Quando un dolore al polpaccio può essere pericoloso: i segnali da non ignorare

Avvertimento a chi soffre di dolori muscolari: in alcuni casi, si tratta di un campanello d’allarme che richiede attenzione medica immediata.

Un dolore muscolare può sembrare un fastidio comune, magari causato da un allenamento intenso o da una postura sbagliata. Tuttavia, bisogna mettere in guardia su un possibile pericolo che non va sottovalutato: potrebbe trattarsi della sindrome compartimentale, una condizione seria che richiede, in alcuni casi, un intervento chirurgico urgente.

Il dolore che merita attenzione non è quello passeggero o muscolare generico, ma una sensazione di bruciore o un dolore profondo e persistente, che peggiora quando si muove la parte del corpo interessata.

Cos’è la sindrome compartimentale

La sindrome compartimentale è causata da un aumento della pressione all’interno di un muscolo, che può compromettere il flusso sanguigno e generare dolore anche intenso. Questo aumento di pressione può danneggiare nervi e tessuti muscolari, rendendo urgente una diagnosi e un trattamento adeguato.

La sindrome compartimentale è un aumento di pressione all’interno di un muscolo, che limita il flusso sanguigno e causa dolore. Se si manifesta improvvisamente, può essere grave e richiedere un trattamento il prima possibile.

Dove può manifestarsi

La sindrome compartimentale può colpire qualsiasi muscolo, ma si presenta più frequentemente:

  • nelle gambe, in particolare nei muscoli delle tibie;
  • negli avambracci.

I sintomi principali

Ecco i segnali da tenere d’occhio:

  • Dolore muscolare persistente, simile a una sensazione di bruciore o una fitta profonda, che peggiora con il movimento;
  • Gonfiore evidente o rigonfiamento del muscolo;
  • Intorpidimento, formicolii, debolezza o difficoltà a muovere la parte colpita;
  • Sensazione di costrizione o difficoltà nei movimenti.

Questi sintomi possono presentarsi improvvisamente (forma acuta) oppure svilupparsi in modo graduale (forma cronica).

Quando cercare aiuto medico

La forma acuta, che si manifesta improvvisamente, è un’emergenza medica.
Può insorgere:

  • a seguito di un trauma, come una frattura;
  • se un bendaggio o un gesso è troppo stretto.

In questi casi, invitiamo ad allertare subito i soccorsi:

Se hai un dolore improvviso e intenso in una qualsiasi parte del corpo, chiama il 118 (emergenza). Se la causa è la sindrome compartimentale, sarà necessario un intervento chirurgico immediato.

La forma cronica, invece, compare più gradualmente e spesso durante l’attività fisica. In questo caso, non è necessario ricorrere all’emergenza, ma è importante rivolgersi al medico di base se:

  • il dolore si ripresenta regolarmente;
  • si verificano gonfiore, intorpidimento o difficoltà motorie durante l’attività;
  • i sintomi persistono o peggiorano.

La scala del dolore

Il dolore si suddivide in tre livelli per aiutare a capire la gravità della situazione:

Dolore severo

  • Presente in modo costante e talmente intenso da impedire di pensare o parlare;
  • Rende impossibili attività quotidiane come alzarsi dal letto, vestirsi o andare in bagno;
  • Impedisce il sonno.

Dolore moderato

  • Sempre presente;
  • Compromette la concentrazione e il riposo;
  • Permette le attività quotidiane ma con fatica.

Dolore lieve

  • Va e viene;
  • È fastidioso, ma non impedisce la vita quotidiana.

Trattamento della sindrome compartimentale

Sindrome compartimentale acuta (forma improvvisa)

Questa forma richiede un intervento chirurgico d’urgenza, chiamato fasciotomia, durante il quale il chirurgo incide il tessuto che circonda il muscolo per ridurre la pressione interna.
In alcuni casi, può essere necessaria anche un’innesto cutaneo per chiudere la ferita.

Dopo l’intervento:

  • Si somministrano farmaci per il dolore;
  • Potrebbe essere necessaria la fisioterapia per recuperare la piena mobilità.

Sindrome compartimentale cronica (forma graduale)

Solitamente, non richiede un intervento chirurgico. Il trattamento si basa su strategie conservative:

  • Modificare o ridurre l’attività fisica che scatena i sintomi (ad esempio, passare dalla corsa alla bicicletta);
  • Assumere antinfiammatori per alleviare il dolore;
  • Fisioterapia per migliorare l’elasticità e la funzione muscolare;
  • Utilizzare plantari ortopedici se si torna a correre.

Solo se questi rimedi non funzionano, si può prendere in considerazione l’intervento chirurgico, con una tecnica simile a quella utilizzata per la forma acuta.

Gli esami per la diagnosi

Se il medico sospetta la sindrome compartimentale, potrebbe indirizzare il paziente a uno specialista per esami diagnostici.
I test possono includere:

  • Radiografia per escludere fratture ossee;
  • Risonanza magnetica (MRI), sia a riposo sia durante l’attività fisica;
  • Misurazione della pressione nel muscolo, tramite un ago collegato a un dispositivo che rileva la pressione interna prima e dopo l’attività fisica (di solito riservato ai casi sospetti più marcati).

Lo sapevi che…?

🔹 La sindrome compartimentale acuta può svilupparsi entro poche ore da un infortunio: intervenire subito è fondamentale per evitare danni permanenti ai muscoli.

🔹 Anche gli sportivi dilettanti possono soffrirne, specie chi pratica corsa o crossfit in modo intenso e regolare.

FAQ – Le domande più cercate su Google

Che cos’è la sindrome compartimentale?
È una condizione in cui la pressione in un muscolo aumenta pericolosamente, limitando la circolazione sanguigna e causando dolore intenso.

Come si riconosce la sindrome compartimentale?
Attraverso sintomi come dolore bruciante, gonfiore, intorpidimento e difficoltà a muovere la parte colpita.

Serve l’intervento chirurgico?
Solo nei casi acuti. In quelli cronici, si possono provare prima terapie conservative.

È pericolosa?
Sì, nella forma acuta può causare danni permanenti se non trattata tempestivamente.

Quale specialista può diagnosticare la sindrome compartimentale?
Un medico ortopedico o un fisiatra, dopo una valutazione iniziale del medico di base.

Consiglio

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