Casi di polmonite in aumento: l’allarme dei medici di famiglia
Aumentano i casi di polmonite e la pressione sui medici di famiglia: la Fimmg chiede strumenti, formazione e una rete territoriale più solida.
Di fronte all’aumento dei casi di polmonite registrato nelle ultime settimane, il sistema sanitario territoriale è sotto pressione.
La risposta iniziale, ancora una volta, passa dalla medicina generale. I medici di famiglia rappresentano il primo punto di contatto tra cittadini e Servizio sanitario nazionale, ma senza strumenti adeguati e un’organizzazione integrata non possono essere lasciati soli ad affrontare un’emergenza complessa, aggravata dalla carenza di personale e dal sovraccarico di pazienti.
A lanciare l’allarme è la Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), che sottolinea come la gestione delle infezioni respiratorie, comprese le polmoniti, richieda un salto di qualità nell’integrazione tra territorio e sistema sanitario. Il rischio, altrimenti, è quello di scaricare sulle spalle dei singoli professionisti responsabilità che dovrebbero essere condivise e supportate da una strategia nazionale.
Negli ambulatori di medicina generale, in queste settimane, si concentrano richieste di visite, valutazioni cliniche e decisioni delicate. La polmonite, soprattutto nelle persone anziane e fragili, può evolvere rapidamente. Individuare per tempo i casi che necessitano di ricovero e quelli che possono essere seguiti a domicilio è una sfida quotidiana.
Eppure, come evidenzia la Fimmg, questo lavoro avviene spesso in condizioni non ottimali: pochi medici, pochi strumenti diagnostici rapidi, poca integrazione con i servizi territoriali e ospedalieri. Una situazione che rende evidente la necessità di un intervento strutturato.
Indice dell'articolo
- 1 Il ruolo silenzioso ma decisivo della medicina generale
- 2 Aggiornamento professionale e formazione: un nodo irrisolto
- 3 Le lezioni del passato: dall’H1N1 a oggi
- 4 Il ricambio generazionale e il vuoto formativo
- 5 Carenza di risorse e sovraccarico di lavoro
- 6 Il problema dei test rapidi e i costi per i pazienti
- 7 Medicina generale come presidio di salute pubblica
Il ruolo silenzioso ma decisivo della medicina generale
La medicina generale continua a svolgere un ruolo chiave, spesso lontano dai riflettori. Lo sottolinea con chiarezza Tommasa Maio, dirigente della Fimmg, spiegando come i medici di famiglia assorbano gran parte delle richieste sanitarie, anche nelle fasi più critiche.
“Ancora una volta – spiega Tommasa Maio – la medicina generale continua a giocare in silenzio un ruolo chiave, assorbendo le richieste, ma serve che il sistema si muova in modo coordinato: dalla diagnosi, attraverso i tamponi rapidi che devono essere forniti ai medici di famiglia, fino alla gestione completa del paziente sul territorio. Noi medici siamo pronti, e non da oggi, ma occorre mettere chi lavora sul campo nelle condizioni di farlo al meglio”.
Il messaggio è chiaro. La disponibilità dei medici non è in discussione. Quello che manca è un supporto organizzativo e operativo che consenta di rispondere in modo efficace a un’ondata di infezioni respiratorie che si intreccia con l’influenza stagionale.
Aggiornamento professionale e formazione: un nodo irrisolto
Uno dei primi problemi individuati dalla Federazione riguarda l’aggiornamento professionale. Anche su procedure consolidate, spiegano i medici, è necessario un costante “refresh informativo”. Un compito che, secondo la Fimmg, negli ultimi anni non è stato adeguatamente svolto dalle Aziende sanitarie locali.
Per colmare questo vuoto, la Federazione ha annunciato che nei prossimi giorni renderà nuovamente disponibile una formazione a distanza dedicata alla gestione territoriale dei casi di polmonite. Si tratta di una FAD pensata per supportare i medici di assistenza primaria, sia a scelta che a ore, nell’approccio clinico e organizzativo a questa nuova ondata di infezioni respiratorie legate all’influenza.
L’iniziativa si inserisce in un impegno più ampio della Fimmg sulla formazione continua e sulla valorizzazione del ruolo del medico di medicina generale. Un percorso che, come spiegato, avviene in collaborazione con il Ministero della Salute, al quale verrà chiesto il patrocinio, e con il coinvolgimento del Dipartimento di prevenzione e di esperti della medicina d’urgenza.
L’obiettivo è chiaro: dimostrare che le soluzioni si trovano nell’incontro e nel lavoro di squadra, non nello scontro tra chi gestisce i carichi di lavoro e chi svolge una funzione di filtro.
