Influenza 2026: il virus K A(H3N2) domina in Italia, cosa sappiamo
Oltre 803mila nuovi casi in una settimana. I bambini sotto i 5 anni restano i più colpiti. In ospedale positività al 40,5%.
L’influenza K continua a circolare intensamente in Italia, con un impatto ancora significativo sulla popolazione, nonostante i segnali di un rallentamento. Lo conferma il nuovo rapporto RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), pubblicato il 5 gennaio, che registra un leggero calo delle infezioni acute rispetto alla settimana precedente.
Tra il 29 dicembre e il 4 gennaio 2026, sono stati stimati 803.000 nuovi casi di infezioni respiratorie acute (ARI), rispetto agli 820.000 della settimana precedente. Il totale stagionale sale così a circa 7,5 milioni di casi dall’inizio della stagione influenzale.
Indice dell'articolo
- 1 Trend in discesa, ma il rallentamento va interpretato con cautela
- 2 Cosa cambia con la nuova definizione ARI
- 3 Chi colpisce di più l’influenza K: i bambini sotto i 5 anni in cima alla lista
- 4 La mappa dell’Italia: dove il virus circola di più
- 5 Casi più gravi negli ospedali: positività al 40,5%
- 6 Chi è il “colpevole”? Dominano i virus A(H3N2) e la sottovariante K
- 7 ❓ Lo sapevi che…?
- 8 FAQ – Domande frequenti
Trend in discesa, ma il rallentamento va interpretato con cautela
L’incidenza complessiva nella comunità è di 14,1 casi ogni 1.000 assistiti, in calo rispetto ai 14,5 della settimana tra il 22 e il 28 dicembre. Un dato che potrebbe indicare un rallentamento della curva epidemica, anche se gli esperti dell’ISS invitano alla prudenza:
“La flessione nella curva che vediamo in queste settimane sembra essere più evidente di quella degli anni scorsi nello stesso periodo”, spiegano gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS.
“Bisognerà attendere il prossimo bollettino per capire se continuerà l’andamento discendente o se i casi torneranno a salire”.
Infatti, la settimana di Capodanno, tradizionalmente segnata da una riduzione delle visite mediche e delle segnalazioni, potrebbe falsare parzialmente i dati reali, sottostimando l’effettiva circolazione del virus.
Cosa cambia con la nuova definizione ARI
A complicare ulteriormente il confronto con gli anni passati è anche la nuova classificazione adottata dall’ISS: si è infatti passati dalla tradizionale definizione di sindrome simil-influenzale (ILI) a quella più ampia di infezione respiratoria acuta (ARI).
Questa nuova definizione, spiegano gli esperti, permette di includere un maggior numero di virus respiratori, anche non influenzali, che oggi contribuiscono in modo significativo al carico di malattia.
“L’introduzione della definizione ARI risponde all’esigenza di intercettare più efficacemente i virus circolanti nel contesto attuale”, chiarisce l’ISS.
“Pur limitando il confronto con le stagioni passate, consente una maggiore comparabilità a livello internazionale”.
Chi colpisce di più l’influenza K: i bambini sotto i 5 anni in cima alla lista
Il virus continua a colpire duramente i più piccoli. Nella fascia di età 0-4 anni, l’incidenza è la più alta in assoluto, con circa 37 casi ogni 1.000 assistiti. Il dato conferma il ruolo centrale dell’età pediatrica nella diffusione dell’epidemia.
La scuola, gli asili e la difficoltà nei più piccoli ad adottare misure di prevenzione (come lavarsi le mani o coprirsi la bocca) rendono questa fascia particolarmente esposta e importante per la trasmissione.
La mappa dell’Italia: dove il virus circola di più
Il rapporto RespiVirNet classifica l’intensità epidemica anche su base regionale. Ecco la distribuzione:
- Molto alta: Campania
- Alta: Sicilia, Marche
- Media: Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia, Umbria
- Bassa: tutte le altre regioni
Casi più gravi negli ospedali: positività al 40,5%
Un altro dato significativo riguarda la differenza di positività tra i casi rilevati nella comunità e quelli registrati in ospedale:
- 17% dei tamponi positivi nella popolazione generale
- 40,5% dei tamponi positivi tra i pazienti ricoverati
Ciò conferma che i casi più gravi si concentrano in ambito ospedaliero, e che il virus K della variante A(H3N2) sta colpendo con forza anche le persone vulnerabili.
Chi è il “colpevole”? Dominano i virus A(H3N2) e la sottovariante K
Dal punto di vista virologico, le analisi confermano la prevalenza dei virus A(H3N2), sia tra i casi lievi sia nei pazienti ospedalizzati. Il sottoclade K, in particolare, risulta nettamente dominante tra i ceppi sequenziati attualmente in circolazione in Italia.
La cosiddetta “influenza K”, quindi, non è un nuovo virus, ma una variante specifica del virus influenzale A(H3N2), già noto e monitorato a livello internazionale. Le caratteristiche del sottoclade K sembrano associate a una maggiore trasmissibilità, in particolare nei contesti ad alta densità (scuole, mezzi pubblici, ambienti chiusi).

❓ Lo sapevi che…?
- L’influenza K è una variante della famiglia A(H3N2), una delle più comuni nei cicli stagionali, ma può mutare ogni anno.
- I bambini piccoli non solo si ammalano più facilmente, ma sono anche tra i principali “diffusori” del virus all’interno delle famiglie.
- La definizione ARI (infezioni respiratorie acute) è oggi usata in tutta Europa per armonizzare i dati epidemiologici tra i diversi Paesi.
FAQ – Domande frequenti
Cos’è l’influenza K?
È una variante del virus influenzale A(H3N2), nota anche come sottoclade K. Non è un nuovo virus, ma una delle forme più diffuse quest’anno in Italia.
Perché i bambini sono i più colpiti?
Hanno un sistema immunitario ancora in formazione e, frequentando ambienti chiusi e affollati come asili e scuole, sono più esposti ai contagi.
Come mai i dati sembrano in calo?
Il calo registrato tra il 29 dicembre e il 4 gennaio potrebbe essere influenzato dalle festività, che riducono visite e segnalazioni. Bisognerà attendere i prossimi bollettini per conferme.
Cosa significa ARI?
ARI sta per infezione respiratoria acuta. È una definizione più ampia della precedente ILI (sindrome simil-influenzale) e include virus diversi dall’influenza.
Serve il vaccino contro l’influenza K?
Sì. Il vaccino stagionale copre anche i virus A(H3N2), inclusa la variante K, anche se l’efficacia può variare in base al grado di corrispondenza tra ceppi vaccinali e virus circolanti.
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