Alzheimer e Parkinson: il tuo intestino potrebbe rivelare il rischio prima dei sintomi
Una nuova ricerca punta l’attenzione sull’asse intestino-cervello per identificare precocemente le malattie neurodegenerative.
L’intestino potrebbe essere la nuova chiave per diagnosticare Alzheimer e Parkinson, secondo un’ampia ricerca internazionale.

Negli ultimi anni, l’interesse scientifico per il cosiddetto “asse intestino-cervello” è cresciuto esponenzialmente. Ma oggi una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances lancia un messaggio forte: i problemi digestivi comuni potrebbero anticipare di anni l’insorgenza di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.
Indice dell'articolo
- 1 L’intestino può predire la demenza?
- 2 Infiammazione intestinale e cervello: un legame sempre più solido
- 3 I segnali possono comparire 15 anni prima dei sintomi
- 4 Perché la diagnosi precoce è fondamentale
- 5 La genetica conta ancora di più, ma…
- 6 Sintomi iniziali: cosa osservare
- 7 Un consiglio utile: integratore di vitamina B12
- 8 FAQ – Domande frequenti
L’intestino può predire la demenza?
È una domanda che ribalta le basi della diagnosi neurologica tradizionale. La risposta, secondo gli scienziati del Center for Alzheimer’s and Related Dementias, è sorprendentemente sì.
Lo studio ha rivelato che persone affette da problemi gastrointestinali come reflusso, coliti, diabete e carenze vitaminiche mostrano un rischio maggiore di sviluppare in futuro deficit cognitivi legati a Alzheimer o Parkinson.
Questa scoperta nasce da un’analisi senza precedenti, condotta su una delle più grandi banche dati mediche al mondo, che ha permesso di tracciare connessioni tra oltre 150 condizioni digestive e metaboliche e la comparsa di malattie neurodegenerative.
Infiammazione intestinale e cervello: un legame sempre più solido
L’idea che l’infiammazione cronica dell’intestino possa influenzare la salute del cervello non è nuova. È noto che alterazioni della flora intestinale e carenze nutrizionali possono influenzare la funzione cerebrale e il sistema nervoso centrale.
Ma ora, grazie a questi dati, i ricercatori hanno potuto quantificare il rischio: ad esempio, chi soffre di malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) come morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa ha una probabilità significativamente più alta di ricevere una diagnosi di Alzheimer in età avanzata.
Anche disturbi come:
- Sindrome del colon irritabile (IBS)
- Reflusso gastroesofageo
- Carenze di vitamina B
- Problemi ormonali pancreatici legati al diabete
sono stati associati a un rischio maggiore di sviluppare Alzheimer o Parkinson.
I segnali possono comparire 15 anni prima dei sintomi
Uno degli aspetti più promettenti di questo studio è la possibilità che questi segnali intestinali possano manifestarsi fino a 15 anni prima dei sintomi neurologici evidenti.
Questo offre una finestra temporale preziosa per agire: individuare biomarcatori precoci legati alla salute intestinale potrebbe permettere interventi preventivi e terapie più mirate.
Gli autori dello studio spiegano:
“Comprendere la connessione tra disturbi dell’asse intestino-cervello e neurodegenerazione può offrire nuove prospettive terapeutiche, con grandi implicazioni per la prevenzione delle malattie.” — *Science Advances*, 2025.
Perché la diagnosi precoce è fondamentale
L’Alzheimer, attualmente, è la principale causa di demenza nel mondo. Anche se non esistono cure definitive, diagnosi tempestive possono rallentarne la progressione grazie a trattamenti sempre più efficaci.
Il Parkinson, invece, colpisce il movimento ma coinvolge anche le funzioni cognitive e digestive. Non a caso, secondo la Parkinson’s Foundation, il 70% dei pazienti soffre di costipazione, spesso prima ancora di manifestare tremori o rallentamenti motori.
La genetica conta ancora di più, ma…
I ricercatori sottolineano che le condizioni digestive da sole non bastano per prevedere con certezza lo sviluppo di Alzheimer o Parkinson.
La genetica resta un fattore determinante, così come l’età e altri fattori di rischio. Tuttavia, l’integrazione dei dati metabolici e intestinali può migliorare l’accuratezza predittiva dei modelli diagnostici.
Sintomi iniziali: cosa osservare
Nel Parkinson:
- Tremori involontari
- Rigidità muscolare
- Movimenti rallentati
- Problemi digestivi (es. costipazione)
- Cambiamenti cognitivi e della memoria
Nell’Alzheimer:
- Difficoltà di memoria
- Perdita di orientamento
- Problemi nel linguaggio
- Alterazioni del giudizio e del ragionamento
Identificare questi segni, insieme a disturbi digestivi pregressi, potrebbe rivoluzionare le strategie di screening precoce.
Un consiglio utile: integratore di vitamina B12
Per chi soffre di disturbi intestinali, assicurarsi un adeguato apporto di vitamina B12 può essere importante. Questa vitamina, infatti, protegge le funzioni neurologiche e cognitive.
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FAQ – Domande frequenti
L’intestino può davvero influenzare il cervello?
Sì. Esiste un collegamento chiamato “asse intestino-cervello” attraverso il quale infiammazioni e disbiosi intestinali possono influire sulla salute neurologica.
Devo preoccuparmi se ho il colon irritabile?
Non necessariamente. Ma è utile parlarne con il medico e monitorare eventuali sintomi cognitivi, specialmente con l’avanzare dell’età.
La prevenzione è possibile?
In parte sì: adottare una dieta equilibrata, gestire lo stress intestinale, correggere carenze nutrizionali e monitorare i segnali precoci può aiutare.
Esiste un test per prevedere Alzheimer o Parkinson tramite l’intestino?
Non ancora, ma i ricercatori stanno lavorando a biomarcatori intestinali predittivi. Le analisi genetiche e metaboliche saranno centrali nei prossimi anni.
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