Non solo Covid: prestare attenzione alle altre patologie

Il Covid-19 continua a essere presente nella vita di ciascuno di noi, anche se la situazione attualmente è stabile sia dal punto di vista dei contagi che dal numero di decessi giornaliero prossimo allo zero almeno in Italia. Questo periodo incerto e di paura ha portato a concentrarsi in maniera consistente e comprensibile sulla pandemia, anche a causa dei media che dedicavano praticamente tutti i loro servizi a essa. Di riflesso questo ha portato a trascurare altre patologie, facendole quasi scomparire in confronto al coronavirus, come se quasi non esistessero più.

Il Covid ha oscurato tutto il resto

Il lockdown inoltre ha fatto slittare tutti i controlli ordinari che solitamente venivano effettuati regolarmente recandosi in un istituto diagnostico. In vista del miglioramento della situazione e di una possibile seconda ondata, bisogna trovare il modo di gestire sia i pazienti Covid che quelli aventi altre patologie, verso cui l’attenzione è stata fortemente limitata durante l’emergenza. Inoltre bisogna consentire di far svolgere senza intoppi i controlli preventivi di routine, intaccati dalla pandemia che ha portato inevitabilmente conseguenze sugli assetti del Servizio Sanitario Nazionale, anche a seguito della necessità di avere a disposizione professionisti sanitari in grado di tamponare questo evento straordinario a scapito di altre malattie, e della paura da parte di coloro che dovevano effettuare controlli, i quali preferivano non recarsi in ospedale.

Tra i più colpiti ci sono i pazienti oncologici, che devono essere sottoposti con regolarità a terapie: è stato riscontrato come almeno un paziente su tre sospendesse visite, e uno su cinque persino gli esami diagnostici. La metà dei Paesi a livello mondiale ha rinviato programmi di screening imprescindibili come quelli per il carcinoma mammario. Questi comportamenti hanno provocato ritardi e code nell’effettuazione proprio di queste misure preventive. Diminuiti anche i controlli cardiaci, portando a una triplicazione della mortalità per questa causa.

La paura del virus è stata al centro di tutto in questi mesi, portando a trascurare altri sintomi che potrebbero condurre a più morti, malattie e sofferenze di quanto già non sia successo. Tutte le campagne di informazione e prevenzione verso le altre patologie sembrano essersi vanificate in poco tempo.

 

L’importanza della diagnostica

Per quanto la situazione stia lentamente cambiando, può essere che anche in futuro la maggioranza delle risorse mediche vengano assorbite dalla lotta contro il coronavirus, ma allo stesso tempo la diagnostica non può fermarsi, anche perché col virus si dovrà convivere con tutta probabilità ancora per un lungo periodo, sicuramente almeno fino a quando verrà trovato un vaccino sicuro.

Un esame diagnostico può modificare l’indirizzo terapeutico della malattia presunta o accertata, per cui bisogna instillare negli utenti la sicurezza necessaria per spingerli a continuare i controlli di prevenzione, adottando protocolli per l’accesso alle strutture dove questi andranno effettuati, applicando il distanziamento sociale, misurando la febbre e svolgendo un’accurata igienizzazione delle mani.

Tra gli esami di diagnostica irrinunciabili c’è l’ecografia, necessaria in caso di infezioni delle vie urinarie o nel follow oncologico, soprattutto nel caso di pazienti reduci dalla chemioterapia o che la stanno eseguendo. Chi ha avuto un tumore al seno o ha avuto familiari che ne hanno sofferto, dovrà eseguire periodicamente la mammografia, soprattutto in presenza di dubbi o sintomi come la comparsa di un nodulo o tumefazioni del cavo ascellare.

Tra gli esami che non possono essere trascurati vi sono anche le TAC, le quali si servono di un liquido di contrasto ricco di iodio e che viene iniettato nel corpo per verificare che non vi siano anomalie nelle varie parti dell’organismo. Se si hanno patologie legate a traumi minori o cisti e angiomi, gli esami possono anche essere procrastinati, per quanto la sorveglianza delle malattie in generale non vada trascurata e debba essere eseguita in sicurezza sia per l’operatore sanitario che per l’utente.

Un’eccellenza italiana

A porsi in prima linea nell’offrire una vasta gamma di servizi e prestazioni di prevenzione c’è il centro diagnostico italiano di Bracco, che cerca un continuo miglioramento sia dal punto di vista qualitativo che tecnico per quanto riguarda gli strumenti di diagnosi e terapia, impegno promosso e portato avanti da Diana Bracco, che è attualmente presidente e amministratore delegato dell’istituto, con sede principale a Milano dal 1975. La struttura sanitaria è orientata a proporre un servizio che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della cura in regime di day hospital, e agisce su tutto il territorio nazionale attraverso un capillare network di impianti. Nel 2018 tutti i poliambulatori hanno ricevuto un accreditamento da parte di Joint Commission International, associazione no profit statunitense con l’obiettivo di implementare il miglioramento delle organizzazioni sanitarie a livello internazionale, assicurando standard a livello globale condivisi per rispondere all’esigenza di una metodologia oggettiva per valutare i servizi sanitari.

Attualmente operano nei centri più di 1000 persone nello staff di professionisti tra medici, tecnici, infermieri e impiegati, i quali assistono all’anno oltre 400.000 pazienti.

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