Sindrome del bambino scosso: cos’è e come comportarsi

Negli USA interessa 30 bambini su 100mila e nel 25% dei casi può portare alla morte.

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little baby crying on bed

Si chiama ‘Shaken Baby Syndrome’, ovvero sindrome del bambino scosso e negli Stati Uniti interessa circa 30 bambini ogni 100.000 nati. Nel nostro Paese non ci sono dati: è ancora poco conosciuta e difficile da diagnosticare.

Si verifica quando il neonato viene scosso dal genitore che crede di riuscire a calmare in questa maniera il suo pianto disperato. Accade, infatti, che nelle prime settimane di vita (il picco è di solito intorno al secondo mese) il neonato si abbandoni soprattutto nelle ore serali a pianti inconsolabili e prolungati, non collegati a malesseri precisi. È il cosiddetto ‘purple crying’ che tende a scemare a partire dall’anno di età. E così i genitori stanchi, che si sentono impotenti dinanzi al pianto persistente del proprio bambino, pensano allo scuotimento come ad una sorta di ‘manovra consolatoria’.

Ma non è così. Anzi, si tratta di una vera e propria forma di maltrattamento del neonato (anche se spesso i genitori non ne sono consapevoli) che può portare con sé conseguenze molto gravi come danni fisici e neurologici, e in situazioni estreme (nel 25% dei casi) addirittura la morte del bebè.

Quando un neonato è scosso violentemente, poiché i muscoli del suo collo non hanno ancora la tonicità indispensabile per sostenere il cranio che nei neonati è, tra l’altro, più grosso e più pesante rispetto al resto del corpo, il cervello (che è più vulnerabile e fragile perché in via di consolidamento) viene e subisce così dei danni quali la rottura di nervi e vasi sanguigni, o la lacerazione del tessuto cerebrale. Danni che possono portare alla disabilità o addirittura alla morte.

Con il passare del tempo, il neonato manifesta sintomi quali mancanza di appetito, pallore o colorito bluastro della pelle, perdita di coscienza o riduzione dello stato di vigilanza, mancanza del sorriso e letargia, sonnolenza e irritabilità, vomito e convulsioni, arresto del respiro.

Come già detto, la sindrome è ancora poco conosciuta e per questo ‘Terre des Hommes’, una rete di 11 organizzazioni nazionali impegnate nella difesa dei diritti dei bambini, insieme a sei ospedali pediatrici italiani e con il supporto della ‘Società Italiana di Pediatria’ e del ‘Garante Nazionale Infanzia’, sta portando avanti la campagna di sensibilizzazione ‘Non scuoterlo’ per far conoscere ai genitori questa sindrome e soprattutto per dare consigli sulle alternative allo scuotimento in caso di pianto inconsolabile. Una su tutte: se ci si sente esasperati dal pianto, meglio lasciare il piccolo alle cure di qualcuno fidato e allontanarsi dal bebè il tempo necessario per riacquistare una certa calma.

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