Vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio: un aiuto contro l’invecchiamento

Può un vaccino fare qualcosa di più che prevenire una malattia? La risposta, secondo nuove ricerche scientifiche, potrebbe sorprendere.

Il vaccino contro l’herpes zoster, noto anche come vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio, non solo protegge da una patologia dolorosa e potenzialmente invalidante, ma potrebbe anche contribuire a rallentare l’invecchiamento biologico negli adulti più anziani. È quanto emerge da uno studio recente che sta attirando grande attenzione nel mondo della gerontologia e della medicina preventiva.

La ricerca, condotta dalla USC Leonard Davis School of Gerontology dell’Università della California del Sud, è stata pubblicata su una delle riviste scientifiche più autorevoli in materia di invecchiamento, i Journals of Gerontology, Series A. I risultati suggeriscono che la vaccinazione potrebbe avere effetti benefici che vanno ben oltre la prevenzione delle infezioni.

In un’epoca in cui l’aspettativa di vita continua ad aumentare, la vera sfida non è solo vivere più a lungo, ma invecchiare in modo sano. Ed è proprio qui che questo studio apre scenari nuovi e promettenti.

Il vaccino contro l’herpes zoster potrebbe diventare un alleato inatteso contro l’invecchiamento biologico.

Uno studio su oltre 3.800 anziani statunitensi

I ricercatori hanno analizzato i dati dello U.S. Health and Retirement Study, uno dei più ampi studi longitudinali sulla popolazione anziana negli Stati Uniti. Il campione comprendeva oltre 3.800 partecipanti, tutti di età pari o superiore ai 70 anni nel 2016.

L’obiettivo era chiaro: verificare se la vaccinazione contro l’herpes zoster fosse associata a differenze misurabili nei processi di invecchiamento biologico, rispetto ai coetanei non vaccinati.

Anche tenendo conto di fattori come:

  • condizioni socio-economiche,
  • stato di salute generale,
  • stili di vita,

i risultati sono rimasti coerenti: le persone vaccinate mostravano un invecchiamento biologico complessivamente più lento.

Cos’è davvero l’invecchiamento biologico

Spesso si tende a confondere l’età anagrafica con quella biologica, ma si tratta di due concetti molto diversi.

  • Età cronologica: indica semplicemente gli anni trascorsi dalla nascita.
  • Età biologica: riflette lo stato di salute reale di organi e sistemi dell’organismo.

Due persone della stessa età possono avere profili biologici profondamente diversi: una può essere biologicamente “più giovane”, l’altra “più anziana”.

Ed è proprio sull’età biologica che si è concentrato questo studio, utilizzando indicatori oggettivi e misurabili.

Le sette dimensioni dell’invecchiamento analizzate

Per valutare l’invecchiamento biologico, i ricercatori hanno esaminato sette dimensioni chiave, combinandole anche in un indice composito complessivo:

  • infiammazione sistemica;
  • immunità innata;
  • immunità adattativa;
  • emodinamica cardiovascolare;
  • neurodegenerazione;
  • invecchiamento epigenetico;
  • invecchiamento trascrittomico.

I risultati mostrano che gli individui vaccinati presentavano:

  • livelli significativamente più bassi di infiammazione;
  • un rallentamento dell’invecchiamento epigenetico e trascrittomico;
  • punteggi migliori nell’indice complessivo di invecchiamento biologico.

Il ruolo chiave dell’infiammazione cronica

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la cosiddetta “inflammaging”, ovvero l’infiammazione cronica di basso grado tipica dell’invecchiamento.

Questa condizione è oggi riconosciuta come un fattore centrale nello sviluppo di:

“Riducendo questa infiammazione di fondo, forse prevenendo la riattivazione del virus che causa l’herpes zoster, il vaccino potrebbe contribuire a sostenere un invecchiamento più sano”, spiega Jung Ki Kim, prima autrice dello studio e ricercatrice associata di gerontologia.

Herpes zoster: una malattia tutt’altro che banale

L’herpes zoster, noto comunemente come fuoco di Sant’Antonio, è causato dalla riattivazione del virus della varicella, che resta latente nell’organismo dopo l’infezione primaria.

Colpisce soprattutto:

  • gli anziani,
  • le persone con sistema immunitario indebolito.

Oltre all’eruzione cutanea dolorosa, una delle complicanze più temute è la nevralgia post-erpetica, caratterizzata da dolore cronico persistente che può durare mesi o anni, con un forte impatto sulla qualità della vita.

La vaccinazione riduce in modo significativo:

  • il rischio di sviluppare la malattia,
  • la probabilità di complicanze dolorose.
Herpes zoster.
Herpes zoster.

Benefici che sembrano durare nel tempo

Un dato particolarmente interessante riguarda la durata degli effetti osservati.

I partecipanti che avevano ricevuto il vaccino quattro o più anni prima del prelievo di sangue mostravano ancora, in media, un invecchiamento biologico più lento rispetto ai non vaccinati.

Questo suggerisce che i benefici non siano solo temporanei, ma potenzialmente duraturi.

“Questi risultati indicano che la vaccinazione contro l’herpes zoster influenza domini chiave legati al processo di invecchiamento”, afferma Eileen Crimmins, coautrice dello studio.

Un tassello in più nella prevenzione dell’invecchiamento

Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno suggerito che i vaccini per adulti, inclusi quelli contro:

possano essere associati anche a:

  • minore rischio di demenza,
  • riduzione di alcune patologie neurodegenerative.

Questo studio si inserisce quindi in un filone di ricerca sempre più solido, che vede la prevenzione vaccinale come uno strumento chiave per promuovere un invecchiamento sano.

Lo sapevi che…

  • L’herpes zoster colpisce circa 1 persona su 3 nel corso della vita.
  • Il rischio aumenta sensibilmente dopo i 60 anni.
  • La vaccinazione è raccomandata anche a chi ha già avuto il fuoco di Sant’Antonio.

Domande frequenti (FAQ)

Il vaccino contro l’herpes zoster ringiovanisce?
No, ma può contribuire a rallentare alcuni processi biologici legati all’invecchiamento.

È utile anche se si è in buona salute?
Sì, la vaccinazione è consigliata anche agli anziani sani.

Protegge solo dal fuoco di Sant’Antonio?
No, riduce anche il rischio di nevralgia post-erpetica.

È sicuro negli anziani?
Sì, i vaccini attuali hanno un buon profilo di sicurezza.

Può prevenire la demenza?
Le evidenze sono promettenti, ma servono ulteriori studi.

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