Tumore al seno: il dolore durante lo yoga che ha salvato una mamma

Una diagnosi arrivata da un dolore improvviso durante una lezione di yoga cambia per sempre la vita di una madre e accende i riflettori su un tumore spesso difficile da individuare.

Può un semplice dolore avvertito durante un’attività quotidiana salvare una vita? Nel caso di Vicki Poole, madre di due figli, la risposta è sì. Quella che sembrava una sensazione passeggera, avvertita durante una lezione di hot yoga, si è rivelata il primo segnale di un tumore al seno lobulare, una forma meno comune ma spesso più subdola di cancro al seno.

La sua storia, fatta di paura, cure complesse e scelte difficili, è oggi un potente messaggio di consapevolezza, soprattutto per le donne più giovani, che spesso non si sentono a rischio.

Vicki ha 45 anni, vive a Ruislip, nella zona ovest di Londra, con il marito Martyn, 47 anni, e i loro due figli. Era dicembre 2021 quando, durante una normale lezione di yoga a caldo, ha avvertito un dolore acuto nella parte inferiore del seno destro. Un dolore insolito, persistente, che non poteva essere ignorato.

Il primo segnale: quel dolore durante lo yoga

“Pensavo fosse legato al movimento, magari stavo sbagliando posizione”, ha raccontato Vicki.
“Io dovevo smettere di stare a pancia in giù perché il dolore era persistente, poi mi aspettavo di vedere un livido, ma quando non c’era ho semplicemente accennato la cosa a mio marito. Non faceva male se non premevo, poi è peggiorato: se qualcuno mi abbracciava, lo sentivo”.

Col passare dei giorni, il dolore non è scomparso. Anzi, Vicki ha iniziato ad avvertire una sensazione simile anche lungo il braccio, nella parte interna del gomito. “Pensavo fosse dovuto al fatto che portavo spesso in braccio mia figlia”, ha spiegato.

È stato a quel punto che ha deciso di rivolgersi al medico di base.

Dal medico alla diagnosi: un percorso rapido ma traumatico

Nel gennaio 2022, Vicki si presenta dal suo medico curante. Oltre al dolore, aveva notato anche una certa “durezza” della pelle del seno. Dopo la visita, il medico la indirizza immediatamente a una clinica senologica ad accesso rapido.

Qui, in un’unica giornata, Vicki affronta:

  • una visita con uno specialista del seno;
  • un’ecografia;
  • una mammografia;
  • una biopsia, durante la quale un radiologo preleva un piccolo campione di tessuto.

Già quel giorno le viene detto che “qualcosa era emerso” dagli esami e che “poteva non essere nulla, ma poteva anche essere qualcosa di serio”. “Il ricordo successivo è me in macchina, a piangere”, racconta.

Poche settimane dopo arriva la convocazione all’Hillingdon Hospital, dove a febbraio 2022, insieme al marito, riceve la diagnosi: tumore al seno lobulare. È necessario un esame di risonanza magnetica per valutare l’estensione della malattia.

Cos’è il tumore al seno lobulare

Secondo l’organizzazione Breast Cancer Now, il tumore al seno lobulare colpisce le cellule dei lobuli, le ghiandole che producono il latte. È una forma meno frequente rispetto al carcinoma duttale, ma spesso più difficile da individuare con i controlli tradizionali, perché non sempre forma noduli ben definiti.

Nel caso di Vicki, la risonanza magnetica rivela un quadro complesso.

Una scoperta sconvolgente: un tumore esteso

A marzo 2022, l’esame mostra un tumore di 10 cm x 4 cm x 6 cm, oltre a “due linfonodi sospetti” sotto l’ascella. Viene eseguita anche una TAC total body per verificare se il cancro si sia diffuso.

“Quando hanno iniziato a parlare della mia aspettativa di vita, se il tumore si fosse esteso, è stato terribile. È stato un periodo molto buio”, racconta Vicki.

L’attesa dei risultati è devastante dal punto di vista psicologico. Sei settimane di paura, di domande senza risposta. Poi finalmente la notizia che cambia tutto: il tumore non si è diffuso in altre parti del corpo.

