Meningoencefalite nei cani: cos’è, sintomi, cause e cura

Meningoencefalite nei cani. Di cosa si tratta? Quali sono i sintomi? E le cause? Come si cura? Le risposte.

All’improvviso noti un cambiamento nel tuo cucciolo, un’ora prima giocava con te, ti cercava, tentava di saltare sui divani per farti indispettire, era molto vigile e giocherellone ma repentinamente il suo stato di salute cambia: si presenta uno stato di malattia che deve essere risolta in poco tempo, tempestivamente. Può trattarsi della meningoencefalite.

Meningoencefalite: una malattia del sistema nervoso

La meningoencefalite è una malattia infiammatoria che coinvolge il sistema nervoso e può essere causata da un agente infettivo conosciuto oppure non avere un origine infettiva.

Si tratta quindi di una classificazione binaria: infettiva o non infettiva.

In questo processo infiammatorio vengono coinvolte le meningi e il tessuto cerebrale, appare evidente la gravità della condizione che deve essere diagnosticata e risolta nel più breve tempo possibile.

Ad ogni modo, la causa infettiva spesso non si riscontra nei cani.

Le razze più suscettibili alla meningoencefalite sono:

  • Carlini.
  • Yorkshire.
  • Terrier.
  • Maltesi.
  • Shih-Tzu.
  • Pechinesi.
  • Bouledogue Francese.
  • Chihuahua.
  • Ed altri.

Quando si parla di sintomi, questi devono essere valutati in base alle aree del sistema nervoso coinvolte. I più evidenti sono:

  • deficit visivi.
  • Il comportamento alterato e l’interazione con l’ambiente deficitario.
  • Deficit dei nervi della testa.
  • Crisi epilettiche.
  • La deambulazione e la coordinazione in evidente alterazione.

Le cause della meningoencefalite non infettiva non sono note, piuttosto il ‘colpevole’ sembra essere l’origine ‘autoimmune’ ovvero si rileva la presenza di anticorpi che agiscono ‘contro’ il sistema nervoso causando una risposta infiammatoria.

Questa malattia non è d’immediata diagnosi in quanto bisogna farne una differenziale, escludendo altre cause e malattie: è il processo evolutivo del quadro clinico a dare delle indicazioni essenziali per porre la corretta ipotesi clinica.

Risulta di fondamentale importanza ricorrere alla diagnosi strumentale quale la risonanza magnetica (RM) e tramite l’anestesia generale sottoporre il cane all’esame del liquido cefalorachidiano, indispensabile ma non priva di rischi.

Se vi state preoccupando per la sua natura ‘contagiosa’ questa può esserlo nel caso di malattia di origine infettiva e può essere trasmessa ad altri cani, nel caso contrario, di origine non infettiva, non si corre nessun rischio se non per la vita del cane stesso coinvolto.

Esiste una cura?

Molto dipende dalla causa, se infettiva o non infettiva.

Nel primo caso si andrà ad ‘agire’ contro l’agente infettivo e la cura può non avere gli effetti sperati e desiderati: il cane potrebbe non guarire.

Nel secondo caso la cura sarà mirata a rimodulare o ridurre l’attività del sistema immunitario che – ricordiamo – agiva contro il sistema nervoso, danneggiandolo.

Ad ogni modo, anche in quest’ultimo caso la prognosi non è molto positiva.

Nel 30% dei casi il cane non risponde ai trattamenti e può presentare un peggioramento repentino: il tempo di sopravvivenza non è prettamente definibile perché vario.