La sindrome dell’intestino irritabile si guarisce anche nella testa

I risultati di uno studio hanno scoperto lo stretto legame tra l'intestino e il cervello. I dettagli.

0

Per il trattamento della sindrome dell’intestino irritabile, l’ipnosi, gli antidepressivi o la psicoterapia cognitivo-comportamentale potrebbero essere rilevanti quanto i trattamenti basati sul fisico. Lo dice un nuovo studio.

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS), o colopatia funzionale, è una patologia del funzionamento dell’intestino (colon o intestino crasso), molto comune, non grave ma responsabile di un disagio significativo. I disturbi della funzione intestinale includono dolore addominale e disfunzione di transito.

Il cervello e l’intestino lavorano insieme

Abbiamo eseguito un’analisi retrospettiva dei dati di 3 coorti di pazienti con la sindrome dell’intestino irritabile“, hanno spiegato i ricercatori. “L’allodinia (impulso doloroso sentito dalla persona in seguito a uno stimolo innocuo, n.d.r.) è stata osservata nel 36% dei pazienti, l’iperalgesia (dolore anormalmente amplificato causato da uno stimolo doloroso, n.d.r.) nel 22%, l’accelerazione del transito nel 18%, il transito rallentato nel 7%, l’ansia nel 52% e la depressione del 24%“. Ciascuno di questi sintomi, poi, era associato ad un peggioramento di almeno un sintomo della sindrome dell’intestino irritabile.

Di conseguenza, secondo gli studiosi, “i fattori psicologici sono obiettivi terapeutici rilevanti“.

Attualmente, nessun trattamento disponibile cura la sindrome dell’intestino irritabile ma i suoi sintomi possono essere alleviati.

L’ipnosi, la terapia cognitivo-comportamentale e gli antidepressivi possono avere un effetto sulla sindrome dell’intestino irritabile e l’idea che il cervello e l’intestino lavorino insieme sta guadagnando consensi“, ha detto il professor Magnus Simren, direttore dello studio.

Concentrare il trattamento su diverse anomalie allo stesso tempo

Abbiamo studiato diverse anomalie nei nervi che collegano l’intestino e il cervello, il cosiddetto asse dell’intestino-cervello“, ha aggiunto lo studioso. L’associazione è stata lineare: all’aumento del numero delle anomalie, si è osservato anche un progressivo peggioramento dei sintomi.

È sorprendente quanto la gravità della malattia aumenti quando il paziente presenta delle anomalie, il che significa che probabilmente dovremo concentrare il trattamento su varie di esse e allo stesso tempo per ottenere un effetto migliore“, ha concluso Magnus Simren.

Commenti