Influenza K, il vero picco deve ancora arrivare
L’influenza ha quasi raggiunto il suo picco ma l’ultima crescita dei casi è attesa subito dopo la Befana, complice il ritorno a scuola e la fine dell’effetto festività.
È davvero finita la fase più intensa dell’influenza stagionale oppure il peggio deve ancora arrivare. La risposta degli esperti è chiara: il picco non è ancora del tutto alle spalle.
I dati più recenti mostrano un leggero calo, ma si tratta di una flessione solo apparente, legata alle festività natalizie e alla riduzione delle segnalazioni mediche. Dopo Natale, Capodanno e Befana, infatti, molte famiglie evitano di contattare il medico di base, rimandando le visite e contribuendo a una sottostima dei casi reali.
Nel periodo compreso tra il 22 e il 28 dicembre, l’incidenza dell’influenza è stata pari a 14,5 casi ogni 1.000 assistiti, in lieve diminuzione rispetto ai 17,1 casi registrati nella settimana precedente.
Numeri che non rassicurano del tutto, perché il contesto epidemiologico indica una circolazione virale ancora intensa, destinata a crescere nei giorni successivi alla Befana.
Secondo le stime, l’ultima impennata dei contagi arriverà proprio con il ritorno alla normalità: scuole riaperte, lavoro a pieno regime e medici di famiglia nuovamente attivi nelle segnalazioni.
Un quadro che rende l’influenza K la vera protagonista della stagione 2025-2026.
Indice dell'articolo
Vicini al picco dell’influenza K
L’influenza K ha quasi raggiunto il suo picco massimo di diffusione. Le conferme definitive arriveranno nei prossimi giorni attraverso le segnalazioni dei medici di medicina generale, ma il quadro complessivo è già piuttosto chiaro.
L’effetto delle festività, che ha portato molte persone a trascorrere diverse ore insieme nella stessa abitazione, ha creato le condizioni ideali per la trasmissione del virus.
Questo fenomeno, osservato ogni anno, nel 2025-2026 appare particolarmente marcato a causa dell’elevata contagiosità della variante K.
Il lieve calo registrato nelle ultime settimane non riflette una reale diminuzione dei contagi.
Al contrario, è il risultato della riduzione delle visite mediche, delle scuole chiuse e delle segnalazioni sospese o rimandate durante le feste.
I casi, infatti, restano numerosi e la circolazione virale continua a essere sostenuta in tutte le fasce di età.
Gli esperti concordano nel ritenere che il picco verrà formalmente superato solo dopo l’Epifania, quando i dati torneranno a rappresentare con maggiore fedeltà la situazione reale.
Picco dell’influenza atteso dopo la Befana
Dopo la Befana è atteso il vero picco dell’influenza K.
Non solo per il ritorno a scuola, ma anche per la comparsa dei sintomi in chi è stato contagiato durante le ultime riunioni familiari.
Il periodo di incubazione dell’influenza fa sì che molti casi emergano proprio a distanza di alcuni giorni dal contatto con il virus.
Questo spiega perché, subito dopo le festività, le curve epidemiologiche tendono a salire bruscamente.
Con la ripresa delle attività quotidiane, torneranno anche le segnalazioni regolari da parte dei medici di base, offrendo un quadro più realistico dell’andamento dell’epidemia.
Gli esperti prevedono quindi un aumento delle stime nelle settimane immediatamente successive all’Epifania.

I numeri dell’influenza nella stagione 2025-2026
Le stime parlano di circa 820.000 nuovi casi nell’ultima rilevazione disponibile.
Dall’inizio della sorveglianza per la stagione influenzale 2025-2026, il totale dei contagi ha raggiunto quota 6,7 milioni.
Nel dettaglio, tra il 22 e il 28 dicembre, l’incidenza è stata di 14,5 casi ogni 1.000 assistiti.
Nella settimana precedente, lo stesso valore si attestava a 17,1 casi, un dato più alto che rifletteva una fase di crescita più evidente.
