Alzheimer e Parkinson: il tuo intestino potrebbe rivelare il rischio prima dei sintomi

Una nuova ricerca punta l’attenzione sull’asse intestino-cervello per identificare precocemente le malattie neurodegenerative.

L’intestino potrebbe essere la nuova chiave per diagnosticare Alzheimer e Parkinson, secondo un’ampia ricerca internazionale.

Cervello e intestino
Cervello e intestino

Negli ultimi anni, l’interesse scientifico per il cosiddetto “asse intestino-cervello” è cresciuto esponenzialmente. Ma oggi una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances lancia un messaggio forte: i problemi digestivi comuni potrebbero anticipare di anni l’insorgenza di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.

L’intestino può predire la demenza?

È una domanda che ribalta le basi della diagnosi neurologica tradizionale. La risposta, secondo gli scienziati del Center for Alzheimer’s and Related Dementias, è sorprendentemente sì.
Lo studio ha rivelato che persone affette da problemi gastrointestinali come reflusso, coliti, diabete e carenze vitaminiche mostrano un rischio maggiore di sviluppare in futuro deficit cognitivi legati a Alzheimer o Parkinson.

Questa scoperta nasce da un’analisi senza precedenti, condotta su una delle più grandi banche dati mediche al mondo, che ha permesso di tracciare connessioni tra oltre 150 condizioni digestive e metaboliche e la comparsa di malattie neurodegenerative.

Infiammazione intestinale e cervello: un legame sempre più solido

L’idea che l’infiammazione cronica dell’intestino possa influenzare la salute del cervello non è nuova. È noto che alterazioni della flora intestinale e carenze nutrizionali possono influenzare la funzione cerebrale e il sistema nervoso centrale.

Ma ora, grazie a questi dati, i ricercatori hanno potuto quantificare il rischio: ad esempio, chi soffre di malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) come morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa ha una probabilità significativamente più alta di ricevere una diagnosi di Alzheimer in età avanzata.

Anche disturbi come:

  • Sindrome del colon irritabile (IBS)
  • Reflusso gastroesofageo
  • Carenze di vitamina B
  • Problemi ormonali pancreatici legati al diabete

sono stati associati a un rischio maggiore di sviluppare Alzheimer o Parkinson.

I segnali possono comparire 15 anni prima dei sintomi

Uno degli aspetti più promettenti di questo studio è la possibilità che questi segnali intestinali possano manifestarsi fino a 15 anni prima dei sintomi neurologici evidenti.

Questo offre una finestra temporale preziosa per agire: individuare biomarcatori precoci legati alla salute intestinale potrebbe permettere interventi preventivi e terapie più mirate.

Gli autori dello studio spiegano:

“Comprendere la connessione tra disturbi dell’asse intestino-cervello e neurodegenerazione può offrire nuove prospettive terapeutiche, con grandi implicazioni per la prevenzione delle malattie.” — *Science Advances*, 2025.

Perché la diagnosi precoce è fondamentale

L’Alzheimer, attualmente, è la principale causa di demenza nel mondo. Anche se non esistono cure definitive, diagnosi tempestive possono rallentarne la progressione grazie a trattamenti sempre più efficaci.
Il Parkinson, invece, colpisce il movimento ma coinvolge anche le funzioni cognitive e digestive. Non a caso, secondo la Parkinson’s Foundation, il 70% dei pazienti soffre di costipazione, spesso prima ancora di manifestare tremori o rallentamenti motori.

La genetica conta ancora di più, ma…

I ricercatori sottolineano che le condizioni digestive da sole non bastano per prevedere con certezza lo sviluppo di Alzheimer o Parkinson.
La genetica resta un fattore determinante, così come l’età e altri fattori di rischio. Tuttavia, l’integrazione dei dati metabolici e intestinali può migliorare l’accuratezza predittiva dei modelli diagnostici.

Sintomi iniziali: cosa osservare

Nel Parkinson:

  • Tremori involontari
  • Rigidità muscolare
  • Movimenti rallentati
  • Problemi digestivi (es. costipazione)
  • Cambiamenti cognitivi e della memoria

Nell’Alzheimer:

  • Difficoltà di memoria
  • Perdita di orientamento
  • Problemi nel linguaggio
  • Alterazioni del giudizio e del ragionamento

Identificare questi segni, insieme a disturbi digestivi pregressi, potrebbe rivoluzionare le strategie di screening precoce.

Un consiglio utile: integratore di vitamina B12

Per chi soffre di disturbi intestinali, assicurarsi un adeguato apporto di vitamina B12 può essere importante. Questa vitamina, infatti, protegge le funzioni neurologiche e cognitive.

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FAQ – Domande frequenti

L’intestino può davvero influenzare il cervello?
Sì. Esiste un collegamento chiamato “asse intestino-cervello” attraverso il quale infiammazioni e disbiosi intestinali possono influire sulla salute neurologica.

Devo preoccuparmi se ho il colon irritabile?
Non necessariamente. Ma è utile parlarne con il medico e monitorare eventuali sintomi cognitivi, specialmente con l’avanzare dell’età.

La prevenzione è possibile?
In parte sì: adottare una dieta equilibrata, gestire lo stress intestinale, correggere carenze nutrizionali e monitorare i segnali precoci può aiutare.

Esiste un test per prevedere Alzheimer o Parkinson tramite l’intestino?
Non ancora, ma i ricercatori stanno lavorando a biomarcatori intestinali predittivi. Le analisi genetiche e metaboliche saranno centrali nei prossimi anni.

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