Influenza 2026, il vaccino protegge dalla variante K?
L’ondata di influenza che sta attraversando l’Italia in questo inizio 2026 ha un nome preciso: variante K. Identificata come un’evoluzione del ceppo A/H3N2, questa versione del virus si sta distinguendo per una particolare aggressività, con un aumento significativo di casi di polmonite e ricoveri ospedalieri. In questo scenario, molti cittadini si pongono una domanda cruciale: il vaccino somministrato durante la campagna autunnale è ancora efficace contro questa mutazione?
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L’identikit della variante K (A/H3N2)
La variante K non è un virus completamente nuovo, ma una mutazione di un ceppo già noto per la sua capacità di colpire duramente le basse vie respiratorie. Rispetto alle stagioni precedenti, quest’anno il virus mostra una maggiore affinità con i tessuti polmonari, spiegando l’alto tasso di complicazioni riscontrato anche in soggetti non eccessivamente fragili. La velocità di diffusione ha messo a dura prova il sistema sanitario, con la Sicilia e le regioni del Sud in cima alla lista per numero di contagi.
Efficacia del vaccino stagionale: cosa dicono i dati
Secondo i primi studi clinici condotti sui ceppi isolati nel gennaio 2026, il vaccino quadrivalente distribuito quest’anno mantiene una buona copertura contro le forme gravi della malattia. Sebbene la variante K presenti delle “fughe immunitarie” che possono permettere il contagio anche ai vaccinati (causando sintomi lievi o moderati), la protezione contro la polmonite e l’insufficienza respiratoria resta alta, stimata tra il 60% e il 75%.
L’obiettivo primario della vaccinazione non è solo prevenire l’infezione, ma trasformare quella che potrebbe essere una patologia letale in una sindrome influenzale gestibile a domicilio.

Perché vaccinarsi a gennaio è ancora utile
Molti ritengono che, superato il picco di fine anno, la vaccinazione sia superflua. Tuttavia, la stagione influenzale 2026 si preannuncia lunga. Il picco della variante K potrebbe avere una coda lunga fino a marzo. Vaccinarsi ora significa garantire al corpo il tempo necessario (circa 10-14 giorni) per sviluppare gli anticorpi prima che si verifichi una possibile seconda ondata o la circolazione dei ceppi di tipo B, solitamente più tardivi.
Consigli per la prevenzione e gestione dei sintomi
Oltre alla vaccinazione, restano fondamentali le norme di igiene respiratoria. In caso di comparsa di febbre alta che persiste oltre i 3-4 giorni, tosse profonda o difficoltà respiratorie, è necessario consultare tempestivamente il medico di base. Evitare l’automedicazione con antibiotici, inutili contro il virus influenzale, a meno di una comprovata sovrainfezione batterica diagnosticata dal medico.