Le lezioni del passato: dall’H1N1 a oggi
L’attuale scenario non è del tutto nuovo. La stessa Fimmg ricorda come già durante l’epidemia di H1N1, nel 2011, fosse stato avviato un lavoro strutturato per supportare la medicina generale.
“Già ai tempi dell’H1N1 (nel 2011) la Fimmg realizzò una pubblicazione basata sulle linee guida per il trattamento delle polmoniti in comunità applicandolo alla medicina generale”, ricorda Maio.
In quell’occasione, l’attenzione era rivolta alla gestione del rischio e all’individuazione precoce dei casi più gravi. Furono introdotti strumenti come la scala MEWS, utilizzata per identificare i pazienti ad alto rischio da ospedalizzare, e venne pubblicato un vademecum per affrontare una possibile pandemia.
Non solo. Fu anche il periodo in cui vennero forniti i saturimetri ai medici di continuità assistenziale, per facilitare una diagnosi precoce dei casi che necessitavano di ricovero. Oggi, osserva Maio, l’utilizzo di questo strumento è ancora più semplice, perché molti pazienti ne hanno uno in casa.
Il problema, però, è che quell’approccio non è stato consolidato nel tempo attraverso una formazione continuativa e sistematica.

Il ricambio generazionale e il vuoto formativo
Negli ultimi anni, la medicina di famiglia ha vissuto un importante ricambio generazionale. Molti giovani medici sono entrati nel sistema, portando nuove energie ma trovandosi spesso senza un’adeguata formazione su aspetti fondamentali come le campagne vaccinali e la gestione delle epidemie influenzali.
Secondo la Fimmg, questo vuoto formativo è responsabilità delle Aziende sanitarie, che dovrebbero fornire strumenti, informazioni e aggiornamenti costanti. Senza una base condivisa di conoscenze e procedure, il rischio è quello di risposte frammentate e disomogenee sul territorio.
La richiesta è quindi quella di un investimento strutturale sulla formazione, non limitato alle fasi emergenziali ma pensato come parte integrante del sistema sanitario.
Carenza di risorse e sovraccarico di lavoro
Accanto alla formazione, c’è il tema delle risorse. Uno strumento diagnostico, per quanto efficace, può funzionare solo se inserito in una rete capace di sostenerlo. Oggi, però, la carenza di medici e il sovraccarico di lavoro pesano in modo significativo sulla medicina territoriale.
In questo contesto, spiegano i rappresentanti della Fimmg, diventa indispensabile selezionare con attenzione gli interventi domiciliari, per concentrare le energie sui pazienti più fragili.
“In questo contesto – osserva Maio – strumenti predittivi e diagnostici che noi realizzammo diventano ancora più utili per non disperdere risorse e per garantire risposte rapide ai pazienti più fragili”.
La realtà quotidiana, però, è complessa. Molti medici di famiglia lavorano senza personale di studio e senza infermieri. A questo si aggiunge la mancanza di test rapidi multipli, in grado di rilevare non solo l’influenza, ma anche il Covid e il virus respiratorio sinciziale.
Il problema dei test rapidi e i costi per i pazienti
L’assenza di test rapidi forniti dal sistema pubblico costringe spesso i medici a una scelta difficile. L’alternativa è l’acquisto autonomo, ma questo comporta costi che rischiano di ricadere sui pazienti.
Secondo la Fimmg, questa non può essere la soluzione. Serve un impegno strutturato per garantire a tutti i cittadini diagnosi tempestive e percorsi assistenziali adeguati, senza disparità economiche.
La gestione delle polmoniti e delle infezioni respiratorie non può basarsi su iniziative individuali, ma deve essere inserita in una strategia complessiva che tenga conto delle risorse disponibili e delle esigenze della popolazione.
Medicina generale come presidio di salute pubblica
In una fase così delicata, l’obiettivo resta quello di dare risposte rapide e concrete ai bisogni dei cittadini. La medicina generale, ribadisce la Fimmg, è il primo presidio di tutela della salute pubblica e deve essere messa nelle condizioni di svolgere pienamente questo ruolo.
Investire su strumenti diagnostici, formazione continua e integrazione tra territorio e ospedale non è solo una risposta all’emergenza attuale, ma una scelta strategica per il futuro del Servizio sanitario nazionale.
La crescita dei casi di polmonite rappresenta un banco di prova. Da come il sistema saprà reagire dipenderà non solo la gestione dell’emergenza, ma anche la capacità di affrontare le sfide sanitarie dei prossimi anni.





