Obbligo vaccinale, Ricciardi: “Prima estendere il green pass a tutto”

Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza.
Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza.

«Io sono favorevole all’obbligo vaccinale. Ma è chiaro che la scelta è tutta di natura politica».

Lo ha affermato Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, in una intervista a Il Foglio. Ma «tenterei prima la via della persuasione attraverso i medici di medicina generale, che possono intercettare un gran numero di indecisi. Poi se entro ottobre non saremo arrivati alla soglia dell’80 per cento di immunizzati, la politica dovrà prendere una decisione».

E per spingere gli oltre 4 milioni di over 50 senza profilassi propone un «green pass esteso a qualsiasi ambito della socialità», «se lo avessimo adottato anche a luglio e agosto, probabilmente regioni turistiche come la Sicilia e la Sardegna non rischierebbero di finire in zona gialla».

Della contrarietà dei sindacati al suo utilizzo in azienda sottolinea: «Una vera e propria battaglia di retroguardia. Già oggi nei contratti collettivi è previsto una sorta di obbligo, laddove si stabilisce che le aziende debbano garantire la sicurezza dei lavoratori con il massimo delle tecnologie disponibili».

Sulla scuola poi aggiunge: «L’unica soluzione per tornare in presenza è allontanare i docenti recalcitranti alla vaccinazione. Altrimenti sarà una scuola discontinua. In più, ci dovremo porre già da adesso il problema delle vaccinazioni per gli under 12. La Fda statunitense ieri ha approvato definitivamente il vaccino Pfizer. Le sperimentazioni tra i 9 e i 12 anni proseguono bene, il modello Israele ci sarà di esempio, e credo che potremo somministrare le prime dosi nel giro di qualche mese».

Sulla necessità di sottoporsi a un ulteriore richiamo con una terza dose infine precisa: «Credo che l’appello dell’OMS a vaccinare prima i paesi in via di sviluppo sia comprensibile. Detto questo, anche mettere in sicurezza i più fragili nei paesi ricchi è ugualmente importante. Se non saremo in grado di trasferire tecnologie e far produrre vaccini a paesi come l’India, non usciremo dalla pandemia prima del 2024».