Primo caso di suicidio assistito in Italia, qual è la differenza con l’eutanasia?

Una sentenza della Corte Costituzionale accoglie la richiesta di 'Mario', uomo tetraplegico da 10 anni, di porre fine alla sua vita tramite il suicidio assistito.

Una sentenza della Corte Costituzionale accoglie la richiesta di ‘Mario’, uomo tetraplegico e immobilizzato da 10 anni, di porre fine alla sua vita tramite il suicidio assistito. Di cosa si tratta? Qual è la differenza con l’eutanasia?

Suicidio assistito, la storia di ‘Mario’

Mario è un uomo di 43 anni, tetraplegico da quando ne aveva 33 a causa di un incidente stradale in auto, obbligato ad uno stato di paralisi che coinvolge tutti gli arti, il torso e anche i sensi. Uno stato di forte dolore psicofisico che lo ha costretto a prendere una scelta molto discussa in queste ore dal punto di vista etico ma emotivamente molto forte: porre fine alla propria vita tramite il suicidio assistito.

Ai fini di questa richiesta, l’uomo aveva chiesto da oltre un anno all’azienda ospedaliera locale che fossero verificate le sue condizioni di salute per poter accedere, legalmente in Italia, ad un farmaco letale per porre fine alle sue sofferenze.

Nonostante il diniego da parte dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale Marche (ASUR), una prima e una seconda decisione definitiva del Tribunale di Ancona, due diffide legali all’ASUR Marche, Mario ha ottenuto il parere favorevole dal Comitato etico che ha confermato il possesso dei requisiti per procedere con il suicidio assistito, il primo uomo in Italia ad aver ottenuto il via libera.

Queste le sue parole dopo la notizia del Comitato etico: “Sono stanco e voglio essere libero di scegliere il mio fine di vita. Nessuno – dice in un video – può dirmi che non sto troppo male per continuare a vivere in queste condizioni”, e “condannarmi a una vita di torture. Si mettano da parte ideologie, ipocrisia, indifferenza, ognuno si prenda le proprie responsabilità perché si sta giocando sul dolore dei malati“.

Suicidio assistito e eutanasia, le differenze

Per suicidio assistito s’intende l’aiuto alla persona che decide di porre fine alla propria vita in maniera autonoma. Nel caso di Mario, sarà il medico a prescrivere il farmaco letale, qualcuno lo preparerà (anche il medico stesso) ma sarà Mario ad assumere il farmaco.

L’eutanasia invece consiste nell’aiutare la persona a togliersi la vita, togliendogliela. Per fare un esempio pratico, l’eutanasia richiede che sia il medico a somministrare il farmaco per via endovenosa al paziente che ne fa richiesta.