Perché alcuni non sopportano farsi fotografare e come si supera questa fobia?

Essere fotografati risveglia il rapporto che si ha con se stessi e con la propria immagine.

Non tutti amano farsi scattare delle foto e sorridere di fronte all’obiettivo. Le spiegazioni di ciò differiscono da caso a caso: ad esempio, c’è chi vuole costantemente controllare la propria immagine e chi ha una scarsa o del tutto assente autostima.

Apparenza

Essere fotografati – come spiegato su Pourquoidocteur.fr – può essere fonte di ansia perché l’immagine ‘immortalata’ appare come differente da quella che si vede allo specchio: luce, sguardo, atteggiamento, sorriso teso, malessere. Una fotografia è un’immagine di sé che non controlliamo e che resta congelata, soggetta agli occhi altrui.

Mancanza di fiducia

L’assenza di padronanza dell’immagine congelata è correlata alla paura di essere giudicati e/o rifiutati. È questa paura ancestrale che risveglia la mancanza di autostima e il timore di perdere il controllo sull’immagine.

Tra l’altro, questo è un momento storico particolare: sui social media prosperano le fotografie, a volte pubblicate senza neanche l’ok dei protagonisti. Insomma, viviamo in un’epoca in cui l’immagine di ciascuno è sovraesposta. Il desiderio, poi, di avvicinarsi allo standard di bellezza quasi irreale contribuisce all’aggravamento dei complessi e all’avversione alla fotografia.

Come accettare di farsi fotografare?

Per fare pace con la propria immagine, si deve passare attraverso un processo di accettazione e benevolenza verso se stessi.

La fototerapia può essere una soluzione: consiste in una o più sessioni fotografiche con un fotografo. Il confronto con se stessi, sotto lo sguardo di un professionista, può aiutare a lasciarsi andare e ad avere fiducia in se stessi.