Schizofrenia, c’è una novità sulle origini del disturbo

  • La barriera emato-encefalica protegge il sistema nervoso centrale, che comprende il cervello e il midollo spinale, dal sistema immunitario.
  • In un nuovo studio, i ricercatori hanno ipotizzato che se questa barriera è compromessa, potrebbe causare infiammazione nel cervello, che a sua volta può innescare la schizofrenia.
  • Per indagare su questa relazione, hanno utilizzato cellule isolate da individui sani e da persone con una rara malattia genetica che aumenta il rischio di schizofrenia.

La schizofrenia è una condizione psichiatrica caratterizzata da sintomi “positivi”, come allucinazioni e deliri, e sintomi “negativi”, come ritiro sociale e apatia.

Per quasi un secolo, gli scienziati hanno ipotizzato un possibile legame tra il sistema immunitario e la schizofrenia.

Diverse linee di prova suggeriscono che l’infiammazione provocata da un’infezione virale, prima della nascita o durante l’infanzia, potrebbe scatenare la condizione in età adulta.

Alcuni studi hanno anche trovato cambiamenti nelle barriere emato-encefaliche delle persone con schizofrenia.

La barriera emato-encefalica comprende lo strato compatto di cellule che rivestono i vasi sanguigni nel cervello e nel midollo spinale. Impedisce alle cellule immunitarie trasmesse dal sangue di entrare nel sistema nervoso centrale: in altre parole, proteggerlo da infiammazioni dannose.

I ricercatori della School of Veterinary Medicine di Filadelfia dell’Università della Pennsylvania si sono chiesti se una barriera emato-encefalica compromessa nelle persone con una rara malattia genetica nota come sindrome di DiGeorge, una sindrome da delezione genetica, potesse essere responsabile del loro aumento del rischio di schizofrenia.

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Le persone nate con questa condizione hanno un rischio di 1 su 4 di sviluppare la schizofrenia più tardi nella vita. Questo viene confrontato con un rischio complessivo di schizofrenia di circa 1 su 100 nella popolazione adulta più ampia.

Le persone con sindrome di DiGeorge hanno una piccola sezione di DNA mancante dal cromosoma 22 del loro genoma.

Una barriera che ‘perde’

I ricercatori hanno scoperto che le cellule derivate da persone con sindrome di DiGeorge e schizofenia creavano una barriera meno efficace e più “permeabile” rispetto a quelle derivate dai controlli sani.

Inoltre, le cellule hanno prodotto più di un tipo di molecola che promuove l’infiammazione. Ciò ha permesso a più cellule immunitarie di penetrare nella barriera.

Infine, hanno eseguito gli stessi test nel tessuto cerebrale post-mortem da tre persone che avevano la sindrome di DiGeorge e da tre controlli sani di pari età.

Hanno trovato prove che l’efficacia dell’effettiva barriera emato-encefalica di queste persone era stata effettivamente compromessa.

La ricerca, condotta dal dottorando Alexis Crockett, appare ora sulla rivista Brain.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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