante.

Perché BA.3.2 ha più mutazioni rispetto alle varianti sui cui si basano i vaccini?

I vaccini Covid 2025-2026 sono stati formulati sul lignaggio JN.1 e sul suo derivato LP.8.1, che presentano circa 30-40 mutazioni nella proteina Spike. BA.3.2 ne conta tra 70 e 75: questa distanza genetica si traduce in una ridotta capacità degli anticorpi indotti dai vaccini di neutralizzare la variante. La protezione contro le forme gravi resta tuttavia significativa grazie alla risposta immunitaria cellulare.

Come si distingue BA.3.2 dal comune raffreddore o dall’influenza in corso?

Non è possibile distinguerle clinicamente: i sintomi sono sostanzialmente sovrapponibili. Solo un test diagnostico — tampone molecolare o antigenico — permette di identificare il SARS-CoV-2 rispetto ad altri virus respiratori. La diagnosi è importante perché, in caso di positività e appartenenza a categorie a rischio, apre la possibilità di accedere alla terapia antivirale.

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