“Io e mio marito ci siamo incontrati alla stazione e saltavamo dalla gioia”, ricorda.

La scelta della mastectomia

Due settimane dopo, nell’aprile 2022, Vicki affronta una mastectomia al seno destro.
“Volevo solo che il cancro fosse tolto”, ha spiegato.

Durante l’intervento vengono rimossi anche la maggior parte dei linfonodi ascellari. Il recupero procede bene e, appena due settimane dopo, Vicki partecipa al compleanno di una sua amica indossando una protesi mammaria.

“Non mi sentivo per niente a disagio”, racconta, sottolineando l’importanza anche del supporto psicologico e sociale in queste fasi.

Chemioterapia e complicazioni cardiache

Da maggio a settembre 2022, Vicki affronta la chemioterapia, necessaria per “eliminare ogni possibile traccia di cancro nell’organismo”. I capelli iniziano a cadere a ciocche, fino alla decisione di rasarli completamente.

Undici giorni dopo l’ultima seduta, arriva però una complicazione inattesa: una aritmia cardiaca, noto effetto collaterale della chemioterapia. Vicki crolla mentre accompagna i figli a scuola e viene ricoverata d’urgenza.

Servono cinque giorni prima che il ritmo cardiaco torni normale.
“È stato uno dei momenti più bassi, perché ero così felice di aver finito la chemio”.

Radioterapia, terapia ormonale e menopausa indotta

Nel novembre 2022 Vicki affronta la radioterapia. A dicembre inizia la terapia ormonale, che la induce in una menopausa chimica.

Gli effetti collaterali sono pesanti:

Vicki smette di partecipare a eventi sociali e lavorativi. Solo dopo il passaggio a un diverso tipo di terapia ormonale, i sintomi migliorano.
“Ora mi sento una persona nuova, non mi sto più nascondendo in casa”, racconta.

Nel novembre 2023 subisce anche un intervento cardiaco per risolvere definitivamente l’aritmia, che oggi risulta stabile.

Un nuovo allarme nel 2024

Quando sembrava che il peggio fosse passato, nel luglio 2024 Vicki nota un sanguinamento dal capezzolo sinistro e alcune “aree di pelle ruvida”. Gli esami mostrano la presenza di cellule anomale, ma non di cancro.

Su consiglio dell’équipe medica, decide comunque di sottoporsi a una mastectomia anche al seno sinistro, ed è attualmente in attesa dell’intervento.

“Pensavo solo ai miei figli”

Alla diagnosi, il primo pensiero di Vicki è stato per i bambini.
“Ricordo di aver detto: ‘Oh mio Dio, i miei figli sono così piccoli’. Pensavo: ‘Morirò? Si ricorderanno di me?’”.

Il percorso l’ha profondamente cambiata.
“Sono diventata molto più emotiva, anche alle recite scolastiche. Un’amica con cui facevo la chemioterapia è morta, anche lei era mamma”.

La consapevolezza è forte: “Se ci fossero stati più farmaci e più trattamenti, forse sarebbe vissuta più a lungo. Mi sento davvero fortunata a essere qui oggi”.

Il messaggio finale: controllarsi, sempre

Il messaggio che Vicki vuole lanciare è chiaro e diretto:
“Se qualcuno sospetta qualcosa al seno, per favore si faccia controllare. E non pensi di essere troppo giovane”.

Un invito che vale per tutte le donne, perché la prevenzione e l’ascolto del proprio corpo restano le armi più potenti.

Lo sapevi che…?

Il tumore al seno lobulare rappresenta circa il 10-15% dei tumori mammari, ma può essere più difficile da individuare con mammografia ed ecografia rispetto ad altre forme.

FAQ – Domande frequenti

Il tumore al seno lobulare è raro?
È meno comune di altre forme, ma non raro.

Può colpire donne giovani?
Sì, anche sotto i 50 anni.

Il dolore è sempre un sintomo?
No, ma non va mai ignorato se persiste.

La mastectomia è sempre necessaria?
Dipende dall’estensione del tumore e dalle valutazioni cliniche.

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