I malati di Parkinson: “Il diritto alla salute deve essere garantito anche nei territori”

"Il diritto alla salute deve essere garantito anche dai servizi territoriali". Lo sollecitano le associazioni dei malati di Parkinson della Sardegna.

0

Il diritto alla salute deve essere garantito anche dai servizi territoriali“.

Lo sollecitano le associazioni dei malati di Parkinson della Sardegna – associazione Parkinsoniani Onlus di Nuoro (Apn) associazione Sarda Malati Parkinson di Cagliari (Asampa), associazione Parkinson Sassari Onlus (Aps) e associazione Parkinson Sulcis Iglesiente (Apsi) – che in rappresentanza dei 2000 aderenti, e dopo “un’analisi approfondita” sulla riorganizzazione della rete ospedaliera denunciano il “mancato recepimento dei contenuti indicati nel piano nazionale della cronicità condiviso dalla Conferenza Stato-Regioni il 15 Settembre 2016“.

Oggi si stima che in Italia ci siano 300.000 malati di Parkinson, di cui circa 3000 in Sardegna.

La logica riduttiva che ha ispirato la riorganizzazione della rete ospedaliera avrà una ripercussione fortemente negativa sulle malattie complesse ed invalidanti come il Parkinson – attaccano le associazioni – si paventa la mancanza di scelte nel promuovere l’integrazione e l’interazione dei servizi sul territorio, fattore altamente negativo perché è a discapito delle disabilità. Come può un’ offerta sanitaria essere la migliore possibile se diverse malattie invalidanti, quali quella di Parkinson, non vengono supportate nel Piano di riorganizzazione regionale ospedaliera?“.

Per le associazioni, i malati di Parkinson sono diventati “persone invisibili agli occhi di chi non vuol vedere. Dopo tanti anni di duro impegno dei malati dei loro familiari e delle Associazioni per ottenere punti di riferimento nell’Isola, i centri territoriali di supporto non sono previsti nel programma di riorganizzazione ospedaliera“.

Sorge il dubbio che il verbo riorganizzare abbia assunto il significato di tagliare e non di agevolare chi ha bisogno di quei servizi sul territorio che possono essere di aiuto a chi ha quella disabilità che non gli permette di condurre una vita ottimale – spiegano le associazioni -. Occorre infatti potenziare la medicina territoriale, prima di declassare l’esistente; questa è la strategia per avviare interventi di prevenzione, diagnosi, cura, assistenza e riabilitazione“.

Commenti