I sintomi delle varianti del coronavirus sono diversi da quelli conosciuti?

Ultimamente si parla molto delle diverse varianti di coronavirus, oggi gli esperti si chiedono se i sintomi sono differenti da quelli del primo virus.

Ultimamente si parla molto delle diverse varianti di coronavirus, oggi gli esperti si chiedono se i sintomi sono differenti da quelli del primo virus. Scoprilo insieme a noi.

I sintomi delle nuove varianti di coronavirus

I ricercatori stanno conducendo degli studi per evidenziare e discriminare i sintomi delle varianti di coronavirus con quello da noi finora conosciuto.

La variante britannica

Si stima che in Francia una caso su dieci potrebbe essere dovuto alla variante britannica del coronavirus ed è proprio un nuovo studio a rilevare che i sintomi ad esso associati potrebbero essere leggermente diversi.

Secondo i dati di Public Health France, sono 19.235 il numero di nuove contaminazioni identificate al 31 gennaio 2021.

E i numeri non sembrano cessare ma aumentare nonostante il coprifuoco introdotto in tutti i dipartimenti dal governo. E tra le persone colpite dal coronavirus, sempre di più sono state contagiate dalla variante britannica – che potrebbe, per la sua maggiore contagiosità, diventare molto rapidamente il ceppo principale del Paese.

L’Ufficio Britannico per le Statistiche Nazionali ha studiato la variante britannica del SARS-CoV-2 – tra il 15 novembre 2020 e il 16 gennaio 2021 – tramite 6.000 pazienti sparsi in tutta l’Inghilterra che hanno auto-segnalato i segni di Covid-19 sul loro corpo e secondo i dati trasmessi da LCI, i sintomi sono differenti da quelli che abbiamo imparato in questo difficile anno trascorso:

  • Tosse: ne soffriva il 35% dei contagiati con la variante britannica, contro il 28% delle persone affette dal ceppo “classico” del virus;
  • Mal di gola: rispettivamente 21,88% contro 19,08%;
  • Astenia (fatica fisica): rispettivamente 32% contro 29%;
  • Febbre: rispettivamente 21,69% contro 19,28%;
  • Perdita di gusto e olfatto: ne soffriva invece il 15% e il 16% di quelli infettati dalla variante britannica, contro il 18% e il 19% di quelli affetti dal ceppo “classico” del virus.

La variante sudafricana

Secondo Tulio de Oliveira, virologo a capo del laboratorio Krisp sudafricano citato da Doctissimo, le manifestazioni di un’infezione con il nuovo ceppo 501Y.V2 (o 501.V2) – osservata ad ottobre in Sud Africa – sono non molto lontane da quelli del ceppo originale:

“Non c’è motivo di credere che i tipi di sintomi che sperimenterai saranno diversi. È probabile che i pazienti presentino lo stesso spettro di sintomi di prima. Resta da vedere se la gravità complessiva sarà diversa”, afferma.

In atto ci sono molti studi che vogliono comprendere le questioni affrontate, la severità di queste nuove varianti e quanto impatto avranno sul nostro corpo. In particolare si vuole scoprire se possono portare ad una malattia più grave e/o più duratura: covid-long.