Trombosi venosa profonda, si può prevenire?

Restare immobilizzati a letto per un lungo periodo, o sostare sul sedile di un aereo per ore senza alzarsi, assumere comportamenti di vita sedentari prolungati, soffrire di alcune malattie croniche, sono sono alcuni dei casi che possono comportare l’insorgenza della trombosi venosa profonda (TVP), patologia caratterizzata dalla presenza di un trombo che ostruisce o rallenta maggiormente il normale flusso del sangue del circolo venoso profondo degli arti inferiori e che nel 50% dei casi si presenta asintomatica.

Trombosi venosa profonda, è sempre asintomatica?

Per comprendere le tre cause principali che conducono alla formazione di un trombo, un coagulo di sangue, che contribuisce all’insorgenza della trombosi venosa profonda, si prende come riferimento la cosiddetta “triade di Virchow” che prende il nome dal patologo Rudolf Virchow (1821-1902), studioso della patogenesi della trombosi.

I meccanismi descritti che ne favoriscono la comparsa sono:

  1. Alterazioni della parete vascolare (vengono intaccate le cellule che proteggono dalla formazione di trombi).
  2. Alterazioni del flusso sanguigno (accelerazione o rallentamento).
  3. Ipercoagulabilità (un’eccessiva coagulazione).

La metà dei soggetti coinvolti non presenta nessun sintomo, dopotutto, nel resto dei pazienti, ne sono stati individuati i principali:

  • Gonfiore (specialmente ai piedi o alla caviglia).
  • Dolore all’arto inferiore (che può essere valutato anche con la palpazione).
  • Rossore (o perdita di colore) e calore della zona interezzata.

Per valutare l’effettiva presenza della trombosi venosa profonda non è sufficiente un esame anamnesico e obiettivo, bisogna ricorrere a diversi approfondimenti di secondo livello:

  • L’ecocolordoppler (consente di avere informazioni dettagliate sui vasi sanguigni).
  • L’angioTC (ulteriore studio dei vasi tramite la metodica TAC che prevede una preparazione specifica).
  • La risonanza magnetica (metodica non invasiva e sicura per l’assenza di radiazioni ionizzanti).
  • La tomografia computerizzata (TC, permette una valutazione approfondita anche dei vasi sanguigni).

Una volta accertata la diagnosi sarà importante intervenire tempestivamente (tramite trattamento farmacologico di antitrombotici o trattamento interventistico) per evitare la comparsa di complicanze come l’embolia polmonare, quella più pericolosa, causa di affanno, aumento della respirazione, aumento della frequenza cardiaca e dolore toracico.

Più difficile risulta formulare una diagnosi nei soggetti asintomatici.

Se la cura guarisce, la prevenzione salva

Quando si parla di prevenzione non ci si riferisce al fare esami e controlli inopportuni o immotivati, piuttosto ad assumere dei comportamenti non a rischio, tramite i consigli di una guida esperta, che possano anticipare l’insorgenza di alcune patologie come la trombosi venosa profonda.

Ecco alcune indicazioni utili:

  • Non fumare, né bere alcolici.
  • Evitare periodi prolungati d’immobilizzazione (in caso di necessità, provare a muovere le gambe).
  • Ostacolare uno stile di vita sedentario incoraggiando l’attività fisica per mantenersi in forma (controllare il proprio peso forma).

Per i casi già colpiti da trombosi venosa profonda, è importante continuare a seguire le indicazioni mediche, sarà lo specialista a valutare il percorso clinico o l’eventuale utilizzo delle calze elastiche da compressione per alleviare il dolore.