Tumore al pancreas: nei topi una tripla terapia “azzera” la forma più aggressiva. Ma c’è un dettaglio cruciale

Al CNIO in Spagna la combinazione di tre inibitori (KRAS, EGFR, STAT3) ha dato una risposta completa per oltre 200 giorni nei modelli murini. I ricercatori: risultato promettente, ma non pronto per l’uomo.

In questi giorni si sta parlando dei dati di uno studio del Centro nazionale spagnolo per la ricerca sul cancro (CNIO), guidato da Mariano Barbacid, pubblicato su PNAS: in modelli murini di adenocarcinoma duttale pancreatico (la forma più frequente e aggressiva di tumore del pancreas), una tripla terapia mirata avrebbe portato alla regressione completa delle masse tumorali, con follow-up oltre i 200 giorni e senza tossicità osservabile. Il passaggio all’uomo, però, non è immediato e richiede ulteriori verifiche, oltre a risorse economiche dedicate.

Cosa è stato ottenuto nei modelli animali

Secondo quanto riportato, nei topi trattati con la combinazione di tre farmaci mirati è stata osservata una risposta completa con durata prolungata (oltre 200 giorni di osservazione) e senza effetti collaterali rilevanti nei modelli sperimentali.

Barbacid ha descritto così il risultato: «Per la prima volta abbiamo ottenuto una risposta completa contro il cancro al pancreas in modelli sperimentali».

E ancora: «Per la prima volta abbiamo ottenuto una risposta completa, duratura e a bassa tossicità contro il cancro al pancreas in modelli sperimentali».

Perché questa combinazione attira attenzione

L’elemento centrale è la strategia “multi-bersaglio”: colpire contemporaneamente più meccanismi che permettono al tumore di crescere e di sviluppare resistenza.

I tre bersagli: KRAS, EGFR e STAT3

Il mix includerebbe:

  • un inibitore di KRAS, oncogene indicato come motore della proliferazione nel tumore pancreatico e spesso mutato (le fonti citano una presenza della mutazione in una quota molto alta di pazienti);
  • un inibitore di EGFR;
  • un inibitore di STAT3.

L’obiettivo è ridurre la possibilità che il tumore “aggiri” il trattamento attivando vie alternative, un limite tipico delle terapie a bersaglio singolo.

La parte più delicata: dai topi ai pazienti

Non si tratta di una terapia già pronta per la clinica. Mancano passaggi di sicurezza, ottimizzazione e definizione di dosaggi e schemi tollerabili nell’uomo.

Barbacid, però, frena i tempi e lega l’avvio dei trial anche alla disponibilità di fondi: «Gli studi clinici sono complessi. Nel migliore dei casi, e se riusciamo a ottenere i finanziamenti necessari, parliamo di due o tre anni».

Il tema economico è quantificato così: «Servono almeno 30 milioni di euro, perché non stiamo parlando di un solo farmaco, ma di tre».

Inoltre, “non esistono ancora le condizioni di sicurezza” per avviare studi clinici nell’uomo con questa tripla combinazione, invitando alla prudenza nonostante l’interesse internazionale.

Perché il tumore del pancreas resta una sfida clinica

L’adenocarcinoma duttale pancreatico è tra i tumori con prognosi più severa, anche per diagnosi spesso tardiva e per la facilità con cui può sviluppare resistenza ai trattamenti. In questo contesto, un approccio combinato viene presentato come un tentativo di intervenire proprio sul nodo della resistenza e della durata di risposta.

FAQ

1) Di che tumore si parla?
Dell’adenocarcinoma duttale pancreatico, descritto come la forma più aggressiva e diffusa di tumore al pancreas.

2) Che risultato è stato ottenuto?
Nei modelli murini, la tripla terapia mirata ha portato a regressione completa delle masse tumorali, con osservazione oltre 200 giorni.

3) Quali bersagli colpisce la combinazione?
Un inibitore di KRAS, uno di EGFR e uno di STAT3, per agire su più vie contemporaneamente.

4) Perché l’approccio “a tre” è considerato diverso?
Perché mira a ridurre le “vie di fuga” e la resistenza che possono emergere con un singolo bersaglio.

5) È già una terapia per l’uomo?
No: le fonti ribadiscono che non ci sono ancora le condizioni per avviare studi clinici con questa tripla combinazione e che servono ulteriori passaggi di sicurezza.

6) Cosa sappiamo sugli effetti collaterali nei topi?
Viene riportata assenza di tossicità osservabile e un profilo di bassa tossicità nei modelli murini, dato rilevante per una terapia combinata.

7) Quali sono i tempi ipotizzati per arrivare ai trial (se tutto va bene)?
Barbacid parla di “due o tre anni” nel migliore dei casi e con finanziamenti disponibili.

8) Quanto pesano i finanziamenti?
Per passare alla sperimentazione clinica servirebbero risorse importanti, quantificate nell’ordine di “almeno 30 milioni di euro” perché i farmaci sono tre.

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