Il rialzo atteso nelle prossime settimane è attribuito in larga parte alla variante K, caratterizzata da una diffusione rapida e uniforme sul territorio europeo.
Per questo motivo viene considerata l’influenza stagionale dominante, capace di soppiantare altre varianti circolanti.
Secondo gli esperti, la tendenza al rialzo sarà visibile soprattutto nei dati relativi alla popolazione più giovane e in quella adulta in età lavorativa.
Chi sono i più colpiti: bambini in prima linea
Come accade ogni anno, i più colpiti dall’influenza sono i bambini nella fascia di età compresa tra zero e quattro anni.
Nella stagione influenzale 2025-2026, in questo gruppo si registrano circa 39 casi ogni 1.000 assistiti.
Un dato già elevato, destinato però ad aumentare con il ritorno a scuola e la ripresa delle attività educative.
A sottolinearlo sono gli esperti del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, che evidenziano come il contatto ravvicinato tra bambini rappresenti un fattore determinante nella diffusione del virus.
Durante le festività natalizie, i contatti sono stati limitati principalmente all’ambito familiare.
Con la riapertura delle scuole, invece, il numero di interazioni aumenta in modo significativo, favorendo la circolazione del virus influenzale.
Sintomi diffusi e città sotto pressione
A confermare la persistenza dell’influenza è anche la situazione osservata negli ambulatori.
Elisabetta Alti, vicepresidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Firenze, ha segnalato un numero elevato di persone costrette a casa da febbre, dolori muscolari, stanchezza marcata e disturbi respiratori.
Il virus influenzale continua quindi a circolare in modo intenso.
Lo dimostrano sia le segnalazioni che arrivano dai pazienti in isolamento domiciliare, sia l’afflusso negli ambulatori medici, dove i casi restano numerosi.
Il quadro clinico osservato è coerente con una fase avanzata della stagione influenzale, in cui i sintomi risultano spesso più debilitanti, soprattutto nei soggetti fragili.
Attenzione ai sintomi e alle complicanze
Il tema del picco dell’influenza K è tra i più discussi anche online. Dopo le festività natalizie si è registrata una nuova risalita dei casi, avvicinandosi al massimo livello di diffusione.
Il professor Matteo Bassetti ha sottolineato l’importanza di prestare attenzione ai sintomi, in particolare per prevenire complicanze come le polmoniti. La raccomandazione degli esperti è quella di non sottovalutare segnali come febbre persistente, difficoltà respiratorie e spossatezza prolungata.
La dieta viene indicata come un elemento importante sia nella prevenzione sia nel recupero dall’influenza. Un’alimentazione equilibrata può contribuire a rafforzare il sistema immunitario e aiutare l’organismo a contrastare il virus.
In questa fase di picco, è consigliabile evitare luoghi chiusi e affollati, soprattutto per ridurre il rischio di contagio tra le persone più vulnerabili.
In presenza di sintomi sospetti, il consulto con il medico resta sempre la scelta più appropriata.
Lo sapevi che…
- Durante le festività natalizie le segnalazioni dei casi influenzali diminuiscono fino al 30% a causa della riduzione delle visite mediche.
- I bambini sotto i cinque anni sono il principale motore della diffusione dell’influenza stagionale.
- Le varianti dominanti cambiano ogni anno, ma solo una tende a prevalere in modo netto.
- Il picco influenzale si registra spesso tra gennaio e febbraio.
- La chiusura delle scuole ha un impatto diretto sull’andamento dei contagi.
FAQ sull’influenza K
Quando si raggiunge il picco dell’influenza K
Subito dopo la Befana, con il ritorno a scuola e la ripresa delle attività quotidiane.
Perché i dati sembrano in calo durante le feste
Perché diminuiscono le segnalazioni dei medici e le visite ambulatoriali.
Chi è più a rischio di contagio
I bambini tra zero e quattro anni e le persone che frequentano ambienti affollati.
Quali sono i sintomi più comuni
Febbre, dolori muscolari, stanchezza intensa e disturbi respiratori.
Quando è necessario contattare il medico
In caso di sintomi persistenti o peggioramento delle condizioni generali.
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